I Cunt Speak #55: Dio boLa

Quando ti aspetti che le cose migliorino, non sempre queste cambiano in meglio. Uno crede che vista la buona annata di una promotion e il numero impressionante ed azzeccato di talenti che chiama per il suo evento annuale più importante sia difficile fare errori di booking. Ma, come al solito, c’è chi ti sa sorprendere.

Io sono sempre stato un estimatore della PWG. Cioè, ci son stati dei periodi in cui proponeva robe che mi facevano pensare a quanto il pubblico medio dovesse essere composto da celenterati per apprezzarle, però è oggettivo che la Pro Wrestling Guerrilla si sia sempre distinta. Ed è questo ciò che conta nel mondo del pro wrestling, no? Distinguersi, lasciare un segno indelebile della propria presenza. Farsi ricordare insomma.

Ma c’è modo e modo di rimanere impressi nella memoria. E non è una buona cosa farlo proponendo ogni anno un match cinque contro cinque in cui non si parla nemmeno più di comedy ma di idiozia pura. Però vabbè, ho già sprecato parole per questi tipi di incontri e non voglio tornarci sopra. Quello che, come già annunciato, voglio trattare oggi è il vincitore dell’ultima edizione del torneo.

Facciamo due calcoli: come al solito a partecipare alla competizione, oltre ai soliti regulars, si sono presentati pro wrestlers europei, lasciando trapelare la paura che, anche quest’anno, la Battle of Los Angeles fosse fatta propria da un membro del circolino più sopravvalutato del mondo. Anzi, sopravvalutato è la parola sbagliata, io preferirei usare “paragonato in maniera azzardata a prodotti con un background storico assai più solido e generalmente più credibili” come definizione esauriente. Nelle prime due giornate, però, vedendo i nomi d’oltreoceano passati ai quarti la paura è relativamente svanita. Ecco però che, come al solito, l’inculata ce la prendi.

Io avevo pronosticato Matt Riddle come vincitore. Quando ho letto che era uscito in semifinale insieme a Jeff Cobb mi sono detto “ok, comunque ci sta, il grosso delle Hawaii è in finale insieme a Keith Lee e a Ricochet, che vista la sua ottima annata può benissimo arrivare a contendersi la vittoria con due colossi particolarmente popolari in questo 2017, non vincendo quantomeno”. E invece no, testa di cazzo. Sei rimasto fregato.

Il perché mi sfugge. Voglio dire, Ricochet è un atleta di prim’ordine tuttora richiestissimo. Mi sono più volte espresso a suo favore sostenendo che sia un pro wrestler completo che si propone troppo spesso in quel modo sul quadrato per ragioni prettamente legate al marketing. Ma così no. Questo è volersi giocare dell’intelligenza umana facendo la figura dei coglioni. Non tanto perché uno più piccolo ha la meglio sulla gente grossa. Non penso sia molto credibile che Ricochet se la giochi alla pari con Lee e Cobb, questo è certo, ma se ne vedono a dozzine di incontri del genere nelle federazioni indipendenti e non solo, oramai. Quindi ci si passa sopra e bon. E ritengo anche che il motivo del disappunto vero e proprio non sia neanche il trionfo via Roll Up.

La vera questione nasce da questa riflessione: se nel 2017 sai che due pro wrestlers come Keith Lee e Jeff Cobb sono fottutamente over ed hai una possibilità di far aggiudicare, per un anno, la competizione ad uno che anche solo a livello di immagine e presentazione avrebbe tutte le carte in regola per vincerla e fai trionfare qualcuno che non si è imposto alla medesima maniera davanti agli occhi di tutti, specialmente se suddetto performer si è già aggiudicato una Battle of Los Angeles in anni recenti, sei una testa di cazzo. E tuo padre lavora per la Guardia di Finanza, aggiungerei pure.

Questa è la prova che la PWG riesce sì a proporre pro wrestling di ottima qualità dal punto di vista dell’intrattenimento e (a volte) non solo, ma che allo stesso tempo punta prima di tutto su una cosa veramente ma veramente sbagliata: la caratura generale.

Che cazzo dici, Troia? Mi spiego meglio: è oggettivo che il Prince Puma di Lucha Underground sia ovviamente più famoso degli altri due finalisti ed anche del Bro, però non puoi dargli il trofeo più importante all’interno della tua federazione dopo l’alloro mondiale senza un minimo di costruzione dietro. E con ciò non intendo che ci deve sempre e comunque essere una storyline alle spalle, ma che per esempio in PROGRESS Travis Banks che vince il Super Strong Style 16 ci stava un sacco, dato quanto bene si è saputo vendere prima nei South Pacific Power Trip e poi in singolo. Da lì, per altro, è iniziata una rivalità con i controcazzi con i British Strong Style e più specificatamente Pete Dunne, da cui è sfociato il match che si svolgerà tra pochissimi giorni all’Alexandra Palace in quel di Chapter 55.

Ora, guardatemi negli occhi e ditemi che vi viene in mente un motivo valido per cui Ricochet quest’anno avrebbe dovuto essere il vincitore della Battle of Los Angeles a parte chiamarsi Ricochet ed essere una stella affermatissima.

Ah, ok, mi state dicendo che siccome a fine match ha chiamato Chuck Taylor sul ring dicendogli che se quest’ultimo vuole essere destinato a fare grandi cose deve prima passare da lui, stile “To be the man, you gotta beat the man”, la sua vittoria dovrebbe essere in qualche modo giustificata? Legittimo.

Sapete invece cosa vi sento legittimato a dirvi io? COL CAZZO. Ecco cosa.

Non c’entra, davvero. Non c’entra un’emerita fava. E non riesco ad esprimermi in altro modo. Chiamatemi superficiale, ditemi che dovrei analizzare tutta una serie di questioni legate al prestigio dietro al nome eccetera eccetera. Ma davvero, io non riesco a trovarci una cristo di logica.

A questo punto aveva molto più senso farla vincere ad un europeo a caso. Oppure a uno dei Lucha Brothers, visto che se non in PWG si sono distinti in maniera impressionante in singolo in un sacco di altre federazioni. Ed in più non sono entrati nel cuore dei fans neanche da così tanto.

Il discorso non è tanto comunque che la PWG non vuole evolversi, perché se produci qualcosa devi rimanere coerente alla tua linea di scrittura generale. Sappiamo inoltre che la Pro Wrestling Guerrilla punta sui nomi più forti a livello di richiesta di pubblico e li propone nel proprio contesto per renderli anche più interessanti da un certo punto di vista. Il senso primario è proprio che è inutile fare cento passi avanti se poi ne fai mille indietro. Ci sta pure come money match Chuck Taylor vs Ricochet, in questo caso. Ma non si poteva davvero far vincere uno tra Cobb, Lee e Riddle e, prima che questi reclamassero la loro shot, far parlare il King al microfono e lasciargli dire che nonostante fosse uscito prima lui è comunque un nome di spicco e avrebbe tutto il diritto ad una chance titolata? Evidentemente sono io che sogno troppo in grande.

Guarderò comunque la Battle of Los Angeles nella sua interezza, perché sono sicuro che gli abbinamenti e in generale il lottato siano di alta qualità. Ma lasciatemi dire che l’amaro in bocca è insopportabile da tollerare. E che è incredibile come questa sia l’ennesima prova che puoi pure essere ai livelli di Bryan Danielson, ma senza un buon booking a livello globale non vai proprio da nessuna cazzo di parte.

Scusate, torno a piangere sui miei gusti pessimi guardando la Insane Championship Wrestling.

Ci vediamo sulle pagine del prossimo I Cunt Speak. Un saluto da un fan di wrestling rompicoglioni.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.