I Cunt Speak #57: The Great Beyond

Sabato scorso dire che si è fatta la storia del pro wrestling italiano non è appropriato. Ma non per la qualità globale dello show, né per l’atmosfera. Anzi, è proprio per questi due fattori che suddetta storia non si è fatta. E sapete perché? Per un semplice motivo: ASCA The Great Beyond non è stata una conferma, quella già ce l’abbiamo avuta tempo fa. E’ stata un miglioramento. Che bisogno c’era di fare la storia, scusate? Abbiamo sempre urlato in ‘sta maniera, solo che eravamo di più e il roster dello show era qualcosa di veramente spaventoso dal punto di vista dello star power e dello status. Ma andiamo per ordine, quest’oggi sarà una disamina abbastanza specifica.

Parto la mattina presto, fosse per me partirei pure di notte, non sto più nella pelle. Arrivo all’ASCA Dome un’ora prima dell’inizio dello show, qualche chiacchiera, una sigaretta e poi dentro la palestra. Lo spettacolo comincia quasi puntuale, ma come ho detto a Michele mi sarei offeso se non ci fosse stato almeno un po’ di ritardo (ovviamente si scherza).

Lo spettacolo comincia con Silvio Saccomanno, uno dei quattro organizzatori dell’evento, sul ring. Questi afferma che non sono mancate le difficoltà per questo show, ma che alla fine è sicuro che la qualità non sarà comunque da meno. Questo perché, dopo il forfait di Davey Richards sostituito da Wolfgang, a compensare l’assenza dell’ICW World Champion Joe Coffey saranno ben due atleti. Si tratta di Jay e Patrick Sammon, meglio conosciuti come 2 Unlimited! Il pubblico li accoglie con grande calore, i due hanno dato spettacolo insieme ai Wonderkids in quel di Unlimited Ambition, show congiunto RSWP ed ASCA, e dato che i titoli di coppia della federazione sono vacanti in seguito all’infortunio di Horus, i due irlandesi sfidano di nuovo Akira e Gravity. E Silvio annuncia dunque che più tardi nella serata, il rematch si farà. E questa volta le cinture saranno in palio! Dopo ciò, si passa all’azione!

L’opener è Max Peach contro Gravity. Match che volevano entrambi, con tutti e due che venivano da un camping in UK un paio di giorni prima. Match veloce, rapido, non eccellente, ma comunque di bella fattura. Entrambi sfoggiano il loro parco mosse, con Peach che dimostra ottima tecnica e pulizia e Gravity che fa il suo in maniera egregia. Il ragazzino praticamente è una molla. Il finale non mi ha fatto impazzire, con il Wonderkid che si aggiudica la vittoria in seguito a uno schienamento di rapina. Non tanto perché un finale di ‘sto tipo non ci stesse eh, più per il fatto che secondo me ha un po’ spezzato l’incontro a metà.

Segue un incontro per il quale avevo un hype smisurato. The Greatest affronta Akira, il campione della Rising Sun Wrestling Promotion e si dà il caso che il titolo sia in palio. Perché aspettavo a gloria questo incontro? Davvero non ci arrivate? Guardate bene questi due: uno è un nome storico all’interno del pro wrestling italiano, figura a volte contestabile ma che riesce sempre a far parlare di sé, l’altro ha pochissimi anni di esperienza alle spalle ma vuoi un po’ per le chiamate UK, un po’ per la visibilità acquistata grazie ad ICW e, soprattutto, Rising Sun, si è già fatto un nome. Doveva uscirne un gran match, e le premesse sono state rispettate. Per quanto mi riguarda, da spettatore live è uno dei tre incontri che mi sono piaciuti di più. Azione a non finire, hard hitting, tutto al suo posto. E per quanto mi riguarda lo star power era alle stelle, vista l’importanza e lo status che questi due atleti hanno all’interno dell’ASCA Dome. Vittoria che va ad Akira in seguito a una Destroyer. Applausi.

Segue un match che non era precedentemente stato annunciato. Il primo ad entrare è Davey Blaze, il secondo, per la gioia di tutto l’ASCA Dome, è il rientrante Flavio Pantaleo! Dulcis in fundo, il terzo partecipante della contesa si rivela essere nientemeno che The Regulator, Wolfgang! L’incontro si rivela quello che fondamentalmente doveva essere: un match a tre molto fisico, di lunghezza piuttosto breve ma dall’intensità convincente che si conclude quando Wolfie schiaccia a terra l’ex membro (anche se ormai sarebbe più adeguato dire “unico fiero portatore dei colori”) degli Spaghetti Strong Style con una Pop Up Powerbomb. Blaze non ce la fa ad interrompere il conteggio e l’ex ICW World Heavyweight Champion si porta a casa la vittoria. L’ho trovato un po’ troppo corto e interrotto prima del dovuto, ma alla fine ci sta. Anzi, per quanto sembrasse che lo Scottish Savage avesse sbagliato il timing, contrariamente a ciò reputo abbia fatto un buon lavoro per rendere credibile il mancato interrompimento del pin finale.

Segue una pausa, poi abbiamo il primo match con protagonista un membro dei British Strong Style. Si tratta, specificamente, di Tyler Bate, il quale oggi se la vedrà con il mostro di tecnica italiano conosciuto da tutti come Mr. Excellent! La contesa rispetta le aspettative; è davvero un ottimo incontro, sia tecnicamente che psicologicamente. Bate mostra forza superiore, ma deve sudarne di camicie per riuscire a tener giù il Purista. In generale è un testa-testa molto sentito e Tyler fa il suo lavoro in maniera egregia come al solito, aggiudicandosi infine la vittoria con la Tyler Driver 97.

La prima parte dello show si conclude con il Main Event, il quale vede contrapposti l’uno all’altro Lupo e l’idolo assoluto dell’ASCA Dome: sto ovviamente parlando di Trent Seven! Doveva chiaramente essere un incontro molto fisico e le aspettative vengono ampiamente rispettate. Dopo un inizio simil-comedy, i due ci danno dentro. Volano Chop a non finire, il rumore si sente fino a Rozzano. L’intensità è alle stelle, i due si colpiscono con tutte le migliori mosse del loro repertorio, sfoderando i propri colpi più devastanti per riuscire a tener giù l’avversario. Lupo connette con il suo Silverkick, ma non basta a tenere giù Seven, il quale viene addirittura rimesso al tappeto con la sua stessa finisher, il Piledriver. Il Maschio Alpha si scorda però di quanto Trent abbia l’abitudine a… ecco, rialzarsi prima del dovuto. E dopo un comeback sì repentino ma comunque credibile, Seven prende in mano le redini ed esegue la combinazione Tiger Suplex – Rolling Piledriver, aggiudicandosi il pin vincente. Stretta di mano tra i due a fine match. Bel momento, almeno fino a che Wolfgang non attacca Trent, suo avversario nel Main Event, causandogli un infortunio al braccio.  Bell’idea per movimentare lo storytelling dell’incontro di cartello dello spettacolo.

Finisce così il pre show di The Great Beyond, pure se chiamarlo in questo modo sarebbe un po’ come dire che io non sono volgare solo perché oggi non ho ancora detto parolacce. Mi caccio in bocca la pizza con l’imbuto perché il ristorante della Quarenga ha fatto relativamente schifo nel servizio sabato sera (chiedere a Lady Stunner per conferma) e dopo poco lo spettacolo ricomincia.

Sul ring, Kobra dice di essersi rotto i coglioni di stare ad annunciare. Afferma di “essere il wrestling italiano” e che deve andare a prepararsi per un match molto importante, dato che dal suddetto dipenderà il futuro dell’Arcadia. Dopo ciò, si torna sul ring per il primo incontro della seconda parte di spettacolo, che da questo momento in poi verrà annunciato dall’ex commentatore della Insane Championship Wrestling quando questa andava in onda su Nuvolari: sto parlando dell’incommensurabile Marco Piva!

Mark Haskins sale sul quadrato pretendendo un avversario visto che Chris Tyler è stato così “pussy” da non venirlo ad affrontare. Si presenta, nel pop generale, Mirko Mori! Il fu Mark Fit è al suo terzo match in terra italiana nei suoi nuovi panni, dopo varie prestazioni in Inghilterra. Ci si poteva aspettare altro se non un gran bello sprint? Direi di no. Haskins, al di là delle critiche, perché se continua con ‘sto ritmo il fisico potrebbe molto facilmente fare crack a breve (come se già non lo avesse fatto), è veramente un proiettile. Mirko, però, gli sta dietro. E bene aggiungerei. Chiaramente la contesa si sviluppa sul dislivello di status dei due, ma Haskins ignora che Mori si sia già confrontato con molti atleti di caratura anche internazionale e che sia perfettamente in grado di tenergli testa. La vittoria, però, va all’ex PROGRESS World Champion, che chiude con la sua particolare Sharpshooter l’incontro. Sorpresa che tanto sorpresa non era la presenza dell’ultras violento, visti gli indizi che aveva dato l’ASCA e la presenza precedentemente annunciata dell’ex Mark Fit, ma è stata comunque un’ottima cosa rivederlo in azione. Speriamo di poterlo gustare all’Electric Ballroom un giorno, questo match.

Segue un altro match che aspettavo veramente a gloria, un Intergender Tag che vede contrapposti la folle coppia composta da Paxxo e Jokey e quella strana ma interessante di Max Peach e… Lana Austin. Praticamente la Pupa e il Secchione su un ring di pro wrestling. Inizio comedy, nel quale viene ucciso un pupazzo di Togepi (pace all’anima) e Jokey strappa un fumetto a Peach che, scandalizzato, se ne esce dal ring facendomi ridere non poco. Le fasi intergender si alternano spesso, dimostrando che le ragazze hanno stoffa da vendere e che non hanno problemi a fronteggiare avversari del sesso opposto. I due pazzi ovviamente usano scorrettezze alternate a fasi di match più lente al fine di metter giù i propri rivali, che contrariamente reagiscono con tanta foga. Quando però anche Paxxo e Jokey iniziano a colpire più duro, la loro maggior furbizia è un punto di vantaggio che permette loro di aggiudicarsi una contesa molto solida e divertente. Per il nerd sembrerebbe essere una serata no, ma… si prende un bacio da Lana Austin! – (Mario, io ti voglio bene come se fossi un fratello, ma me la pagherai, ndr) – La gioia però è destinata a durare poco. I Jesters tornano sul ring e pestano a morte i due. Devono intervenire gli arbitri e addirittura Silvio Saccomanno per fermare il tutto. Si da il caso che neanche uno degli organizzatori ci riesca, in quanto viene steso prima con un Bycicle Kick di Paxxo e poi con una Spear della Queen of Legion.  Emanuele Cucurnia riesce infine insieme agli arbitri a calmare i due, ma minchia quanto heat si son presi! Gran lavoro da parte di tutti, questo post match. Mi è piaciuto un casino.

Nel match successivo si affrontano Davey Blaze (il quale entra con mio grande piacere con Sad But True dei Metallica) e lo Scarto e campione Gore della Bullfight Wrestling, David Silas. La sfida è veramente avvincente. Ho sempre sostenuto il valore come worker di Silas e non mi ha deluso neanche stavolta. Coadiuvato da Blaze, ha messo su un buonissimo incontro, conclusosi con la Spiral Hook del membro dei Bucky Boys che non lascia scampo allo Scarto. Non riesco a dire molto su questo incontro, ma fidatevi, ha ampiamente rispettato le aspettative, confermando non solo l’intensità di Blaze (che porca puttana, avrò visto mille volte, ma dal vivo è tutt’altra cosa), ma anche la bravura di Silas. Applausi per entrambi.

Segue la sfida che attendevo maggiormente. Da una parte il leader dell’Arcadia Kyo Kazama, dall’altra il suo vero creatore, Jimmy Havoc, pronto a punire l’uomo dei 400 calci per aver tramutato la sua creatura, a suo dire, in un circolino in cui tutti potevano benissimo entrare. Ah, mi sono scordato di dirvi, se non lo sapevate, che non erano previste squalifiche. Sono state le premesse rispettate? Sì, porca troia. Sangue non ce n’è stato, ma sticazzi. Entrambi hanno lavorato magnificamente con le armi, alternando fasi hardcore e fra il pubblico ad altre più fisiche e ricche di lottato. Nonostante l’intervento finale di Kobra, Havoc riesce a intercettare sia lui che Kyo e dopo aver steso entrambi con l’Acid Rainmaker, si aggiudica la vittoria. La carcassa di Kazama viene portata nel backstage sotto il più classico dei “Nananana, hey hey, goodbye!”.

Ultima pausa, poi le tre bombe della serata.

La prima è il Tag Team Match per i titoli ASCA. Gran pop sia per i 2 Unlimited che per i Wonderkids. La sfida si guarda tutta in piedi. Come prevedibile, i due team danno spettacolo in gran maniera. C’è chi sostiene sia stato migliore del primo, per quanto mi riguarda non saprei esprimermi al momento. Ma come avrete capito da un mio precedente articolo, anche se in questo caso ci potrebbe pure stare un confronto, non sono un grande amante di questi ultimi. Ad ogni modo, dopo diversi minuti di battaglia aerea continua e near falls, ad aggiudicarsi la contesa sotto l’enorme applauso del pubblico sono Akira e Gravity, che si portano tra l’altro sull’1-1, avendo Jay e Patrick Sammon fatto loro la vittoria in quel di Unlimited Ambition. Io spero proprio ci sia un terzo incontro tra ‘sti due team. Ci vuole la bella. E se danno spettacolo sempre in questo modo, cazzo, ne vale la pena.

Segue il pre Main Event, che poi per il sottoscritto è stato pure il match della serata. Da una parte Doblone, davvero over col pubblico ASCA, dall’altra… beh, il WWE UK Champion in persona, Pete Dunne. E sapete ‘na cosa figa? Aveva il titolo con sé. Sì, sono un po’ mark, lo ammetto.  L’incontro è davvero bello, c’è poco da dire. Nonostante il fisico non faccia presumere chissà cosa, Doblone è veramente un gran tecnico e se la cava in maniera a dir poco egregia sul quadrato. Pete Dunne invece, beh… è Pete Dunne, che cazzo gli vuoi dire? Essere a questi livelli già a 24 anni significa essere dei mostri.  Il match ovviamente non è esente dei classici elementi caratterizzanti di un match del Bruiserweight: hard hitting, pubblico usato come armi eccetera. E detto fra di noi, solo perché siamo in Italia e non contiamo un cazzo rispetto al resto del mondo, non si è certo risparmiato. Sul finale, dopo aver connesso con il Pedigree e non esser riuscito a far sua la contesa, Dunne prova ad andare a segno con la Bitter End, ma viene fermato dal Suck It di Doblone che gli somministra, a sua volta, la mossa finale del Cerebral Assassin. Niente conto di tre però, con Pete che si riprende e, riuscendo a schiacciare a terra l’avversario con la sopracitata sua manovra migliore, fa sua la contesa. Il Pedigree nel post match se lo prende pure il buon Andrea Malalana, colpevole solo di aver fatto il suo lavoro come arbitro. Solito sorrisetto alla “ma tanto che vuoi che sia” del Bruiserweight e, subito dopo, è tempo di Main Event!

Ora, premessa: questo match l’ho già visto qualcosa come tre volte quest’anno. E lo hanno combattuto pure un numero superiore di volte, se volete saperlo. Una di queste sfide è stata fatta in WWE durante il torneo per lo United Kingdom Championship. Le altre due che ho visto in Insane Championship Wrestling. Si sono dati battaglia perfino in Fight Club Pro. Ora, credete che per questo Wolfgang vs Trent Seven sia un Main Event che sa di già visto? Probabile. Ma se “già visto” vuol dire questo, allora voglio aver già visto qualsiasi cosa. Il selling dell’uomo che viene dalla Moustache Mountain è veramente sopraffino, è uno dei migliori esponenti della disciplina in Occidente in questo campo. Wolfie colpisce duro, si fa strada con colpi duri, senza alcuna pietà, come suo solito. Trent ha però la pelle dura come i cinghiali e ribatte colpo su colpo, trovandosi in difficoltà ma non arrendendosi neanche per un secondo. Non bastano né una Piledriver da una parte né uno spaventoso Superplex (che mi ha fatto assai temere per l’integrità del ring) dall’altra per chiudere la contesa. Almeno fino a che, dopo aver mancato la prima Wolfton, il Regulator non fa l’errore di risalire in quota, salvo venir fermato con una Chop dal membro dei Moustache Mountain che, subito dopo, connette con una Top Rope Piledriver (vederla dal vivo è uno spettacolo) che gli vale il triplice conteggio vincente.

Se l’incontro è stato grande, il post match non manca di esser toccante e molto significativo. Dopo aver ringraziato Wolfie, avergli detto che gli vuole davvero bene e che questa era l’ennesima grande battaglia, Trent ringrazia a sua volta il pubblico dell’ASCA, dicendo che la cosa migliore da urlare a un pro wrestler quando sta su un ring a combattere è “Please come back”. Regalare ai fan così tanto divertimento da far loro desiderare un tuo ritorno, in fondo, è una bellissima cosa. Tuttavia, egli non è sicuro di tornare. Perché per quanto speri di farlo, questa potrebbe essere la sua ultima volta all’ASCA. In fondo, Orlando è parecchio fuorimano rispetto ad Almenno San Bartolomeo, non tanto logicamente quanto… ecco, dal punto di vista organizzativo e promozionale, se capite cosa voglio dire. Insomma, se va alla corte del Triplo, o in WWE se preferite, sarà parecchio difficile rivederlo. In tal caso, ringrazia davvero il pubblico per tutto il calore che gli ha dato in questi anni ed invita poi sul ring, tra gli applausi generali, anche Pete Dunne e Tyler Bate. E’ sulle immagini dei tre che sputano l’acqua al cielo, come il loro attuale mentore, che lo show si conclude definitivamente.

E che dire? Non mi sento di aggiungere molto. Quel che penso nel complesso l’ho riportato ad inizio articolo. Parafrasando non ricordo bene chi, se la Super 8 Cup era stata uno show in cui il lottato si è dimostrato estremamente brillante e This Means War ha avuto una card molto variegata, questo spettacolo è stata la perfetta fusione tra le due cose. Le ore sono volate e la compagnia è stata delle migliori.

The Great Beyond è stato semplicemente… OLTRE.

Ci vediamo la prossima settimana, fuckers. E supportate il pro wrestling italiano!

 

 

 

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.