Holy Sh*t #45 – Perchè Glow è una serie TV adatta a tutti

Non potevo aspettare ancora. Questa era la giusta occasione per parlare di Glow, l’ultima serie TV prodotta da Netflix che tante recensioni positive sta riscuotendo dopo una settimana dalla sua uscita. Nel wrestling web italiano, molti miei conoscenti hanno iniziato a seguire questa particolare serie, me compreso. In molti l’hanno già finita o non vedono l’ora di iniziarla, tanti ancora, invece, stanno aspettando un po’ di tempo per iniziare a guardarla, magari spaventati da come potrebbe venir trattato lo sport che ci accomuna tutti, il wrestling, dentro questa serie. Ebbene, io sono arrivato al nono episodio e, ad oggi, non posso che dirvi di guardarla il prima possibile. Anzitutto perchè è molto leggera, con tanto comedy e con personaggi con una storia tutta loro alle spalle. Dalla timida ragazza in sovrappeso con il padre wrestler e iperprotettivo (di fatto non vuole che la figlia lotti come lui), al produttore del programma, estremamente spendaccione ma tenuto al guinzaglio dalla madre, colei che arriva addirittura a congelargli il fondo economico, impedendogli quasi di portare avanti il programma (il perchè di quel “quasi” scopritelo voi guardando la serie, non ve lo spoilero), fino alla ex star della televisione, con un figlio e con una vita da rifare dopo l’essersi separata dal marito.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti. La prima stagione è composta da dieci puntate che oscillano tra i 29 ed i 37 minuti di durata, per cui non è neanche troppo lunga da vedere.

 

Per non parlare delle comparse di lottatori e delle citazioni ai wrestler presenti nella serie. In nove puntate ho notato citazioni ad Hulk Hogan, a Ric Flair, comparse in tv (segmenti in cui un personaggio guardava la tv, magari per apprendere meglio) di gente come lo stesso Hogan e Harley Race, comparse nella serie di wrestler affermati nella scena indy ed ex WWE come Johnny Mundo, Joey Ryan, Christopher Daniels, Frankie Kazarian, Alex Riley, Tyrus (ex Brodus Clay in WWE) e, se non vado errato, ho anche notato Carlito! E che dire dello stand della PWG, dove, in una puntata, tre delle protagoniste sono andate a vedere uno show di wrestling per apprendere qualcosa in più. Tutto ciò è magnifico!

 

Ciò che rende Glow una serie davvero ben riuscita è sicuramente il come viene visto il wrestling. La disciplina non viene affatto bistrattata, anzi, è vista davvero come un qualcosa di serio. I nomi delle mosse sono azzeccati e le protagoniste della serie non disprezzano lo spettacolo, anzi, lo adorano e ci credono molto. Per una volta il wrestling non è preso come uno show da circo. Tutto ciò non può che riportarmi alla memoria il magnifico The Wrestler, film del 2008 in cui davvero viene espressa la durezza dello sport-entertainment, la sua serietà, l’impegno che ogni atleta ci mette. Quando il nostro sport “finto” viene trattato così bene, per noi fan è sempre una vittoria.

 

Glow è veramente la serie a tema sportivo che mancava a noi fan, e per soddisfarci al meglio, Netflix ha affidato la regia ai creatori della ben più conosciuta serie TV, Orange is the new Black, arrivata a cinque stagioni. E si vede! La fotografia non è niente male, gli attori recitano davvero molto bene ed è eccellente l’ immedesimazione nella parte di personaggi come Cherry o Sam, nella serie il regista dello show.

 

Che dire, io non posso fare altro che consigliare Glow ad ogni fan di wrestling… e non!
E perchè dico questo? Perchè Glow è la serie TV perfetta per far capire ad un non-fan quanto il wrestling sia uno sport serio, come una componente di lotta autentica ed una componente di spettacolo, un’opera teatrale senza tempo può fare innamorare davvero chiunque, anche i più scettici. E questo perchè, lo ripeto, Glow tratta il wrestling come merita di essere trattato. Ed è impossibile non infondere curiosità in colui che ha visto la serie e non segue il wrestling. Sono abbastanza sicuro che, grazie a Glow, la disciplina ne abbia beneficiato, ottenendo qualche fan in più.

 

E poi, che dire della scelta di basare Glow a su delle lottatrici donne? Non potevano scegliere momento migliore per mandare in onda questa serie, questo perchè il wrestling femminile, finalmente, è il perfetto esempio di come le donne possano fare quello che fanno gli uomini. Un argomento complesso e delicato che nella serie è gestito nel migliore dei modi, perchè l’impressione è davvero quella che le donne siano capaci di lottare come gli uomini. Ed è l’epoca in cui è ambientato Glow, ad aiutare quest’ultimo. Il wrestling femmine anni ’80 è pieno di icone di questa disciplina, come Fabulous Moolah, Mae Young o Alundra Blayze. Davvero queste donne si impegnavano e facevano di tutto per attirare l’attenzione del pubblico, nonostante questo restasse quasi sempre ammaliato dalle gesta dei ben più famosi e “forzuti” lottatori di sesso maschile. Del resto, nella cultura popolare tutti si ricordano di Hulk Hogan ma nessuno ricorda della stessa Mae Young o della Blayze. Glow serve proprio a questo. Far capire quanto sia stato importante il wrestling femminile in quell’epoca e realizzare quanto, attualmente, il wrestling femminile stia scrivendo la storia. Perchè, tra 30 anni, tutti dovremmo ricordarci delle gesta di Sasha Banks, di Charlotte Flair, di Becky Lynch, di Bayley, di Asuka e di tante altre guerriere che tanto stanno dando a questo sport, anche fuori dalla WWE.

 

Amici, un consiglio spassionato: guardate Glow e spargete la voce. Ognuno deve capire davvero cos’è il wrestling e quanto storico sia quello femminile.
Fatelo per la vostra mente, la vostra cultura e, soprattutto, per ricordarvi che la parità di sesso, ad oggi, è reale.

 

Per oggi è tutto lettori. Ci rivediamo tra due settimane.
Passo e chiudo.