Holy Sh*t #47 – Vincente

Nato nel Minnesota, nato nel wrestling amatoriale, divenuto wrestler, campione del mondo, fenomeno internazionale. Nato nella UFC, divenuto campione, simbolo.
Rinato nel wrestling, rinato part timer, macchina da soldi. Rinato icona, campione del mondo.
Rinato nella UFC, divenuto padrone.
Nato campione Universale, nato come primo ad uscire dalla Jackhammer, nato pilastro in grado di schienare Bill Goldberg.
Frasi simbolo queste, frasi per descrivere un uomo divenuto leggenda. Brock Lesnar è qualcosa di sovrannaturale, è un vincente. Brock Lesnar è il vincente, l’unico in grado di dominare incontrastato fin da subito e di rialzarsi sempre dopo le sue poche cadute. Un autentico vincente.

 

Nell’ultima puntata di RAW, ho appurato meglio ciò che sto dicendo quando Paul Heyman ha annunciato che, se Lesnar perderà il titolo Universale a SummerSlam, se ne andrà dalla WWE. Ed è suggestivo che l’annuncio sia arrivato due giorni dopo la sfida di Jon Jones che ha, appunto, sfidato la Bestia ad un altro incontro nell’ottagono, un anno dopo il suo ultimo match in UFC contro Mark Hunt, vinto peraltro, seppur con lo zampino (presunto) del doping.
Ebbene, dopo le parole di Heyman sono riuscito a capire il vero ruolo di Brock Lesnar in WWE, la sua importanza. Più che altro, ho capito quanto Lesnar sia importante nel mondo degli sport da combattimento, quanto venda, quanto si possa scommettere su di lui. Brock Lesnar nel 99% dei casi è vittoria assicurata, garantito.

 

Ad un certo punto uno se lo chiede: come ha fatto Brock Lesnar a diventare un fenomeno del genere? Come fa ad essere un catalizzatore d’attenzione generale tanto grande? Perchè lui, come tanti altri, è un personaggio. Conduce la sua vita con la propria famiglia in una casa isolata, è un tipo molto quieto, silenzioso, amante della solitudine, non ha bisogno mai di mettersi in mostra, qualcuno gestisce i suoi profili social (sono sicuro che, fosse per lui, non ne avrebbe neanche uno), qualcuno parla nel ring per lui, quello che fa lui è solo combattere e, chiaramente, vincere. La domanda sorge spontanea: se Lesnar non fosse un vincente, oggi cosa ne sarebbe della sua reputazione? Chi sarebbe Brock Lesnar nel mondo degli sport da combattimento? Non sarebbe nessuno. Perchè, d’altronde, non basta avere un personaggio (che poi, guardando Brock, tanto personaggio non è, sicchè è proprio di per sè un tipo solitario) per sfondare. Devi vincere, devi dimostrare di essere un avversario temuto, devi comportarti da bestia. Brock Lesnar qualche emozione ce l’ha, o meglio, l’ha avuta. Ora è stata seppellita dalla caratura del suo status. Per questo, quando è ripreso dalle telecamere, è quello che è ed è giusto che sia così, una macchina da guerra, un colosso.

 

Cosa sarebbe il wrestling senza Brock Lesnar? Non possiamo saperlo. Però, è certo che non avrebbe tutto il seguito che ha ora. Lesnar attira l’interesse del pubblico ed i suoi fan sarebbero capaci di seguirlo in capo al mondo. Quando Brock si ritirerà sarà un duro colpo per la WWE e per la UFC. Questo perchè, come ho già detto all’inizio, Lesnar è partito da zero ed è diventato in pochissimo un mostro sacro, fino al main event di ‘Mania 20.
Secondo i rumor, Lesnar si avvia al suo terzo main event di WrestleMania in carriera, contro Roman Reigns. Non sappiamo se ciò si avvererà, sappiamo però che venderebbe moltissimo, che poi è quello che la WWE vuole. Anche i non-fan del prodotto arriverebbero a guardare quel match, magari solo per vedere Brock fare secco Roman Reigns, “l’ennesimo burattino del circo, il wrestling stesso”. Paradossale. Eppure, sono sicuro che accadrebbe una cosa simile.

 

 

In conclusione, cosa possiamo dire di Brock Lesnar ancora?
Niente più.
Brock Lesnar è arrivato nel mondo dello sport da giovanissimo, lo ha preso dalle fondamenta, lo ha scosso e continua tuttora a farlo. Ogni suo passo è un terremoto, ogni decisione lo è. Le vittorie invece sono ordinaria amministrazione. Al giorno d’oggi, farebbe più scalpore una sua sconfitta che una vittoria, come a Survivor Series 2016.
Niente da dire, mostro sacro.

 

È tutto per oggi, a sabato prossimo con l’Holy Sh*t #48.