Dusty Rhodes: un uomo comune……fuori dal comune

Ed eccoci qua, per scrivere di un altro di quegli eroi di chi, come me, ha quasi raggiunto i famigerati ‘anta. Uno di quegli eroi che hanno segnato la nostra infanzia e del quale, purtroppo, ci troviamo a scriverne all’indomani della sua scomparsa; Dusty Rhodes “The American Dream”.

Non starò a scrivere il suo palmares, la sua storia come wrestler o l’impronta importantissima che ha lasciato nel business; no, non sarebbe giusto e soprattutto è un esercizio che chiunque può fare grazie ad internet e alla voglia di mettere insieme i pezzi della sua fantastica storia.

Oggi voglio solo ricordarlo per quello che ha lasciato a chi, come me, ne ha potuto vivere le gesta nella World Wrestling Federation di fine anni ottanta, inizio anni novanta, periodo nel quale tutti i bambini e ragazzini dell’epoca eravamo ammaliati dalle gesta dei “giganti del ring”. Quel periodo dove non ci importavano le storie del backstage o la meritocrazia nei push vari; quello che io amo definire “il periodo delle emozioni”.

Sto scrivendo di getto, come è giusto che sia, quindi mi perdonerete eventuali errori, siano essi ortografici o storici, ma dato che parliamo di emozioni è giusto che vengano fuori così, al naturale, senza filtri alcuni.

Perché Dusty non potevi non amarlo, a partire dalle sue vignette nel quale, da uomo comune, gestiva un distributore di benzina. Quella vignetta sapientemente tradotta da Dan Peterson dove traspariva tutta la simpatia del personaggio Dusty; e quanto avremmo voluto essere noi i possessori di quella auto dove Rhodes, utilizzando il sempre efficace ancorché spartano metodo dello sputo, ti rendeva il parabrezza lucido e splendente! Una scenetta che a molti è rimasta nel cuore; un concentrato di simpatia e divertimento con poche e semplici mosse.

E Dan Peterson ce lo spiegava che Dusty Rhodes era per il pubblico americano popolare tanto, se non di più, del mito Hulk Hogan; e non potevamo dargli torto vistoche anche noi eravamo ammaliati dall’American Dream, la dimostrazione vivente che chiunque se ci crede può ambire ad essere un numero uno!

Non potevi non amare Dusty, dicevo, perché sia che lottasse contro il più scarso degli avversari, o sia perché fosse in guerra contro Randy Savage, lui ti teneva incollato allo schermo; e non lo faceva sfoderando milioni di tecniche raffinate, no, lo faceva grazie alle sua straordinaria capacità di intrattenitore, le sue indimenticabili movenze e quel carisma capace di rendere speciale anche un banale oggetto come lo sfollagente di Big Boss Man, uno dei suoi nemici più importanti.

E l’accoppiata con Sapphire, un po’ la donna comune americana; quella rivalità, vinta grazie a Miss Elizabeth, con Randy Savage e Sensational Sherri dove era obbligo schierarsi dalla parte della “coppia comune”; Se ci pensate bene ora quella rivalità potrà essere riproposta da qualche parte lassù, in paradiso. D’altronde sono tutti là, assieme a tanti altri che ci hanno lasciato troppo presto.

Dusty ti trascinava con sé, eri sul ring con lui, ti sentivi coinvolto dalle sue rivalità, dalle vittorie e dalle sconfitte, così come quando la sua amica Sapphire lo tradì per i soldi di Ted DiBiase. La faccia sbigottita di Dusty, il suo dispiacere era pari al nostro di telespettatori.

Perché Dusty era ciò che non bisogna mai dimenticare essere la vera essenza di questo sport spettacolo; il coinvolgimento! E lui era tra i migliori in questo!

Riposa in pace American Dream, idolo di quella mia infanzia che resterà scolpita nella mia memoria!

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