Holy Sh*t #46 – 32 donne

C’era una volta la WWE, quel posto magico dove il wrestling è maschio, è forza, potenza, è esclusiva degli uomini. E tutto attorno, il mondo. Il mondo che vede la donna al pari dell’uomo, la vede avvocato, la vede presidente, la vede wrestler e, nello specifico, la vede capace di fare del buon wrestling, nonostante non sia forte e potente come gli uomini.
Poi, un bel giorno, la WWE si sveglia. Esce dal suo sonno profondo e, tutto d’un tratto, cambia mentalità. Ed in un paio d’anni, eccoci che abbiamo avuto il primo Hell in a Cell Match tra donne, il primo main event di un PPV riservato alle donne, il primo Money in the Bank Ladder Match esclusivo per le donne, il primo, il primo, il primo…
La WWE si è amalgamata al popolo. E lo continua a fare, continua a premere sull’accelleratore perché, si sa, per essere il posto più grande nel mondo del wrestling, devi dimostrarlo, anche al costo di strafare. Ma questo non è proprio il caso perchè, in un mondo dove tutto il contorno si mobilita ad organizzare tornei d’ogni tipo, la WWE aveva bisogno di mettersi in risalto col Mae Young Classic. E dopo la bella esperienza del Cruiserweight Classic (col quale la federazione ha compreso quanto il prodotto indy sia appetibile e quindi meriti di essere proposto a più riprese), era inevitabile una competizione di questo calibro, soprattutto dopo l’esplosione definitiva della categoria femminile nell’anno passato, con gli esempi di “prime volte” già citati prima.

 

Dunque, questo torneo servirà alla WWE? Risposta: sì. E vi spiego perchè. In un periodo dove la donna è vista quasi con maggiore importanza rispetto all’uomo, la WWE si sente praticamente in dovere di portare alta la bandiera femminile come mai prima d’ora, quasi come se dovesse recuperare per tutte le volte in cui la federazione ha gestito male un personaggio femminile. Peraltro, la WWE sembra stia approfittando di una situazione interna al proprio settore per creare questo torneo. D’altronde, se è vero che la donna sta venendo finalmente trattata come merita, è pure vero che il wrestling indy sta vivendo un periodo d’oro: mai come ora veniva tanto considerato dalla maggiore federazione al mondo. Pensateci: sempre più talenti indipendenti vengono messi sotto contratto e, come se non bastasse, la federazione non perde occasione per farli esibire in qualche circostanza, anche come jobber a NXT ad esempio, dove spesso abbiamo visto lottare gente più o meno famosa del panorama indipendente (il primo esempio che mi viene è quello di Tessa Blanchard, o ancora meglio, di Tommaso Ciampa e Johnny Gargano, che poi sono stati pure messi sotto contratto e hanno avuto la possibilità di lottare in altre promotion mentre erano già impegnati con la maggiore federazione di wrestling al mondo, come lo stesso Ciampa, che mentre era in faida con i Revival per i titoli di coppia di NXT, che ha anche vinto a novembre con Gargano, è arrivato a lottare in Bullfight Wrestling, a Torino, nel settembre dell’anno scorso) o, per l’appunto, negli appositi tornei che si susseguono dalla scorsa estate, dapprima col sopracitato e tanto positivo Cruiserweight Classic, poi col WWE UK Tournament e la creazione del WWE United Kingdom Championship, che ci ha fatto scoprire meglio l’immenso talento di Pete Dunne e Tyler Bate ed ora, con il Mae Young Classic, che tante brave lottatrici di ogni parte del mondo ci farà conoscere e tanti grandi incontri ci farà avere, grazie ad alcune contendenti come Kairi Hojo, Candice LeRae e tante altre.

 

Oltre al valore del torneo, anche il nome ha un significato simbolico. Tributare alla grande Mae una competizione così, è sicuramente un gesto nobile e sono sicuro che, da lassù, lei sorriderà quando vedrà lottare tutte quelle wrestler. Parliamo di una delle prime lottatrici vincenti della storia, una delle più ricordate e conosciute nella storia della disciplina, un pilastro autentico della categoria femminile nella storia del wrestling, un vero modello da seguire.

 

E infine, si potrebbe parlare del premio. Non si ha la certezza a riguardo, ma pare che la ricompensa sarà una title shot per il titolo femminile di NXT. E sarebbe interessante vedere lo sviluppo dei diversi scenari nel feud tra la campionessa e la vincitrice del torneo, la quale dovrebbe essere, secondo i primi pronostici, Kairi Hojo, lottatrice nipponica tra le migliori al mondo. Ma con la WWE mai dire mai, soprattutto dopo l’inaspettata vittoria di TJ Perkins lo scorso anno nel Cruiserweight Classic. Detto fra noi, a chi non dispiacerebbe vedere Kairi che, al debutto a NXT, neutralizza per la prima volta in due anni la campionessa Asuka, strappandole il titolo dopo un regno durato oltre un anno? A me piacerebbe da matti!

 

Chiudo così l’edizione settimanale dell’Holy Sh*t. Non troppo approfondita, forse perchè preferisco che siano le trentadue donne coinvolte nel torneo a parlare per loro, a “scrivere” la storia, per l’appunto. Noi ci risentiamo tra due settimane.
Passo e chiudo.