Holy Sh*t #33 – Quattro parole su Wrestle Kingdom 11

Questa non è una recensione di Wrestle Kingdom 11. Questo non è un report.
Questo articolo non conterrà spoiler.
Questo è il mio personalissimo invito a guardare Wrestle Kingdom. Sono armato di argomentazioni e sono pronto a coinvolgermi così tanto da portarvi a vedere l’evento.
Tenetevi forte.

 

È chiaro che in questo editoriale mi riferirò solo a chi non ha visto Wrestle Kingdom 11 e non sa se vederlo o meno. Perciò niente spoiler.
Parlerò invece della card in generale, dell’evento nel complesso, con l’obiettivo di spingere a trovare lo show e guardarlo tutto d’un fiato.

 

Innanzitutto, cos’è Wrestle Kingdom 11? Wrestle Kingdom sono semplicemente 5 e passa ore di wrestling giapponese firmato NJPW. Per chi non lo sapesse, Wrestle Kingdom è, in parole povere, la versione della New Japan di WrestleMania. E siccome la NJPW è seconda solo alla WWE, ecco che WK è secondo solo allo Showcase of the Immortals. Wrestle Kingdom che, ogni 4 gennaio si svolge nel Tokyo Dome di Tokyo, nel palcoscenico più importante del puroresu tutto.
Ma adesso basta spiegazioni teoriche. Penso di essere stato chiaro. Parliamo della card.

 

La card di Wrestle Kingdom è formata da 11 match, che ora analizzeremo uno per uno.
Partiamo dal pre-show, partiamo dalla New Japan Rumble. Cos’è la New Japan Rumble? È una Battle Royal a schienamenti e sottomissioni a venti uomini, con questi ultimi che entrano uno dopo l’altro ogni 90 secondi. Essendo relegata nel pre-show, essa non ha poi tanta importanza. I lottatori dentro di essa sono in genere lowcarders/midcarders oppure vecchie leggende del calibro di Jushin Thunder Liger e Hiroyoshi Tenzan. Skippabile, certo. Imperdibile se invece siete dei nostalgici e soffrite la mancanza di wrestler che hanno reso grande la New Japan qualche anno fa.
Subito dopo la New Japan Rumble parte il vero divertimento. E si comincia con un match interpromozionale, allo scopo di promuovere il nuovo anime dell’Uomo Tigre. Il match vede affrontarsi Tiger Mask W, interpretato nel match da Kota Ibushi, e Tiger the Dark, l’acerrimo rivale dell’Uomo Tigre nell’ultimo capitolo dell’anime, interpretato nel match da ACH. Un incontro carino e valido per aprire la serata, per scaldarci al passo successivo, dove vedremo gli Young Bucks difendere le cinture IWGP Jr. Heavyweight Tag Team dai Roppongi Vice.
E parliamo di questo tag team match allora, anch’esso discreto, con ambedue i tag team che hanno dato il massimo. I favoriti erano i Bucks, ovviamente, ma anche i RPG Vice avevano le loro quotazioni, soprattutto dopo aver trionfato nel Super Jr. World Tag League, il torneo tag team per pesi leggeri. Non vi dirò il risultato per ovvi motivi, starà a voi decidere se i vincitori hanno meritato oppure no.

 

Passiamo oltre, passiamo al quarto match della serata, passiamo ai NEVER Openweight 6-Man Tag Team Titles che Ricochet, Satoshi Kojima e David Finlay difenderanno in un Gauntlet Match contro il trio del Bullet Club (Bad Luck Fale, Yujiro Takahashi ed Hangman Page), il trio del CHAOS (Will Ospreay, YOSHI-HASHI e Jado) ed il trio dei Los Ingobernables de Japón (SANADA, BUSHI, EVIL). Match a quattro team, iniziato con lo scontro tra CHAOS e BC, al quale si è poi aggiunto il team dei LIJ e poi i campioni. Incontro un po’ caotico che non ho apprezzato più di tanto, un match da 6 politico, anche questo evitabile ma non prima di aver visto i vincitori.
Passiamo oltre, passiamo al primo incontro in NJPW per Cody, The American Nightmare, ex Cody Rhodes, il quale se l’è vista con un altro ex WWE, un tempo CJ Parker, ora Juice Robinson. Match discreto, da 7, dove Cody ha dimostrato di saperci fare, subendo in alcuni momenti l’offensiva del nemico. Match dal risultato scontato ma che comunque non svelerò. Comunque sia, debutto di Cody in Giappone da recuperare.
Dopo di che, Kyle O’Reilly difende il ROH World Title dall’assalto di Adam Cole. Match che poteva dare di più, che mi è piaciuto ma che poteva dare di più. Minutaggio da midcarding per un incontro che un mese prima era nel main event di Final Battle 2016. Da vedere, del resto le sfide tra KO’ ed Adam Cole sono sempre ampiamente sopra la sufficienza. Questa vi stupirà particolarmente.

 

E siamo arrivati a metà evento. Ora viene il bello.

 

IWGP Tag Team Titles on the line tra i Guerrillas of Destiny, campioni in carica, contro i G.B.H., vincitori della G1 World Tag League come nel 2015, e gli altri sfidanti, il duo del CHAOS formato da Tomohiro Ishii e il ladruncolo Toru Yano. Perché ladruncolo? Guardate il match.
E allora, parliamo dell’incontro. Match che a me non è piaciuto, troppo confusionario, personalmente lo reputo come il peggiore della serata. È da vedere? Ni. Fatelo solo se siete fan di uno dei tre tag team, oppure se non volete spezzare il ritmo del PPV. In caso contrario, passate oltre. Anche perché, ora arriviamo ai fantastici 4.
Il primo match da vedere assolutamente contrappone Hiromu Takahashi e l’IWGP Jr. Heavyweight Champion, KUSHIDA. E dannazione, cosa non è stato questo match. Pieno di ribaltoni e colpi di scena, l’atletismo e l’instancabilità del campione contro la tenacia, la determinazione del nuovo membro dei Los Ingobernables de Japón. E ancora, belle mosse e grandi spot. Da vedere. Ed è solo il meno bello dei quattro match preposti a chiudere lo show.
Successivamente, una sfida dal sapore amaro. Perché amaro? Amaro per noi. Solo a sentire i loro nomi, io sento dolore. Ma ne varrà la pena, visto il grande match che ne uscirà. Katsuyori Shibata difende il NEVER Openweight Championship dall’assalto del suo ex tag team partner, Hirooki Goto. Botte, botte, botte. Probabilmente un match migliore di quello tra Shibata e Ishii dell’anno scorso, dove Shibata portò via il titolo all’avversario. Quest’anno cos’avrà fatto il nipponico contro il suo ex compagno di coppia? Scopritelo vedendo il match e solo vedendo il match. Resterete soddisfatti.

 

E siamo giunti anche ai due main event. Gli ultimi due match della serata. Partiamo dalla sfida tra Tetsuya Naito, IWGP Intercontinental Champion in carica, il quale difende il titolo contro l’Ace of Japan, il sempreverde Hiroshi Tanahashi. Ragazzi, che capolavoro. Un match bilanciato a dir poco, pieno di colpi di scena e di manovre da pelle d’oca. La storia raccontata nel match vale da sola le 4 stelle e tre quarti che merita complessivamente questo scontro. Ho detto tutto.

 

E giungiamo al main event. Kazuchika Okada, IWGP Heavyweight Champion, contro Kenny Omega, vincitore del G1 Climax 26, primo gaijin nella storia a farlo e primo leader del Bullet Club ad arrivare nel main event di Wrestle Kingdom. Questo main event può significare rinascita per la stable più importante del panorama indipendente. Ce la farà il canadese a portare a casa il bottino?
Scopritelo da soli. Non posso dirvi altro.
E basta.
Davvero, basta. Signori miei, che ve lo dico a fare. Solo uno sprovveduto non può aver sentito parlare di questo incontro negli ultimi tre giorni. Un match che definire tale è quasi un insulto vista la sua incommensurabile bellezza, un capolavoro da cinque stelle a tutti gli effetti, tra i migliori match della storia, per altri addirittura il migliore. Non mi spingerò troppo oltre. Guardatelo e basta, fatevi questo piacere.

 

E quindi, vale la pena vedere Wrestle Kingdom 11? Ma certo che ne vale la pena. Un evento che al 4 gennaio già ci regala due Match of the Year Candidate e che da solo entra di diritto tra i candidati ad evento dell’anno MERITA la vostra attenzione. Magari anche stasera, magari anche mentre mangiate giapponese tra le mura della vostra abitazione. O, se preferite, anche una semplice pizza, forse un tantino più pesante del sushi ma che digerirete tranquilli mentre vi godete queste divertentissime ore di wrestling nipponico. Prendetevi una serata per voi e aprite la vostra mente. Dopo WK 11 andrete a letto soddisfatti e col sorriso. Perché? Perché avrete visto finalmente qualcosa di diverso dalla WWE e perché, fidatevi, vi piacerà. È nel DNA dell’uomo scoprire, conoscere cose nuove. Wrestle Kingdom 11 è l’evento giusto da cui iniziare.
Buon divertimento.

 

Sperando di esser stato non troppo pesante con le mie analisi e sicuro di avervi coinvolto almeno un po’ con il mio invito, io vi saluto. Alla prossima.