L’arroganza è una brutta bestia. E potrei benissimo essere accusato per possedere questo sentimento. In realtà, tutto quel che mi viene da dire è che nelle mie mille critiche, nelle mie mille prediche, nelle mie mille contestazioni, cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Nel senso che se a qualcuno piace qualcosa e a me no, tutto quello che mi viene da dire è “Buon per lui che si diverte a vedere quella merda”. Il che è molto supponente, d’accordo, ma fa sempre parte di un parere personale che non cerca di estendersi oltre i miei orizzonti ed i miei gusti. Non state capendo il mio discorso? Chiariamoci un po’ meglio.

Che la concezione di pro wrestling sia cambiata TOTALMENTE è ovvio. Ma in meglio è del tutto discutibile. Fateci caso, siamo nell’epoca degli indy darling, del “periodo d’oro del pro wrestling britannico”, del “se ti piace il pro wrestling devi assolutamente essere fan di lui, di lui e di lui, o quantomeno dargli il rispetto che merita perché è l’innovazione”. Il più delle volte tra l’altro la gente usa quest’ultima definizione per giudicare chi critica un ventitreenne sopravvalutato con sette concussioni e una valangata di infortuni. Che tanto caro il mio William lo sai che tra dieci anni non cammini più, vero?

Ma passiamo ancora oltre: partendo dal presupposto che ormai il gusto sul pro wrestling è stato pressoché monopolizzato e dire che Adam Cole ha rotto i coglioni è un’eresia e che Scurll vs Ospreay sarebbe il caso NON lo facessero più, anche godersi un certo tipo di prodotto che non sia mainstream o amato da tutti significa capire meno di pro wrestling. Per dire, io nell’ultimo periodo mi sono guardato tutti i DVD della Attitude Era prodotti dalla WWE. Che sia un prodotto oggettivamente inferiore dal punto di vista tecnico ok. Che un sacco di atleti avessero delle limitazioni, ok. Ma a me quelle storie piacevano. C’erano tanti momenti divertenti, c’era un po’ di quel trash fatto inconsciamente e non per gusto estetico che però ci stava proprio per i tempi e la natura politicamente scorretta del tutto.

Ma ehi, andate a dire a questi fenomeni che ho visto la vittoria del titolo Intercontinentale di The Godfather su Goldust e che Mr. Charles Wright si era comprato il match da Big Bossman regalandogli cinque puttane e sarò perennemente bollato come un malato di mente che non ha visto l’ultimo show della Revolution Pro Wrestling. Dove voglio arrivare con questo discorso? Semplice: la gente non sa più formarsi un pensiero proprio.

Io ce l’ho avuto per diversi anni, e questo è molto comico, proprio nel periodo in cui avevo appena cominciato a guardare il pro wrestling. Avevo qualcosa come nove anni e se mi piaceva Tizio, poi la cosa me la portavo dietro perennemente anche quando la gente iniziava a dire che era scarso. Se invece non sopportavo Caio, cascasse il mondo mi sarebbe stato sui coglioni anche dopo che fosse diventato popolare tra gli altri. Mi piaceva un match? Non mi vergognavo ad ammetterlo. Adoravo un feud? Cazzo, te lo dicevo in faccia. Ma poi è cambiato tutto. Per un periodo bello lungo mi sono fatto condizionare e mi sentivo quasi spinto a giudicare qualcosa positivamente perché i miei occhi erano stati contaminati da quella massa di pecore che poi magari nel loro piccolo, pur facendo la purista, si sega ancora su Batista. E non c’è manco nulla di male eh, a me i suoi feud con Triple H e The Undertaker son piaciuti abbestia, ma dettagli. Tutto ciò non serve a niente, ragazzi.

Non dovete dimostrare nulla a nessuno. Se vi piace qualcosa che alla maggior parte delle persone invece fa schifo, sti grandissimi cazzi. Questa riflessione me l’hanno fatta venire in mente un po’ di persone, da Chris Renfrew a Chris Dickinson, insieme anche a molti altri performers che sui loro social network pubblicavano, con mia sorpresa, immagini, video e citazioni di momenti che generalmente sono considerati merda pura. Eppure cacca lo sono anche i Disturbed in musica, però c’hanno un vastissimo seguito. E nessuno ha mai arrestato qualcuno perché si è andato a sentire la cover di Sound of Silence dal vivo insieme a una ventina di canzoni tutti uguali. Ergo, se vi piace, va bene. E non ascoltate nessuno, ché il pro wrestling è un tipo di arte come tanti altri e la soggettività è tutto ciò che in essa conta davvero. Anche più dell’onestà intellettuale tanto necessaria che mi fa dire che Gangrel fosse un cane ma che il concept e l’entrata dei Brood fossero una delle cose più fighe della storia del genere umano.

E detto questo vado a vestirmi da vampiro perché su certe cose sono un fan boy di merda. Ci vediamo alla prossima, fuckers. Spero che abbiate recepito il mio discorso e che impariate a capire, come l’ho capito io, che una cosa non la si può godere se si pensa con la testa degli altri.

Regards.