Holy Sh*t #40 – Il compito di un heel – Parte 4 – feat. Maxis

Bentornati, lettori, nell’Holy Sh*t. Ritorna, a distanza di mesi, l’unica “rubrica nella rubrica” capace di premiare i cattivi del wrestling, nella sua quarta parte. Quella di oggi è un’edizione speciale. Accanto a me ci sarà infatti un volto nuovo nelle nostre pagine, alla sua prima apparizione qui nell’Holy Sh*t. Siate calorosi per Maxis.

 

Salve utenti di We the Wrestling, mi potete chiamare Maxis e sono veramente eccitato di far parte, seppur in questa sporadica occasione, di questa rubrica.

 

Iniziamo con la fatidica domanda: qual è il compito di un heel?
Oggi vi parlerò di un heel che come pochi altri al mondo in questo momento si sta dimostrando perfetto nello svolgere il proprio compito: Neville.
Il buon Neville è sempre passato inosservato nei radar WWE, dal debutto nel main roster ha collezionato solo magri successi e nulla più, ma poi è arrivata una scintilla nella sua carriera da atleta della compagnia di Stamford che arriva sottoforma di frattura alla caviglia durante un match contro Chris Jericho in una delle ultime puntate di RAW prima di WrestleMania 32. Una bella mazzata dal punto di vista atletico, ma forse l’ideale per prendersi un momento per sé, per pensare a come lasciare il segno in una compagnia fin troppo piena di talenti, per evolversi insomma.
Quest’opportunità arriva con la rinata divisione Cruiserweight, che nel suo primo periodo di vita non se la stava passando granchè, con il pubblico che non se ne fregava molto delle ottime prestazioni dei vari TJ Perkins, Brian Kendrick e Rich Swann e con la categoria che aveva pochissima considerazione da parte dei booker. Fortunatamente, con gli innesti di Jack Gallagher e Noam Dar, la divisione stava risalendo la china, ma mancava qualcosa, mancava un trascinatore, una figura cardine per fare emergere dalla massa questa divisione ed i fan già sapevano chi sarebbe stato quello che doveva portare la baracca, seppur non sapevano in che modo sarebbe successo.
Roadblock: End of the Line, Pay Per View dimenticabilissimo, che segna il ritorno del nostro Neville, barba un po’ più folta a parte sembra la stessa identica persona che avevamo lasciato un anno prima a controcersi dal dolore con una caviglia a pezzi. Si congratula con il campione Swann, uscito vittorioso da un Triple Threat contro i precedenti campioni Perkins e Kendrick, lo applaude ed un secondo dopo gli fa un “bucio de culo” incredibile con una furia ed un vigore che non si era mai visto prima. Neville è cambiato.
Neville non è più un puffo in calzamaglia e mantello, è un uomo completamente accecato dalla furia che si autoproclama King of the Cruiserweights e, a maggior ragione, dimostra di avere tutto per esserlo ed è consapevole di ciò, lui ogni cosa che dice la dimostra con fatti inequivocaboli, inattaccabili, ma gli manca solo una cosa per incoronarlo definitivamente: il titolo. Quindi prima lascia una scia di distruzione in quel di 205 Live e poi finalmente conquista il suo primo titolo nel main roster.
Lasciatemi dire perchè Neville è uno dei migliori heel degli ultimi 10 anni in WWE. In primis, c’è stata un esplosione di quelli che vengono definiti dai fan “cool heel”, ossia un cattivo che pure se dice le peggio cose viene apprezzato dal pubblico per le sue indubbie qualità. Neville è un eccezione anche abbastanza clamorosa a questa categoria, perchè ha delle qualità incredibili, ma visto che non ha l’appeal di un Kevin Owens, ad esempio, il pubblico se ne frega altamente di lui, o almeno, se ne fregava nel suo periodo face, visto che da heel riesce magistralmente a farsi odiare, perché semplicemente, lui, a differenza di altri, alle parole fa valere i fatti e non si tira indietro di fronte a nessuna sfida.

 

Altra importantissima caratteristica dell’ascesa di Neville come villain è il suo moveset, che all’apparenza non sembra cambiato, ma all’apparenza eh, perchè nei fatti Neville è diventato l’ibrido perfetto tra high flyer e striker, una persona che sa i danni che può infliggere al suo corpo se ha uno stile troppo incentrato sul volo e allora è diventato uno striker preciso, chirurgico, che usa le manovre volanti solo per chiudere il match e la sua Red Arrow è SEMPRE una certezza, quando la usa è SEMPRE una conclusione, nessun atleta si è mai tirato fuori dalla manovra finale dell’inglese. Se proprio non riesce ad avere l’occasione di usarla, allora la Rings of Saturn o il Superplex si sono dimostrati una valida alternativa nel corso del suo stint da heel, questo fa anche capire come sia universalmente dotato questo atleta, non solo dal punto di vista atletico, ma anche dal punto di vista delllo storytelling e della narritiva in-ring nei suoi più microscopici dettagli.

 

La chicca finale del suo personaggio è il suo essere non un semplice re di una categoria, ma un vero e proprio tiranno, un despota che se gli intralci la strada non ha alcun problema nel farti a pezzi. Nessuno, per ora, ha dimostrato di essere all’altezza del re, nessuno degli sfidanti, per ora, si è dimostrato una valida competizione e, come disse lui in un promo:“Nobody holds a candle to the King”.
Qual è il compito di un heel? Chiedetelo a Neville, sperando non vi sputi in mezzo agli occhi e non vi metta giù con un calcio dei suoi, da gran bastardo quale è.

Detto questo, passo la parola al padrone di casa che vi racconterà di un altro heel che sta facendo il suo compito alla grande. Un saluto, semmai ci vediamo la prossima volta.

 

Ed ora tocca a me.
Tocca a me parlare di un altro re. Anzi, lui non è propriamente un re. Lui è colui che ha scalzato dal trono il sovrano precedente, e ciò dovrebbe renderlo il nuovo re. Ma no. Perché i fan lo rigettano ed una corona sulla testa richiede troppe responsabilità, legami, amicizie, patti, eccetera eccetera. Il qualcuno di cui sto parlando è un sovrano a suo dire, un mercenario senza padroni, un guerriero solitario, giovane, forte, imbattibile, insormontabile. Da qualche settimana, la WWE è diventata il suo “yard”, dopo aver abbattuto il sovrano precedente, The Undertaker. Avete già capito.
L’heel, o meglio, il wrestler, di cui parlerò oggi è Roman Reigns. Il miglior cattivo che c’è in WWE.
Perché dico questo? Perché di cattivi come lui, ormai, non ne esistono più. E sapete qual è il bello? Quello del cattivo non è neanche il suo ruolo, vuole farci credere la WWE. Ma il fan non è sbadato, il fan non può accettare un simile smacco. E giù fischi, cori, insulti anche pesanti, spesso sbagliati nei confronti dell’uomo ma che non sono altro che carburante per la corazza che copre il tutto. Roman Reigns, signori miei, è addirittura un heel migliore di quello che fu il cugino The Rock ai tempi della Corporation. Ed il colmo in tutto questo è che, ripeto, quello dell’heel non è nemmeno il ruolo autentico interpretato dall’ex membro dello Shield. Eppure è fischiato, eppure l’heat del pubblico nei suoi confronti c’è, quell’heat aspro, cinico, diretto, un heat che, paradossalmente, neanche il miglior heel vero e proprio in federazione, The Miz, è capace di creare, proprio per la presenza, seppur modesta, di suoi stimatori. Quanto al Big Dog, davvero nessuno può amarlo con tutto sé stesso. Diffidate dai bambini o dagli stupidi, loro amano Roman Reigns solo perché è la WWE a volerlo.
E allora, io perché ne sto parlando bene? Perché io sto apprezzando il lato sbagliato del tre volte WWE Champion, il lato che la WWE non ci darà, almeno per ora? Sapete, io sto stimando l’attitudine ed il potenziale del cattivo che Roman Reigns nasconde, un cattivo totalmente diverso da un Kevin Owens, da un Rusev, da un Seth Rollins di un paio d’anni fa. In queste righe, io sto descrivendovi un cattivo tanto nuovo quanto all’antica. Vi sto parlando di un uomo odiato dal mondo intero, senza nessuna grande abilità al microfono, con la sola voglia di colpire, fare male, ricordare di essere il migliore. Un cattivo vecchio stampo, ma comunque nuovo, rivoluzionario, questo perché pare che la WWE abbia veramente dimenticato il concetto di heel. Sarà progresso, evoluzione o sviluppo, ma di tanto in tanto, un tuffo nel passato è sempre benaccetto. Guardate i Revival. “No Flips, Just Fists” è il loro motto. E loro colpiscono duro, vincono e vinceranno, perché sono dei vincenti nati. Ma qual è il problema che, come heel, riesce a renderli inferiori (e non è un male questa volta, visto lo status che ha il Big Dog) a Roman Reigns? Proprio noi. Noi che li stimiamo, che li amiamo, che cantiamo la loro theme song. Loro ci vanno giù pesante ed è bene che vengano ricompensati, com’è giusto che sia, dal fan 2.0, di nuova generazione, il fan dell’internet che ha dimenticato quanto, in questo sport-spettacolo, fin dagli albori abbia sempre avuto una posizione predominante il ruolo, il compito, l’attitudine di un soggetto.

 

Roman Reigns è l’unico al mondo capace di risvegliare il fan di prima generazione anche in coloro che, effettivamente, possono essere considerati fan di seconda generazione. Questo perché, in fondo, lui non merita troppi apprezzamenti come lottatore. Lui non ne merita perché non è l’atleta eccelso in cui tutti speravano e che i più allocchi elogiano e, soprattutto, non ne merita perché, signori, lui ha ammazzato l’unica leggenda che il vero Legend Killer, Randy Orton, in passato non riuscì ad ammazzare. Il giovane che calpesta la storia, il passato, calpesta tutta la WWE per creare una nuova era, una nuova dimensione.

 

I volti che contraddistinguono un’epoca, davanti all’Undertaker, non hanno valore. Abbiamo avuto di fronte un uomo davvero immortale, capace di essere la colonna portante della realtà più importante in questa disciplina per oltre 25 anni, tra tre generazioni, vedendo passare volti nuovi e vederne di più vecchi che “lasciavano lo stabile”. Quando ad un certo punto arriva l’appuntamento col destino, non c’è scampo. Il treno passa una sola volta, l’Undertaker lo ha preso e non tornerà più indietro. Abbiamo gioito, abbiamo esultato ma abbiamo anche pianto e piangeremo ancora per il signore del ring. Ma serviva qualcuno che coprisse il posto lasciato dall’Undertaker. Serviva vita nuova a quel trono, un erede, un nuovo re. Il 2 aprile 2017 si è scritta la storia. È morto per davvero colui che si professava immortale. Un’altra leggenda è nata, una leggenda che tutti odieremo per sempre perché l’uomo è fatto così, ha emozioni e sentimenti, per cui è profondamente legato alla figura del vecchio, di colui che è stato una certezza, pertanto ha paura di scoprire cosa sarà in grado di darci una ventata d’aria fresca, per l’appunto, il nuovo.

Ma ora bisogna guardare avanti, bisogna alzare la testa ed osservare la creazione del guerriero impavido, giovane, inscalfibile di cui la WWE aveva davvero bisogno. Ed ora tutti cresceremo assieme a lui, in un modo o nell’altro, contrariamente a ciò che il cuore impone, ci affezioneremo, gioiremo, esulteremo, piangeremo con lui.
L’essere umano, nostalgico com’è, resterà sempre legato alla figura dell’Undertaker. Ma ora c’è bisogno di una novità. Una presenza costante nei teleschermi, capace di farci affezionare a lui come ci riuscì il Deadman nei suoi primi anni di carriera, quando era sempre presente nelle puntate di RAW.
Che ci piaccia oppure no, Roman Reigns era l’uomo giusto per ritirare l’Undertaker. Aveva l’attitudine giusta in quegli attimi, momenti in cui solo gli stolti potevano lasciarsi sfuggire l’enorme potenziale da cattivo dell’ex membro dello Shield. Ora, per davvero, abbiamo The Guy. Abbiamo il sovrano, il guerriero, qualcuno che sostituirà l’insostituibile. Siamo al punto di partenza. Siamo giunti al momento in cui bisogna fermarsi, riflettere e dire:”Dannazione, quest’uomo ha appena ammazzato il mio wrestler preferito. Devo fischiarlo, devo impegnarmi ad odiarlo, perché non odiare qualcuno che spodesta dal trono il migliore?”.

 

Roman Reigns, attualmente, è ancora un bravo ragazzo. In fondo però, c’è tanto da scoprire, c’è un figlio di puttana che ha ammazzato il più grande wrestler della storia della WWE, c’è qualcuno capace davvero di essere heel e, quindi, di farsi fischiare. Ma non per questo bisogna tifarlo. Freghiamocene dello sviluppo del fan, del dissolvimento del concetto di heel e face, delle generazioni di tifosi. Roman Reigns è il cattivo in tutto questo ed un cattivo si merita odio per le sue azioni.

 

Qual è il compito di un heel? Chiedetelo a Roman Reigns. Forse lui è davvero capace di rispondervi.

 

Anche per questa settimana, un altro capitolo si è chiuso. Ringrazio di cuore Maxis per questa collaborazione, sperando non sia la prima ed anche l’ultima, e vi auguro un buon weekend.
Passo e chiudo.