Come può lo sport-spettacolo per eccellenza, che fonda la sua popolarità sulle (spontanee o provocate) reazioni del pubblico presente, sopravvivere ad una pandemia globale le cui misure di contenimento prevedono il divieto di creare assembramenti di persone? La risposta a questa domanda è quanto mai incerta: nessuno avrebbe mai potuto prevedere lo scoppio dell’emergenza Coronavirus a livello planetario proprio nello stesso periodo del weekend di Wrestlemania. Storicamente infatti il “Grandaddy of them all” porta con sé introiti maggiori sia per la WWE, che organizza il grande evento, sia per tutti quei wrestler, promoter, arbitri, e più in generale addetti ai lavori impegnati nelle decine di eventi indy “collaterali” che vengono organizzati in quei giorni nella stessa zona, brulicante di appassionati di wrestling da tutto il mondo. Quest’anno tutto questo non ci sarà: come già avvenuto nei giorni scorsi per gli episodi di Raw e Smackdown, la WWE ha deciso che il suo più grande evento annuale andrà in onda (alcuni dicono anche pre registrato) dal Performance Center di Orlando, Florida, dove la federazione di Stamford forgia i suoi atleti. Tutto questo rigorosamente a porte chiuse e spalmato in due serate, rispettivamente il 4 ed il 5 aprile. Una soluzione che, con l’attuale rischio di contagio e le conseguenti misure cautelative prese dai governi di tutto il mondo, era inevitabile, ma che al tempo stesso lascia milioni di appassionati con l’amaro in bocca. Wrestlemania 36, che avrebbe dovuto consacrare finalmente il “Chosen One” Drew McIntyre grazie al suo match per il titolo WWE contro Brock Lesnar, avrà tutto un altro sapore alle condizioni attuali. Ma non tutto è perduto. In casa WWE si potrebbe infatti fare tesoro di questa terribile situazione studiando attentamente la prima parte dello Show of shows di quest’anno, quella che andrà in onda sabato 4 aprile. Nonostante la natura sempre più globale della WWE, che con NXT UK ed il Performance Center di Enfield, a Londra, ha decisamente riservato un occhio di riguardo al mercato europeo, la federazione di Stamford si è sempre ostinata a tenere i suoi pay per view, Wrestlemania inclusa, alla domenica, giorno che, per via del fuso orario, non consente a noi europei di seguire gli show in diretta, dovendo verosimilmente alzarci presto di lunedì per andare a scuola o al lavoro. In attesa che tutto questo sarà finito e la WWE possa “rifarsi”, magari in corrispondenza di Summerslam, che per il 2020 potrà rappresentare ciò che per cause di forza maggiore Wrestlemania non ha potuto essere, la “slot” del 4 aprile potrebbe essere, basandosi sugli ascolti, un elemento da testare per proporre in futuro più eventi al sabato sera. Fortunatamente non esiste però solo la WWE. E se Impact (o quello che ne rimane) ha dato un buon segnale, pagando gli atleti che avrebbero dovuto partecipare, a fine marzo, a Lockdown (così come testimoniato da Ethan Page su Twitter ), è interessante la soluzione adottata dalla AEW (poi replicata dalla Game Changer Wrestling qualche giorno dopo) per ovviare all’assenza del pubblico durante l’ultimo episodio di Dynamite. La federazione di Cody Rhodes ha infatti schierato i wrestler non impegnati sul ring a fare da pubblico, realizzando anche un’interessante divisione tra una “curva babyface” e una “curva heel” (quest’ultima dominata da un sempre più mitologico Sammy Guevara, guardate qui su Youtube). In questa grave situazione per tutto il mondo del wrestling però il problema si fa particolarmente grave se parliamo di federazioni indipendenti. Qui infatti i wrestler, non potendo vantare alcun tipo di contratto, sono pagati sulla base delle loro apparizioni, e se queste ultime scendono a zero perché non ci sono più eventi a cui partecipare a causa del Covid-19, lascio a voi immaginare come sia possibile per un indy wrestler pagare le bollette o dare da mangiare alla propria famiglia. Il weekend di Wrestlemania, poi, rappresenta un introito notevolmente maggiore anche per queste realtà, che storicamente organizzano eventi “collaterali” a quelli WWE, nella stessa zona degli Stati Uniti in cui si svolge il più grande evento “wrestlinghiano” dell’anno, proprio per sfruttarne l’enorme capacità di attirare pubblico da ogni parte del globo. Senza tutto ciò, in questo sfortunato 2020 sono decine le promotion indipendenti che hanno dovuto cancellare i propri show non sapendo neanche a quando posticiparli e che risposte dare ai propri atleti, da un momento all’altro senza nessun introito. È emblematico il caso della GCW, federazione del New Jersey che riempiendo lo spazio lasciato da una sempre più insipida CZW nel mondo del death match wrestling si è imposta come promotion numero uno nel panorama indipendente americano a 360 gradi, arrivando a lanciare stelle come, su tutti, il “Bad Boy” Joey Janela. Per il weekend di Wrestlemania infatti la federazione di Brett Lauderdale aveva in programma “The Collective”, un vero e proprio weekend di Wrestlemania “alternativo” con show storici della promotion (l’ormai leggendario Joey Janela’s Spring Break o la quarta edizione di Bloodsport), show dedicati a singoli wrestler (come l’Effy’s Big Gay Brunch o il Markus Crane’s Bondage A Go-Go) e show “ospiti” di altre federazioni (come la AIW, la Black Label Pro o la giapponese Freedoms). Ora questi eventi, che avrebbero ospitato anche match attesissimi come la “superfight” tra l’attuale campione AEW Jon Moxley e Josh Barnett o il confronto tra Chris Dickinson, vera stella del 2019, e il leggendario Minoru Suzuki, sono cancellati. Di fronte alla grossa perdita subita dai suoi wrestler a causa della cancellazione di questi eventi la GCW non si è però arresa, cercando di attutire la caduta e dimostrandosi ancora una volta una federazione esemplare nell’attenzione riservata a chi rischia la vita per intrattenerci. Nei giorni scorsi è infatti andata in onda, per due serate e su Indipendent Wrestling TV (disponibile qui in VOD), la seconda edizione della Acid Cup, torneo a 16 persone dedicato alla memoria della stella della CZW Trent Acid. Durante le due giornate di torneo, svolto a porte chiuse, ed ancora per poche ore, è rimasta aperta una raccolta fondi (a questo link) il cui ricavato andrà totalmente ai wrestler impegnati nell’evento per aiutarli a superare questo momento economicamente incerto e molto difficile. Ed è proprio con un invito alla solidarietà che voglio concludere questo mio primo sproloquio su We the Wrestling, che ringrazio per ospitarmi sulle sue pagine virtuali. In questo momento difficile per il nostro paese e per il mondo intero, costretti nelle nostre case e con qualsiasi elemento di socialità ridotto al minimo, non ci arrendiamo alla graduale scomparsa del wrestling indipendente dai nostri schermi. Approfittiamo di questo tempo per recuperare show e match del passato che avremmo voluto vedere ma non abbiamo mai avuto tempo per farlo, e nel frattempo riserviamo un pensiero a chi ci fa divertire ed emozionare all’interno di quei quattro angoli e di quelle tre corde comprando il merchandising dei nostri indy wrestler preferiti. Alla fine, vedrete, #andràtuttobene.

Salvatore Ardini

P.S. non sapendo dove inserirlo vi lascio qui pillole del “Social Distancing Match” tra Jimmy Lloyd e Joey Janela andato in scena durante la seconda serata dell’Acid Cup 2, motivo credo definitivo per convincervi a seguire la GCW