I Cunt Speak #54: Presentazione e Contenuto

Dov’è che finisce l’importanza della presentazione e comincia l’importanza del contenuto? E quando bisogna smettere di preoccuparci di cosa si sa fare sul ring e come per concentrarsi su qualcosa chiamata “credibilità”? E’ una bella domanda, alla quale si può rispondere in molteplici modi.

Io personalmente credo che nel corso di questi ultimi anni, il pro wrestling abbia preso una piega non sbagliata, ma esagerata sì. Con questo voglio dire che purtroppo, per colpa di quel brutto fenomeno chiamato “indy darlinghismo”, del quale ho già parlato numerose volte e che quindi non ho intenzione di trattare nuovamente oggi, la gente non vede le cose come stanno. Il che, da una parte, non è una cosa del tutto anormale. Voglio dire, gli idoli iconici ci sono da sempre; Hulk Hogan, Bret Hart, Stone Cold Steve Austin, The Rock, Brock Lesnar, Triple H, Batista, John Cena, CM Punk, Daniel Bryan e potrei continuare ancora per non so quanto con questa lista, magari anche non trattando solamente la WWE.

Tuttavia sembra non esistere una cosa nella mente delle persone che idolatrano questa gente: il pensiero che esista per chiunque la possibilità di non fare tutto bene. Cascasse il mondo che se quel determinato pro wrestler è etichettato come “fenomeno” in un determinato ambito, lo è e basta. Punto. E guai a chi sostiene il contrario “perché sul ring non ci lavora”. Giusto per fare un esempio analizziamo il caso Zack Sabre Jr.: gran maestro di tecnica, fautore di incontri incredibilmente belli nel corso degli anni, capace di confrontarsi con stelle di caratura mondiale non solo alla pari, ma a volte dimostrandosi quasi superiore. Eppure durante il G1 Climax si è dovuto reinventare. Perché, direte voi? Semplice. Perché se avesse giocato al “Favoloso Mondo di EmIndy” ci avrebbe fatto una figura di merda e se ne sarebbero notati gli evidenti limiti. Questo perché oltre alle grandi esibizione di tecnica, molto spesso Sabre si limita a soddisfare il pubblico, ormai subente e non osservatore, con la semplice spettacolarità.

Ma se due equilibristi al circo si lanciano per tre ore da una parte all’altra, finisce che non vedi più qualcosa di spettacolare, ma roba estremamente ripetitiva. Ed è proprio sulla base di questo parallelo che sfuma il valore del contenuto e comincia ad essere dannatamente importante la presentazione. Ora, non che il Technical Wizard (ma insieme a lui pure un sacco di altri presunti fenomeni totali) non sappiano come presentarsi al grande pubblico, ma disgraziatamente questo loro valore si perde in un bicchier d’acqua per lasciare spazio ad evoluzioni sì spettacolari ed estremamente ammirevoli dal punto di vista tecnico, oltre che comunque divertenti da guardare, ma alla lunga ripetitive. E la storia che raccontano, per altro, non è sempre così emozionante.

A tal proposito mi viene da citare un caso in cui due pro wrestlers normalmente venduti al grande pubblico come fenomeni dal punto di vista atletico sono riusciti a sorprendere e, ovviamente, sto parlando dell’ultimo Will Ospreay vs Ricochet svoltosi in NJPW durante il più recente Best of the Super Juniors. A parer mio i due hanno saputo mescolare al contenuto la perfetta presentazione: arrivavano da uno scontro dell’anno prima non proprio brillante secondo molti ed incredibilmente discusso, hanno cominciato le ostilità nella stessa identica (e non proprio entusiasmante) maniera, ma hanno poi dimostrato come questo fosse un semplice modo per fottere gli scettici, dato che hanno tirato su un fottuto capolavoro di match ricco di storytelling ed incerto dall’inizio alla fine, distaccandosi completamente dal precedente capitolo alla corte di Inoki e mostrando una ben maggiore maturità. Non che il signor Prince Puma avesse bisogno di dimostrare niente eh, si intende, dato che non è un mistero la sua caratura generale. Si tratta di un pro wrestler completo, ragazzi. Occhio che non sempre quello che dicono di vendervi è quello che vi consegnano realmente.

In ogni caso, certe volte bisogna anche guardarlo questo fantomatico contenuto. Perché voglio dire, uno può avere una presenza scenica dannatamente convincente ma essere una mezza tacca sul ring. Roba che se prendi un qualsiasi trainee conoscitore delle basi e lo metti su un ring a far ciò che gli è stato insegnato nel giusto modo fai divertire maggiormente un pubblico anche solo minimamente esperto. E si da il caso che non si debba andare a cercare necessariamente in WWE, luogo in cui, seppur adesso meno di prima, la presentazione conta massimamente (che è un bene in quanto si tratta di una federazione che fa show settimanali da decine di migliaia di spettatori paganti a botta, ma non una scusa valida per tralasciare il lato tecnico), ma basta guardare in casa propria o al confine. Bisogna dare credito a molti italiani che il loro studio degli aspetti scolastici della disciplina sia assolutamente ammirevole, ma va anche detto che c’è gente che caga loro in testa e chiaramente ne capisce assai di più che con certi cosiddetti “cancri” ci si confronta alla pari dimostrando che valgono mille volte di più di quanto questi “professori” millantino.

E a tal proposito, mi permetto di sostenere che in Francia e in numerose federazioni del centro Europa la mentalità moderna non ci è proprio entrata. Manco dalla porta di servizio, perdiana. E’ mica possibile che dall’altra parte del mondo ci stia Massimo, al quale è stato dato un costume col tricolore come unico riferimento alla propria patria, mentre in qualcosa pubblicizzato come “il più grande evento dell’estate in un gigantesco stadio” un veterano come Fabio Ferrari viene fatto salire sul ring con la Tarantella di sottofondo per scontrarsi contro Tom LaRuffa vestito da spartano? Senza poi contare che gente come Chris “The Bambikiller” Raaber, tanto impegnata a sputare merda sullo spot di Dover in HCW (vi raccomando di guardare quello che trovate del suo match contro Ron Corvus, perché ‘sti ungheresi c’hanno più palle che cazzo) non credo riuscirebbe minimamente ad eguagliare l’intensità e le emozioni che un incontro del compagno di coppia di Icarus riuscirebbe a dare. Ah, a tal proposito, dovreste recuperarvi, se non l’avete mai fatto, un po’ di pro wrestling ungherese, perché anche lì quasi sempre si tratta di un prodotto assai valido nel quale contenuto e presentazione si fondono magnificamente.

Tirando le somme, qual è la mia considerazione sommaria sulla linea che separa i limiti di presentazione e contenuto? Semplice: che il pro wrestling ha molteplici sfaccettature, le quali andrebbero viste ognuna con un certo tipo di mentalità e solo in caso di analisi specifica su determinati aspetti di un incontro (tecnica, fasi di stallo, eventuali componenti hardcore o comunque dovute a stipulazioni speciali di vario tipo) nella stessa maniera di altri match. Detto in maniera semplice: esistono Death Match in cui del pro wrestling di alto livello viene accostato a spot ultraviolent, ed è oggettivo che siano nettamente meglio del backyard spacciato per figata underground, ma è anche vero che se la prima cosa che guardate in un incontro del genere è la tecnica, c’avete dei serissimi problemi di distinzione e classificazione.

Spero che abbiate gradito questo numero dell’I Cunt Speak, imbecilli. In caso contrario, esiste Zona Wrestling apposta. Scherzo eh, prima che qualcuno prenda sul serio ‘sta cosa e si infiammi inutilmente la prostata a forza di commenti su Facebook.

See you next week, fuckers.

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l’Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.

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