I Cunt Speak #48: The Last of Cunt

ATTENZIONE: il seguente articolo contiene un linguaggio volgare. I più sensibili sono pregati di non proseguire nella lettura o di farlo tenendosi pronti alle conseguenze.

Spettabile (ma anche no) sig. Ficarra,

Io non so cosa alcuni anni fa l’abbia spinta alla direzione di uno dei programmi peggiori nella storia della televisione italiana, ma sono certo di una cosa: se uno si occupa di spettacolo ed intrattenimento da un punto di vista puramente sociale, dovrebbe rimanere in quel cazzo di ambito senza venire a sparare stronzate che insultano le orecchie di chi, degli argomenti da lei inopportunamente trattati, ne ha fatto una vera e propria passione.

Io ho iniziato a seguire il pro wrestling nel 2004, iniziando a capirci qualcosa solo dopo diversi anni di visioni. Ho guardato incontri su incontri, mi sono goduto rivalità una dopo l’altra amando questo mondo come mai ho amato nessun altro universo parallelo a quello che ci circonda. Posso dire senza falsa modestia di essermi costruito una fottuta cultura, la quale mi ha accompagnato per più della metà della mia vita.

E dovrei stare a sentire un demente del cazzo come lei venire a fare la sparata giusto per guadagnare qualche visualizzazione o click in più? Ma mi faccia il piacere, porca puttana. Lei non ha la benché minima idea di cosa significhi stare su un ring di pro wrestling, non ha la più pallida idea della fatica che ci si spende e non ha la più pallida fottuta maledettissima idea del cazzo circa cosa sia vero e cosa no. Sicuramente se le si venisse a chiedere la differenza tra “shoot” e “work” risponderebbe con una scrollata di spalle. Ma allora perché? Perché dire “finalmente qualcosa di vero nel wrestling”? Neanche sa che si chiama pro wrestling, probabilmente, allora come mai perdere tempo a sparare merda dalla bocca? Per cosa poi? Per farci smettere di guardare quello che amiamo pur essendo cosciente che i più educati neanche se la fileranno (e se sono intelligenti neanche guarderanno Striscia la Notizia) e quelli un po’ più fomentati le risponderanno a parolacce ed insulti? Come se poi offendere la merda servisse a qualcosa, ma ehi, questa è o non è una rubrica fottutamente irriverente del wrestling web da un anno e mezzo a questa parte? Ci ho quasi beccato una denuncia per diffamazione con questa stronzata, si figuri se non mi sporco le mani a parlare di un imbecille della sua levatura.

Che poi io nemmeno la farei salire su un ring insieme a.. che so… lo Shynia Hashimoto dei tempi migliori o il Kensuke Sasaki post omicidio involontario del proprio trainee. No, mi limiterei a farle fare un allenamento basato interamente sullo striking, facendole sentire quanto cazzo fanno male le chop o le scudisciate a braccio teso sulla schiena. Poi magari sono troppo checca io ad averci quasi pianto dal dolore la prima volta, ma è anche sicuro come l’inferno che quelli come lei lanciano il sasso e poi neanche nascondono la mano, vanno proprio a rintanarsi in qualche buco di culo di universo per il semplice motivo che hanno paura di essere colpiti più forte di quanto abbiano essi stessi fatto in precedenza.

Lei conosce Mikey Whiplash, signor Ficarra? E’ ovvio che non sa neanche di chi io stia parlando. Le do una piccola delucidazione: è uno dei migliori pro wrestlers che il Regno Unito abbia mai forgiato, forte di anni di tour insieme alla All Star Wrestling in tutto il suolo inglese. E sa cosa pensa di quelli come lei? Non ci pensa e basta. Però se li vede sono sicuro che due schiaffi glieli darebbe. Pensi che una volta ha praticamente aggredito uno tra il pubblico per un coro inconsueto circa il suo sanguinare copiosamente dalla fronte per un bladejob andato male. Ah, non sa cos’è un bladejob? Non glielo dico. Cerchi su internet, potrebbe essere uno dei motivi in più per spingerla a concepire cosa nel pro wrestling sia semplicemente predeterminato e non finto. Che poi, alla fine, si parla di tutto quando si usano queste due definizioni riferite alla nostra (e non sua) disciplina preferita.

Parli con Chris Renfrew, si renda conto di come questo signore scozzese si sia letteralmente formato guardando e riguardando video su video, match su match, prestazioni su prestazioni, mosse su mosse, storie su storie. Ebbene sì, storie. Quelle che lei e i suoi inviati da quattro soldi cercate di raccontare nonostante non abbiano una cazzo di trama di fondo, ma siano semplicemente fatti quotidiani adattati allo stile del gossip e conditi da una regia noiosa e a tratti quasi patetica. Pensi che nel pro wrestling ci sono delle cose chiamate storylines. Roba che tiene su la baracca, che non sempre vengono apprezzate dagli appassionati ma che, se viste con un occhio attento e privo da quei pregiudizi che lei tanto ardentemente non si rende conto di possedere, sono in grado di fomentare, di far interessare, di emozionare.

E qui passiamo alle emozioni: chi è lei per scherzare su cosa provano i veri amanti della disciplina? Ha mai avuto una passione da ragazzino che poi è continuata lungo tutto il corso della sua vita? Evidentemente si, ma sparare stronzi fumanti dalla bocca rende di più che chiudere quella fogna coi denti dalla quale escono così tanti vocaboli inconsueti mischiati alla bene e meglio e concepire che il pro wrestling non è solo uno sport, ma si distingue anche totalmente dalle altre discipline.

E con questo chiudo, perché sinceramente mi sono stancato di darle importanza. Si chieda perché in Italia siamo tanto bistrattati dalle altre Nazioni in ambito culturale. Non c’entrano un cazzo gli immigrati, gli omicidi, l’omertà. Oh no, queste cose sono praticamente ovunque. Quel che ci fa passare tutti per coglioni, che poi alla fine chiunque lo è almeno un po’ ma tralasciamo, è l’ignoranza totale con la quale parliamo di certi argomenti. Il tutto per poi andare in Chiesa la domenica e scordarsi volontariamente dei precetti che ti insegnano in quel buco di merda. Il pro wrestling è anche culturale, e se lei e tutte le altre teste di cazzo prima o dopo di lei non lo capiscono, sono veramente affaracci vostri, porca madonna.

Se ne vada affanculo e prima di aprire bocca ci ripensi. Perché c’è un’intera schiera di fans che l’ha presa per il culo in una maniera assurda. E secondo me pure i mass media hanno riportato le sue dichiarazioni più per fare visualizzazioni che perché lo pensano davvero. In fondo si sa che i ritardati del cazzo, che sono diversi dai disabili veri e sono pure peggio visto che sono coscienti della propria condizione mentale ma tendono a sminchiarla totalmente, fanno tendenza e vendono.

Vada a succhiare il cazzo al Berlusca per uno show in prima serata, sono sicuro che in quello è bravissimo. Lei e quell’altro suo amichetto amorfo.

In fede manco per il cazzo,

La Troia di We The Wrestling

ndr: non parla adesso Milton, ma Francesco Pozzi. Questo era l’ultimo I Cunt Speak. Davvero. L’ultimo numero, perché purtroppo dopo un po’ che scrivi non sempre continuano a venirti fuori idee ed è triste dover abbandonare. Ma non lascerò certo il sito. Tornerò con una nuova rubrica, sperando che questa volta non vi limitiate a ridere o a darmi ragione o torto, ma anche ad interessarvi all’argomento che il sottoscritto vi propone. E’ stato davvero un grande onore. Un grazie enorme a Gianmarco Dessalvi e a Gennaro Donnarumma che hanno permesso tutto ciò. See you later, guys.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.