I Cunt Speak #50: Avrai Ragione Tu

Ci siamo. E’ arrivato un momento che pensavo non si sarebbe mai presentato. Dopo quasi due anni di distanza dalla stesura del primo numero, questa rubrica ha raggiunto quota 50. Ammetto di non essere mai stato una persona troppo costante, specialmente se si trattava di collaborazioni con siti di pro wrestling, ma ammetto che qui ho trovato il mio spazio, l’ambiente giusto per buttare giù quello che mi frulla in testa. E l’ho sempre fatto senza filtri, senza alcuna paura di esprimere la mia opinione dura e cruda. Alcuni articoli sono certamente stati meno entusiasmanti di altri, ma il riscontro generalmente positivo che ho ricevuto mi ha aiutato ad andare avanti, ancora, ancora e ancora. E adesso eccomi qui, non per chiudere un cerchio ma per ripartire di nuovo da dove sono rimasto. E sia chiaro che la rubrica non metterà il culo in carreggiata, non comincerà ad essere politicamente corretta. Oh no. E’ mutata nel corso dei mesi, questo è vero. Così come è più volte cambiato il mio pensiero, per quanto la voglia di vedere pro wrestling e di parlarne sia rimasta intatta e, se vogliamo, sia diventata anche più forte di prima. Però lo spirito dell’I Cunt Speak è l’irriverenza più totale, la differenziazione. Non trovo ci sia nulla di hipster in tutto questo, né ritengo sia presente una voglia incontrollabile di andare controcorrente. Ma mi son sempre sentito così. Non diverso, non la pecora nera. Ma un po’ una Troia con la T maiuscola sì. Qualcuno che o ami oppure odi. Ed a proposito di pareri nettamente discordanti l’uno dall’altro, sono qui oggi per parlare di un caso che si è presentato innumerevoli volte nei miei pezzi. Ma prima, una piccola delucidazione.

Perché questo titolo? Molto semplice. Io, oltre che di pro wrestling, sono un grande appassionato di musica. Non tipo quelli che non ascoltano i Metallica e si segano sui Sigur Ròs perché suonano in maniera molto più tecnica e più viscerale. Semplicemente, come con il pro wrestling, ho i miei gusti e penso di essere abbastanza unico negli stessi. Non per i gruppi che ascolto, ma per come ho finito per formulare il mio pensiero nel corso degli anni. La direzione che prende ognuno verso qualsivoglia arte non è mai uguale in toto ad un’altra. C’è sempre qualcosa che la contraddistingue. In ogni caso, senza divagare, posso affermare con assoluta certezza che uno dei miei artisti preferiti è Caparezza. E che nel suo ultimo album (ad ora, visto che ce n’è uno già pronto ad uscire per metà settembre) ha inserito una canzone: “Avrai Ragione Tu”. Il significato? Presto detto: Michele Salvemini, vero nome del cantante, non ha mai nascosto le proprie simpatie per il pensiero comunista. Solo che si sa, siamo nel 2017 e “comunista” è una parola che stona parecchio e che crea un ammontare praticamente infinito di pregiudizi e, in particolare, voglia assoluta di critica. E si da il caso che si possano scrivere canzoni anche politicamente non impegnate. Questo, in un certo senso, è il caso del suddetto pezzo. I riferimenti alla dottrina sovietica, alla stupidità del pensiero leghista e fascista, ai complottisti e via dicendo non mancano. Ma vuole essere una canzone profondamente cazzona, per quanto con una base culturale dietro alla stessa. Ed è stata scritta per chiarire una volta per tutte che l’artista è apolitico. Che l’arte è apolitica. Che la musica, soprattutto, può essere priva di qualsiasi contaminazione politica. E siccome il prima menzionato caso mi ha più volte sbattuto il cervello da una parte all’altra non facendogli ben capire cosa frullasse dentro a se stesso, ho deciso di chiudere una volta per tutte l’argomento parlandone un’ultima volta.

E se non avete capito di cosa, anzi di chi, io stia parlando, ve lo dico subito: Will Ospreay.

Alcuni di voi probabilmente c’erano arrivati senza neanche sforzarsi. L’Aerial Assassin è un personaggio che all’inizio mi ha suscitato enorme fascino ed emozioni, visti i numeri di cui si rendeva protagonista sul ring. Col passare del tempo, poi, ho finito per criticarlo aspramente e sminuirlo altrettanto duramente. Mi sono uscite parole di bocca che forse era meglio non dire, ma che erano frutto del rompimento di coglioni, della stanchezza di vederlo sempre sulla bocca di tutti neanche fosse un cazzo di nuovo Satoru Sayama et similia. Ma non si giudica qualcuno semplicemente perché è famoso o sa vendersi. Questo è buon business. E’ ciò che, in un certo senso, manda avanti la baracca. Al pubblico piace vedere gente che vola? Benissimo. Diamogliela e facciamoci tanti soldi. In fondo è anche una bella prova riuscire ad andare avanti per dei minuti interi senza la possibilità di poter sbagliare ed, effettivamente, non compiendo errori, regalando esibizioni tecniche ed atletiche di livello immensamente alto.

E guardiamoci in faccia: il signor William è molto, molto migliorato negli ultimi mesi. Vuoi che è perché ha passato un bel po’ di tempo in NJPW, quale membro del Chaos e colonna portante della categoria dei juniors, vuoi anche perché ad un certo punto uno si guarda intorno e si chiede: “Ma è veramente il caso di fare tutto questo solo perché piace agli altri oppure, pur mantenendo la propria identità e il proprio stile, è ora di aggiungere anche qualcos’altro?”.

Io penso, in parte, che sia questo ad avermi fatto plasmare un pensiero preciso e definitivo sull’atleta dell’Essex. Ognuno dovrebbe formulare un giudizio personale senza farsi condizionare da terzi, basandosi anche su quel che prova lui mentre guarda un determinato prodotto. Ed il prodotto in questione, vi dirò, è tornato a divertirmi come faceva un tempo. Pochi cazzi.

Però, perché un però c’è quasi sempre, va anche detto che, non per colpa sua si intende, Will Ospreay è relativamente sopravvalutato. Alt, non dico che tutti gli altri non lo siano. Voglio dire, spesso si da del proprio ad un determinato pro wrestler (penso a tal proposito che si possa affermare con tutta certezza ed assoluta precisione che Timothy Thatcher sia un immenso maestro di tecnica con pochissimi, se non nessun, altro eguale in questo panorama), altre volte però si tende ad esaltarsi e perdere di vista ciò che si vede realmente, per sostituirlo con una proiezione del proprio inconscio che ci spinge a valutarlo in maniera maggiormente positiva di quanto, effettivamente, meriterebbe. Nel mio caso si possono nominare Joey Janela, Jimmy Havoc e Chris Renfrew, senza entrare nel dettaglio perché stiamo pur sempre parlando di un altro worker.

Ed è oggettivo, perché porca puttana lo è, che Will Ospreay sia un grande atleta e stia costruendo, mattone dopo mattone, le fondamenta necessarie perché non si possa contestare il fatto che sia un pro wrestler vero e proprio, praticamente completo per usare un’iperbole. E’ tuttavia anche inoppugnabile che abbia delle grosse lacune rispetto ad altri, o magari una deficit dal punto di vista della voglia di mettere in scena ciò che realmente sa fare nel suo complesso. Perché io non mi bevo il fatto che un match così ben costruito, così puntigliosamente portato avanti, lo possa fare solo con quel fottuto fenomeno che è Josh Bodom (non capisci l’italiano, Josh, e questa magari suonerà come una leccata di culo titanica, ma non capisco come cazzo tu non faccia ad essere già in WWE, vabbè, tralasciamo).  Kevin Smith una volta ha detto, in un contesto diverso quale quello del 4:20 ma che può comunque essere applicato anche ad altri casi, che la nostra ricchezza personale e non materiale già la possediamo e che certi mezzi, che nel suo caso erano i joint, nel caso magari di Will Ospreay determinati contesti e federazioni, servono esclusivamente a frenare le nostre inibizioni e farci riuscire a realizzare un determinato obiettivo senza vergogna o preoccupazione alcuna. In fondo si sbaglia tutti, non c’è niente di male. E’ perseverare che è una brutta cosa.

In conclusione, penso che Will Ospreay sia al momento intoccabile dal punto di vista dello star power e dell’abilità atletica che si porta dietro. Credo anche, però, che gli altri dovrebbero guardare per conto proprio e farsi un pensiero personale con un minimo di criterio, senza tuttavia né cadere nell’odio cieco dettato dal voler essere anti-mainstream, né tantomeno nella trappola costituita dal, passatemi il termine, “indy-darlinghismo”. Indi per cui, il messaggio è sempre lo stesso: guardate pro wrestling. Fatevi le vostre idee. Tanto gli altri al massimo vi contraddicono. E pensate che un eventuale etichetta applicata alla vostra persona possa in qualche modo cambiarvi? In caso la risposta fosse positiva, è il pensiero comune, in quanto basato su dati non scientifici ed oggettivi, ad essere sbagliato, mica ciò che pensate voi.

Detto questo io vi do appuntamento al prossimo numero dell’I Cunt Speak. E porca madonna, lasciatemelo ripetere, abbiamo solo ricominciato da capo più carichi che mai.

Un saluto, facce di merda.  #HailSatanAndWatchProWrestling

PS: Special mention to british pro wrestler Ashley Dunn who, last week, shared my article on his personal Facebook profile. Thank you man. Never gonna give you up!

 

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.

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