I Cunt Speak #58: Script

Buon venerdì, infami. Puntualmente come tutte le settimane torno a rompervi i coglioni in questo angolo gentilmente concessomi da We The Wrestling per spararvi a freddo le mie impressioni sul nostro sport spettacolo preferito. Dunque, di che si parla questa settimana? Molto semplice: si tratta di un argomento assai discusso all’interno del wrestling web, particolarmente in quello italiano (il che fa abbastanza ridere perché parte dei suoi membri e, particolarmente, di quelli che trattano questo argomento sono workers). Sto parlando dello script di un match.

Ora, premessa: io ho preso parte ad un match di numero come manager, quindi magari qualcuno potrebbe pensare che io non abbia esattamente il diritto di parlare di un argomento del genere in maniera esauriente e, particolarmente, appropriata. Al che io do due risposte: la prima è che seguendo questo ragionamento Dave Meltzer dovrebbe mettersi a fare il tosaerba, la seconda è che ‘sta questione dei fan che non possono esprimersi si dovrebbe limitare a impedir loro di aprir bocca solo quando la critica sfocia nell’arroganza. Andiamo al dunque.

C’è chi, anche non troppo ingiustamente, si lamenta del fatto che ormai nelle federazioni esterne alla WWE valga questo concept del match esagerato, in cui si vedono troppe mosse e dove perciò il valore di queste ultime va a perdere di significato e prestigio. Per esempio c’è chi si lamenta del fatto che un Piledriver o una DDT dovrebbero necessariamente essere una manovra risolutiva finale, ignorando però che ci sono stati molti casi all’interno di promotion assai conosciute (WCW, coff) nei quali l’overbooking è sfociato nell’assurdità. Hogan che si rialza dopo il Diving Elbow Smash di Macho Man, anyone? Oltre a questo, va anche sottolineato come sia necessario prendere in considerazione un numero impressionante di fattori prima di fermarsi alla dichiarazione univoca, all’assioma insomma.

Se si va a vedere del puroresu classico, parlo quindi di All Japan degli anni d’oro (prima metà anni ’90) ma anche della New Japan dei tempi andati o anche della stessa sopracitata promotion pure nella prima metà degli ’80,  si nota come la durezza di certi colpi dovrebbe esser tale da stendere un bufalo, figuriamoci quindi una persona normale, per quanto fisicata. Ma allora come fa il discorso a reggere? Non è che magari si sfocia nella dichiarazione per partito preso? Capisco la gente possa non gradire lo spot di Janela e Rush a CZW Once in a Lifetime, ma c’è pur sempre un limite a tutto, cazzo.

Il mio pensiero, senza ovviamente limitarsi alle promotion originarie della Terra del Sol Levante ma ampliando anche alla Lucha Libre (patria, in tanti casi, del no selling), è che bisogna sempre guardare il contesto. Lo so, è banale e già sentito numerose volte, ma reputo sia necessario analizzare prima di sparare sentenze a zero, paradossale detto da me, ma chiunque può cambiare il proprio parere in meglio o in peggio. A tal proposito, mi fa sorridere come un’eventuale Megumi Kudo vs Shark Tsuchiya in FMW con il comeback assurdo della prima venga idolatrato come incontro leggendario mentre il Fans Bring the Weapons tra Will Ospreay e Jimmy Havoc non venga riconosciuto come l’incontro della madonna che è, in quanto a storytelling e “hatred filled rivalry factor”, passatemi il termine.

Purtroppo bisognerebbe rifletterci un po’ a riguardo. Perché ok, è una cazzata che Zack Sabre Jr. possa primeggiare contro degli heavyweight o super tali che con un Lariat potrebbero staccargli la testa, ma è altrettanto credibile che il Technical Wizard possa mettere in serissima difficoltà tali pro wrestlers lavorando le loro articolazioni per impedire che questi riescano a mettere a segno le loro manovre migliori. L’esempio del Davide contro Golia è stato utilizzato molte volte e si è pure visto in un numero altrettanto massivo d’occasioni, va però detto che può essere credibile come no a seconda di come la cosa viene gestita.

Rimanendo sul caso dell’ex PWG e British Heavyweight Champion, va appunto sottolineato come quando ha smesso di giocare al prodigio delle indies insieme a Marty Scurll ed ha cominciato a mettersi seriamente in gioco nel G1 Climax di quest’anno portando a casa gran belle prestazioni e in generale una credibilità molto innalzata al termine della competizione, la mia stima nei suoi confronti è tornata ed anzi, se vogliamo è stata pure amplificata. Sul fatto che Sabre riuscisse a diventare credibile in situazioni del genere ero molto scettico, ma ha mandato a fare in culo ogni mio dubbio. E questo perché? Perché è stato inserito in un contesto adatto nel quale è riuscito a cavarsela in maniera egregia, oserei dire.

Un altro esempio che mi viene subito in mente è quello del rampollo “pecora nera” di una delle famiglie più prestigiose nella storia di questo business: sto ovviamente parlando, se già non fosse chiaro, di Teddy Hart. Ora, guardiamoci in faccia: è anche giusto lanciargli critiche per la sua boria e per il temperamento poco professionale che lo ha portato per anni a non essere minimamente considerato e, particolarmente, escluso dal circolo familiare che ha dato i natali a Bret, Owen e compagnia cantante. Va anche tuttavia sottolineato che, messo nel contesto giusto, il suddetto Teddy Boy sia riuscito a rendere molto credibili e, se possibile, anche assai divertenti svariati incontri negli ultimi mesi. In GCW il suo stile caciarone e privo di qualsiasi limite o freno lo ha portato a combattere match molto divertenti contro Nick Gage e Joey Janela, oltre che a imporsi come idolo ignorante delle masse per via di quel fottuto gatto che spesso si porta dietro.

Penso inoltre che esempi di questo genere funzionino anche al contrario. Per esempio Tony Nese, attuale prospetto del 205 Live in WWE, penso non abbia mai funzionato nel suo stint in Dragon Gate perché non adatto, per quanto spettacolare, a proporre quel wrestling incredibilmente veloce e fulmineo, e per questo non meno scientifico, ma che parallelamente facesse un ottimo lavoro in EVOLVE insieme a quelli del Premier Athlete Brand, comprendente per altro pure Trent Barreta (o Beretta, se preferite) e Caleb Konley.

A tal proposito, mi salta in mente un altro pensiero che può correggere in maniera maledettamente efficace le lacune dovute ad una media non proprio brillante di script e messe in scena: la costruzione. Vedete? Ci torno sempre alla fine, prova del fatto che per quanto mi riguarda quest’ultima, quando pure sembra non esserci, torna fuori senza alcun ritegno e si dimostra inesorabilmente presente.

Voi sapete quanto io sia stato combattuto nel corso dei mesi sul mio giudizio riguardante Will Ospreay. Prima incantato dalle sue doti atletiche, ho finito col farmelo stare incredibilmente sul cazzo, un po’ perché stanco di un certo tipo di pro wrestling e un po’ perché fra tutti me lo avevano fatto venire a noia.

Va però ammesso a mani basse come l’Aerial Assassin, come pupillo di Kazuchika Okada in NJPW, sia riuscito a costruirsi un personaggio interessante e intrigante da guardare sul ring e che, oltre a ciò, abbia anche limato alcune lacune quali selling, storytelling e capacità di rendere un incontro credibile dall’inizio alla fine. Forse il suo caso è un po’ un misto di costruzione e contesto, e va detto che per via dei desideri di un certo tipo di pubblico viene ancora giustamente venduto come quello spot monkey che è stato per anni, ma penso che la maturità, se non è già arrivata, sia davvero vicina. Ospreay è riuscito a farsi strada come high flyer tecnico di buonissimo livello nel corso dell’ultima annata ed è un oggettivo piacere guardare cosa porta sul ring a livello di performance personali.

Gli esempi sarebbero ancora molteplici, ma io penso che abbiate capito quel che voglio dire. In sintesi, il mio pensiero è come sempre che prima di giudicare, al di là della propria dottrina o principi legati a questo sport spettacolo, bisognerebbe guardare e analizzare, limitandosi a un giudizio negativo soggettivo e personale che non vada a ricadere nell’oggettività ottusa.

E poi vabbè, guardate il pro wrestling e non rompete i coglioni, ma forse questa è una dichiarazione un po’ radicale e poco analitica.

Ci vediamo la prossima settimana, fuckers. Stay cunted.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.