Venerdì 12 febbraio. Il Glasgow Pro Wrestling Asylum, la scuola di wrestling legata alla Insane, apre le porte al pubblico per uno show che vedrà i suoi migliori trainee affrontare sul ring i loro allenatori – e non solo. I pazzi hanno preso in mano il manicomio.

E il pubblico è quello delle grandi occasioni: sono state sistemate numerose sedie (lo show è aperto alle famiglie), ma tantissimi devono restare in piedi. E ci sono diversi membri dello staff della Insane Championship Wrestling tra la folla, oltre al proprietario Mark Dallas con la famiglia accompagnato dal booker e campione Chris Renfrew su un comodo divano issato sul tetto dei bagni (davvero).

Il solito MC Simon Cassidy (“ONE FALL!”) ci introduce lo show, ricordandoci di trattenere le parolacce, e presenta il primo match.

Stevie James vs Lionheart

“The Outlaw” Stevie James, “Il fuorilegge”, ha qualcosa che vagamente ricorda James Storm, nonostante non ne abbia (ancora) il fisico.

Il match comincia con James che fa subire a Lionheart (per oggi in versione “bravo ragazzo”, che scherza con il pubblico) una serie di mosse interessanti; risponde Lionheart, con le stesse mosse a ritmo molto più elevato. Si capisce lo schema del match: un James heel che cerca di imporsi fisicamente su Lionheart, il quale risponde con una tecnica superiore.

È un incontro divertente, equilibrato, che finisce con un Lionheart che riesce a capovolgere una situazione difficile con un Rock Bottom a sorpresa che gli dà la vittoria.

Lionheart sconfigge Stevie James

Dopo il match, Lionheart è sul ring a prendersi gli applausi mentre James è fuori, dileggiato dai bambini della prima fila. Ma Lionheart prende l’avversario per i capelli, lo trascina sul ring… e lo lascia lì, a ricevere i meritati consensi. Gesto da galantuomo, e Stevie James più che pronto per uscire dal nido dell’Asylum.

Si continua con un match di coppia.

The Black Label (Jack Jester & Red Lightning) vs Kez Evans & Khifie West

È divertente vedere i malvagi Jester e Red in uno show per famiglie. Certo, Jester si fa scappare qualche gesto che forse non sarebbe il caso di fare ai più piccoli (niente di trascendentale), ma in generale sembrano davvero i cattivi dei cartoni animati per bambini; addirittura il grosso Jester sembra voler sfidare uno dei bambini più esaltati, uno che gli sta urlando di tutto: Danny Dallas, il figlio di Mark, proprietario della ICW. Danny ha 6 anni.

Per quanto riguarda i giovani sfidanti: Khifie West è un nanerottolo con la faccia da bambino e un fisico da culturista, mentre Kez Evans ha l’aspetto di un mat wrestler tecnico.

Khifie inizia a mille all’ora, cercando di schiantare gli avversari. Ma Jester è un muro di mattoni, e non cede; comincia quindi a frollarsi per bene il ragazzino, dando regolarmente il cambio al partner per consentire anche a lui di giocare un po’.

Dopo una lunga punizione ai danni di West, finalmente sale sul ring Kez Evans – che infila un paio di mosse e poi viene schiantato a terra e schienato.

The Black Label sconfigge Khifie West & Kez Evans

Che dire dei due esordienti… di Kez Evans non abbiamo visto praticamente nulla, quindi non sono in grado di dare un giudizio. Le tre cose che ha avuto il tempo di fare parevano belle, poi non saprei. Khifie West, rimandato; è sembrato piuttosto confuso, ha messo a segno qualche mossa ad effetto ma è stato evidente (almeno per me) che più volte l’avversario è stato costretto a improvvisare per riempire “buchi” lasciati da West, che secondo me ha anche dimenticato di chiamare in causa Evans in almeno un paio di occasioni.

BT Gunn vs CS Rose

Da Paradise City (where the grass is green and the girls are pretty) arriva CS Rose. Faccia da schiaffi, fisico mingherlino (stavo scrivendo “minchierlino”, che non vuol dire nulla ma dà l’idea) ma non debole, sbruffonaggine non indifferente. Il suo avversario è la versione face di BT Gunn, salterino e con un ciuffo verde. Sale sul ring, si esibisce in un discreto Spin-a-roonie (probabilmente lo chiama in un’altra maniera, ma pazienza), sorride. E poi comincia il match tra Gunn ‘n Rose. Ci ho messo due minuti a capirla.

I due si fronteggiano in mezzo al ring. BT Gunn tende la mano. CS Rose gli dà uno schiaffo in pieno volto. E BT risponde come sa: con un Chop. L’onda d’urto fa male anche a me. La ragazza in piedi dietro di me (una a caso: Leah Owens) “vende” il colpo quasi meglio di Rose.

BT Gunn allegro non è poi tanto diverso dal BT Gunn inca**ato, a parte il fatto che sorride. Pare che si diverta a picchiare lo sbruffoncello. Che però non si tira indietro, e risponde non dico colpo per colpo ma quasi.

Il match è davvero divertente, molto veloce, con qualche bella near fall. CS Rose finisce per colpire BT Gunn con un Superkick mentre finge di essere infortunato, trucco sporchissimo. Poi un roll up, e per stavolta l’allievo ha battuto il maestro. Per stavolta. Con una scorrettezza. Ma sui siti ora c’è scritto che Rose ha battuto Gunn, ed è questo che conta per lui.

CS Rose sconfigge BT Gunn

CS Rose ha condotto un ottimo match, è un personaggio facilmente esportabile e un wrestler pronto a farsi vedere dal grande pubblico.

Si prosegue con il main event della prima parte, un match femminile.

Kasey vs Molly Spartan

Per un momento ho immaginato come avrebbe reagito Vince McMahon a questo incontro. Al momento delle entrate, sarebbe di sicuro corso in bagno: le due avversarie sono entrambe donne davvero belle, molto diverse tra loro ma ugualmente attraenti. Molly, i capelli rosso fuoco, è una pinup anni ’30 e ’40, una Jessica Rabbit con il costume di Deadpool; Kasey, la ex Kasey Owens (che ha abbandonato il cognome per sottolineare la separazione dalla sorella Leah), è una bellezza più contemporanea, il fisico sottile, gli occhi blu. Ma poi questo immaginario Vince McMahon sarebbe stato costretto a telefonare al genero Triple H per chiedergli di spiegargli cosa stessero facendo quelle due sul ring. Si chiama wrestling, signor McMahon: anche le belle donne lo sanno fare. Basta allenarsi.

Ma andiamo con ordine.

Molly sembra pensare che questo match, il suo primo in singolo (ne ha combattuto uno in tag team qualche settimana fa), vada vinto, costi quel che costi. E quindi si lancia su Kasey come un toro scatenato. Essendo nettamente più potente della bellezza di Belfast, la Spartan sballotta l’avversaria in giro per il ring, coprendola di insulti (tutti adatti a uno show per famiglie). Si permette anche un “Questa è la mia casa, resta giù”, ed è più credibile di Paige in WWE. Anche perché l’Asylum è davvero la “casa” di Molly, che ci si allena ogni giorno, mentre Kasey, pur essendo una professionista esperta, lì dentro potrebbe non esserci mai passata fino a oggi, chissà.

Sì, gli attacchi di Molly Spartan sono devastanti, ma Kasey è esperta e agile, quindi riesce a schivarne abbastanza da… da non essere spappolata, direi. E risponde con una serie di attacchi aerei intelligenti, che inizialmente sembrano non scalfire nemmeno la corazza dell’avversaria ma pian piano ne consumano la resistenza, facendole piegare le ginocchia. E alla fine del match sono la pazienza e il gioco tattico ad avere la meglio.

Kasey sconfigge Molly Spartan

Molly non accetta il risultato. Mentre Kasey esce dal ring per stringere le mani al pubblico, nel mirino degli occhi di fuoco della Spartan passa l’arbitro Sean McLaughlin, colpevole di aver contato lo schienamento. Molly si alza in piedi, lo squadra ancora un po’… poi lo devasta con un Lariat che anche Stan Hansen apprezzerebbe. Poi se ne va, lasciando il povero Sean alle cure di Kasey e della security.

Molly Spartan promossa a voti pienissimi, una psicologia da veterana unita a uno stile del tutto personale. Davvero brava.

Dopo una pausa abbastanza breve, si ricomincia.

Sale sul ring, non annunciato, uno con la faccia da cretino e un gilet con davanti la bandiera britannica (tollerabile nonostante tutto) e sulla schiena la foto di Margaret Thatcher, il che lo rende automaticamente la persona più odiata dal 99,98% dell’intero Regno Unito. Va bene, esagero: 99,97%. Prende il microfono, delira un po’, poi lo raggiunge sul ring Sam Barbour, con l’aria antipatica ma meno dell’altro personaggio. Mi sa che ci tocca sostenere lui, piuttosto che tifare uno con la faccia della regina della disoccupazione sulla giacca preferirei farmi crescere un brufolo tra le chiappe. Ma poi arriva, accolto da un vero e proprio boato del pubblico, lui, Ravie-Davie, the Fresh Prince of Drumoyne Square! Sì, davvero, un boato. Per un wrestler all’esordio assoluto. Due video su YouTube, e tutti già lo amano. Una personalità magnetica. Ha il fisico di Grado e l’atteggiamento di Wee Man. Ma per il momento è il nostro idolo. Dice che anche lui vuole un match. Ma non solo. Ci sono altri che se ne meriterebbero uno. Battle Royal? Battle Royal.

Trainee Battle Royal

Arrivano altri trainee, purtroppo non presentati per nome, per arrivare credo a dieci, e si comincia.

Come tutte le Battle Royal, all’inizio è un gran casino. Si distinguono, oltre a Davie, un piccoletto con mezza faccia dipinta di blu che si muove alla grande per evitare i colpi degli avversari (Walter?), un colosso con la faccia seria (Terminator?) e uno grande e grosso con il ciuffo Emo davanti agli occhi (Michael Parks?). Gli ultimi tre sul ring sono, abbastanza ovviamente, i tre che hanno aperto il match.

Barbour caccia fuori Thatcher, tra gli applausi del pubblico; poi butta fuori anche Davie… che si salva, ricambia il favore… Barbour si salva a sua volta… Pele Kick di Davie, e Barbour è fuori.

Ravie-Davie vince la Battle Royal

Non si tratta di una situazione in cui si possa giudicare più di tanto lo stile dei partecipanti, ma sicuramente i tre che hanno aperto l’incontro hanno personaggi interessanti e li sanno giocare bene: Thatcher è un heel istantaneo, Barber è uno di quei personaggi festaioli arroganti che potrebbero però diventare facilmente face e Ravie-Davie è tutto da godere. Vedremo quando avranno match con meno partecipanti.

Kyle Khaos & Austin Osiris vs The Purge (Joseph Vane & Krobar)

L’unico match della serata (a parte la Battle Royal) a presentare solamente prodotti dell’Asylum: evidentemente, questi quattro sono stati ritenuti abbastanza bravi da potersela cavare da soli sul ring, senza la guida esperta di uno dei loro allenatori. Se lo meritano? Ebbene sì.

Cominciamo dall’inizio.

I due di The Purge si presentano sul ring a volto coperto, e uno dei due brandisce un piede di porco (in inglese crowbar… Krobar… ecco da dove viene il nome, non è una marca nuova di cereali). Toltisi le maschere, Krobar si dimostra uno piccolo ma compatto, pelosissimo (dalla folta barba fino alla schiena, che i bambini gli suggeriscono immediatamente di radersi) e dall’aria cattiva, mentre Vane ha un fisico un po’ più “da wrestler”, con un’espressione disgustata. Khaos & Osiris, invece, distribuiscono sorrisi a destra e a manca, portano sul ring un’energia pazzesca. Osiris ha il tipico fisico da flyer, mentre Khaos è un po’ più alto e relativamente più grosso, anche se di fronte a The Purge sembra anche lui un grissino pallido.

Come ci si poteva aspettare, i The Purge lottano di potenza, con poche scorrettezze ma usate in maniera precisa, economica. Sembrano avere un piano dettagliato per la demolizione degli avversari, non sono i due motociclisti rissosi che sembravano, c’è un metodo nella loro cattiveria. Gli altri due, invece, usano l’adrenalina. Osiris in particolare è molto bravo a scaldare il pubblico, a ottenere reazioni, e quando smonta uno degli avversari con calci a gambe, petto e testa alla Daniel Bryan riceve un bel coro di “Yes”.

I due face, più agili, mettono a segno una bella serie di mosse aeree, compreso uno spettacolare doppio volo da due angoli verso l’esterno del ring che sembra fare più male a loro.

Potrei andare ancora avanti a lungo, ma non avrebbe senso descrivere ogni momento. Basti sapere che alla fine del match il povero Kyle Khaos viene scaraventato con malagrazia fuori dal ring, mentre Austin Osiris rimane alla mercé delle due bestie che lo massacrano un po’ e poi lo stendono con il loro finisher, che chiamano semplicemente Murder, omicidio.

The Purge sconfiggono Kyle Khaos & Austin Osiris

…sì, sanno condurre un match anche senza guide. I due di The Purge sono molto concreti, bei personaggi e uno stile senza fronzoli, fatto di colpi che sembrano davvero far male. Khaos & Osiris sono due wrestler agili che non si limitano allo stile high flying, anzi. Di Osiris voglio di nuovo sottolineare in particolare la capacità di scaldare il pubblico, mentre Khaos, insieme a un’abilità tecnica eccellente che l’ha fatto nominare “trainee del mese” per gennaio, ha dimostrato di saper “vendere” le mosse dell’avversario in maniera davvero straordinaria. Di questi quattro sentiremo presto parlare di nuovo.

E si va al main event. Duecentocinquanta chili di carne umana sul ring (escludendo l’arbitro Sean, che non è esattamente un fuscello). Bestia contro bestia.

Flex Hunter vs Wolfgang

Flex fa paura. Altissimo, con il volto coperto dai capelli lunghissimi, incede verso il ring riportandoci alla mente Undertaker in versione motociclista, comprese le frange sui pantaloni. E poi arriva Wolfgang, il Wolfie felice, quello che entra con i Duran Duran, che ride, che stringe le mani ai bambini. Poi sale sul ring, vede Hunter e diventa serio.

È raro vedere Wolfgang guardare qualcuno dal basso in alto, ma qui succede.

Le prove di forza iniziali tra i due non vedono vincitori. Cominciano a picchiarsi. I colpi rimbombano per tutto l’Asylum. Il pubblico è in delirio.

Flex Hunter sa una cosa: nonostante sia appena uscito dal training, non è più un uomo particolarmente giovane. Quindi deve bruciare le tappe. E per farlo ha bisogno di una vittoria, subito, contro uno dei suoi maestri. Non può permettersi di cercare di far piacere al pubblico. E quindi inizia a togliere le protezioni dagli angoli. Uno. Due. Prende una sedia, ma l’arbitro Sean gliela toglie di mano e va a metterla via. E quindi Flex libera un terzo angolo. Non uno dietro l’altro, ovviamente. Wolfgang finisce su due di essi, Hunter sul terzo. Ma nessuno resta giù. Non c’è modo di finire questo match.

Poi Flex recupera la sedia, avendo visto dove la portava l’arbitro. Sean gli si avvicina, gli ricorda che non può usarla pena la squalifica… Flex spinge via l’arbitro, che decide di non squalificarlo: ma se userà la sedia il match sarà finito. La sistema a terra, e va a sollevare Wolfgang per schiantarcelo sopra… comunque roba da squalifica… ma Wolfie riesce a evitare, anzi, solleva Hunter, lo atterra evitando la sedia. Si riparte, ormai il ritmo è asfissiante. Flex riprende in mano la sedia, la solleva, prende la rincorsa… Wolfgang si scosta, la sedia sbatte sulle corde e centra Flex in pieno volto! Wolfgang è pronto, Spear, sale sulle corde, Wolfton Bomb, uno, due, tre!

Wolfgang sconfigge Flex Hunter

…e comunque Flex si libera dallo schienamento, solo mezzo secondo troppo tardi. Capisce cos’è successo, e se ne va infuriato.

Cosa posso dire di questo esordiente? Be’… che non si riusciva a capire quale fosse il veterano con oltre dieci anni di attività alle spalle e quale fosse il wrestler al suo secondo match. Vi basta?

Applausi a tutti, ma mentre andiamo via c’è un altro momento interessante. Ricordate che ho scritto che Jack Jester sembrava voler sfidare Danny Dallas, il figlio di 6 anni di Mark Dallas? Quello che non ho detto è che Danny ha accettato la sfida. E quindi, in un dark match, i pochi rimasti nell’Asylum dopo lo show (praticamente tutti addetti ai lavori e le famiglie dei wrestler) vedono Danny centrare Jester con un Uppercut, salire sulle corde, finirlo con un Double Foot Stomp e schienarlo, con Lionheart a contare il tre.

Se lo merita, quel cattivone di Jack Jester.

Invece, gli esordienti che ho nominato più sopra – segnatevi i loro nomi. Presto li sentirete di nuovo, ne sono sicuro.