I Cunt Speak #28: What do we talk about when we talk about gimmicks?

Sabato scorso c’è stato l’evento di debutto della Maximum Aggression Wrestling ad Almenno San Bartolomeo. Lo show, come sapete tutti, ha preso il nome di Drop the Bomb ed ha visto al suo interno molti match interessanti ed altri un po’ al di sotto di quelle che erano le aspettative. Non voglio però parlare dettagliatamente dell’evento perché ci hanno già pensato molte altre persone, e poi questa non è sede per fare reports, quanto piuttosto luogo dove esprimere opinioni vere e proprie. E c’è una cosa che mi ha fatto riflettere all’interno di questo show. Andrò a raccontarvi l’episodio approfonditamente.

Nel terzo incontro della serata, Paziente Zero vs Kyo Kazama, quest’ultimo si è inizialmente presentato con la maschera di Great V, la sua precedente gimmick, per motivi che per professionalità editoriale non sto qui a riportare. Il buon Kyo ha iniziato dunque da face, nonostante l’incontro prevedesse che fosse Zero ad interpretare il ruolo del buono dell’incontro, nonostante il personaggio facilmente orientabile verso la cattiveria e la pazzia più pura. Durante la contesa, però, l’ex membro degli Spaghetti Strong Style si è tolto la maschera e sotto le note de “I 400 Calci” ha iniziato a menare colpi, tornando però dalla parte dei cattivi e chiudendo una sfida poco brillante sia dal punto di vista tecnico (non me ne vogliano gli atleti coinvolti, può capitare che un match venga male), sia soprattutto da quello narrativo.

Ora, perché tutto questo è stata una pura stronzata? Ve lo dico io: perché non puoi iniziare un incontro interpretando un personaggio e poi turnando drasticamente da un momento all’altro, per altro senza neanche far capire chi dei due sia quello da tifare. Lo so, lo so, mi volete contraddire perché siete smartoni e io un mark di merda che tifa sempre per il buono, asserendo inoltre che esiste il termine “cool heel” per definire quegli atleti che nonostante l’attitude bastarda vengono tifati.

Per l’amor di Dio, sono il primo ad ammettere che questi characters esistano a bizzeffe all’interno della disciplina, ma c’è anche da sottolineare che se uno gioca col pubblico e lo manda affanculo qualcosa come una ventina di volte in pochi minuti, è una cosa stupida continuare a tifarlo. Tuttavia non è questo il punto. La cosa grave è che Kyo, appena entrato, ha avuto un’interazione molto attiva col pubblico, comportandosi come il più classico dei babyface avrebbe fatto.

Ora, usando questo fatto per aprire un discorso, le domande che mi saltano alla mente sono due: che cos’è davvero la gimmick nel pro wrestling? E serve davvero continuare a portarla sul ring?

Rispondendo alla prima, penso che la definizione che mi viene più spontanea sia: un personaggio che deve coerentemente essere interpretato all’interno di un determinato contesto o un’attitudine che bisogna mantenere dall’inizio alla fine del match in maniera continuativa e non troppo accentuata.

Per rispondere invece al secondo quesito: si e no. Mi spiego meglio: esistevano un tempo (ed esistono ancora) grandi esempi di pro wrestlers che non avevano una vera e propria gimmick, quanto piuttosto una attitudine che si rifaceva grandemente alle prestazioni che portavano sul ring. “Dr. Death” Steve Williams, per esempio, portava sul quadrato uno stile molto duro condito di colpi incredibilmente violenti e manovre devastanti e fuori dal ring, specialmente in UWF, mostrava di essere il classico gigante buono con le palle che avrebbe accettato qualunque sfida con rispetto ma che sarebbe stato pronto a strapparti la testa e a cagarti nel collo vuoto pur di vincere una contesa.

Ai giorni nostri, si può giustamente nominare Chris Dickinson, un power man con background da marzialista (taek won do, se la memoria mi è buona consigliera) che porta avanti le sue scorribande con la sua squadra di scapestrati e lerci figli di puttana altrimenti conosciuta col nome di Team Pazuzu e che non si fa problemi a parlare con foga al microfono promettendo calci in faccia e lezioni magistrali ai propri avversari senza il minimo rimorso, Il parallelo tra character e atleta è in questo caso da ricercare, appunto, nella foga che egli dimostra sia dentro che fuori dal ring, creando quindi un personaggio a tutto tondo e caratterizzandolo in maniera molto intelligente, risultando fottutamente intimidatorio ed aggressivo.

Con questi due esempi, dunque, si può evincere che la gimmick può servire come no, ma che è quantomeno necessaria una caratterizzazione dietro a ciò che si porta sul ring, sennò si è semplicemente degli atleti senza carisma che salgono sul ring in mutande per il gusto di picchiarsi, roba che se fosse stato aperto il locale gay accanto all’arena si sarebbe benissimo potuto andare a far serata lì fuori.

Quel che però mi preme dire è che se proprio bisogna interpretare un personaggio, quantomeno si dovrebbe avere la decenza di essere coerenti con lo stesso e, tornando all’esempio di Kyo Kazama, egli lo ha sempre fatto, diventando prima l’underdog da tutti stimato ma mai veramente vicino al successo che si sarebbe in realtà meritato, poi l’odiato membro dell’Arcadia che da quasi un anno se ne va in giro per le federazioni italiane seminando terrore ed ignoranza gratuita. Una sorta di Koji Kanemoto, atleta al quale il signor Kazama ha più volte apertamente ammesso d’ispirarsi. Questa volta però, ahimè, pur avendo egli detto in molteplici occasioni di essere contrario ai personaggi fortemente caratterizzati ed alle gimmick molto colorate o fin troppo oscure e, quindi, facilmente riconducibili a patetici stereotipi,  ha finito per contraddirsi malamente da solo.

Quindi, io spero che con queste parole nessuno dei due coinvolti, e parlo di Matteo e Luca, non di Zero e Kyo, si sia offeso. Le mie non volevano essere parole diffamatorie quanto osservazioni personali e spero che entrambi possano in qualche modo farne tesoro, e lo dico dall’alto della mia quasi totale inesperienza all’interno del ring come caratterista e da quella totale come atleta.

Dunque, non nascondendo la mia stima per entrambe le persone sopracitate, invitandole a fare sempre meglio in futuro rispetto a come hanno fatto fino ad ora, vi do appuntamento sulle pagine del prossimo numero dell’I Cunt Speak.

E se non vi va bene, cari lettori, potete pure farvi picchiare a sangue da Mr. Salsizza e dal Paziente, per poi farvi gratuitamente sodomizzare dalla mazza di Insanity. Regards.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.

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