Holy Sh*t #56 – Cosa c’è di sbagliato nel 30-Man Royal Rumble Match 2018/Spoiler: niente (o quasi)

È passata quasi una settimana dalla vittoria del Royal Rumble Match maschile da parte di Shinsuke Nakamura, un momento glorioso e che verrà ricordato per sempre, dal momento che il King of Strong Style è il primo asiatico (Yokozuna lo era solo in gimmick) a vincere un Royal Rumble Match (il secondo, anzi, la seconda, è poi stata Asuka nella stessa sera). Due trionfi così sono sicuramente simbolici, e servono a farci capire quanto si possa sfondare a Stamford anche proveniendo da un altro continente. Ma non è di questo che voglio parlare oggi, bensì del Rumble Match stesso. Sul web gira un solo parere riguardo quest’incontro, eccetto per qualche caso raro di malcontento. Comunque sia, nessuno, in generale, parla male del Royal Rumble Match maschile di quest’anno, forse perché, alla fine, è difficile trovare dei veri difetti in questo scontro. ALT: non dico affatto che sia un capolavoro di match, anche perché è difficile che un Royal Rumble Match, lungo e complesso com’è, possa poi divenire un capolavoro. Tuttavia, non si può non parlare bene di questa rissa reale.

Andando con ordine, sicuramente ciò che risalta di più in questa Rumble è la sua grande completezza. A trent’anni dalla sua prima edizione, non sono per niente sorpreso di vedere che la Royal Rumble si è evoluta nei suoi partecipanti e nello stile della lotta, ma è rimasta legata alle tradizioni. Erano almeno tre anni che non si avevano dei ritorni veri e propri, precisamente dalla Rumble del 2015, quando fecero il loro ritorno one night only Bubba Ray Dudley, che più tardi, nello stesso anno, si unì definitivamente al roster WWE, e Boogeyman, tornato giusto per qualche momento prima di essere eliminato da Bray Wyatt. Quest’anno è stato The Hurricane a prendere il posto di Boogeyman, tornato nella sorpresa generale per passare qualche secondo di pura comicità nel quadrato, prima di venir eliminato da John Cena. Più avanti nel match, Rey Mysterio ha fatto le veci di Bubba Ray, ritornando nello stupore del pubblico ed in forma smagliante, partecipando alle fasi finali del Rumble Match prima di venire eliminato da Finn Bálor.

 

Continuando sulla linea della completezza, sicuramente non possiamo lamentarci dei debutti di Andrade “Cien” Almas da NXT e di Adam Cole, sempre dallo show giallo, che sicuramente hanno contribuito a dar spettacolo e a sorprendere i fan. In particolare, tanto di cappello al campione dello show giallo, capace di restare nel ring per quasi mezz’ora, partendo col numero 7 e venendo eliminato da Randy Orton, vincitore dell’edizione precedente.

Per quanto concerne il lottato, sicuramente non è stata una Rumble pessima. I suoi momenti “speciali”, che mai dovrebbero mancare in una Royal Rumble per me, come i segmenti comedy con il sopracitato The Hurricane, Heath Slater e anche con il New Day che prende a colpi di pancake Jinder Mahal dopo essere stato eliminato, oppure il finale colmo di tensione e paura, con addirittura sei uomini rimasti dopo l’ingresso del numero trenta ed una battaglia fra loro che li ha portati ad eliminarsi a vicenda nel giro di 15 minuti, hanno influenzato molto in positivo l’incontro. Tra l’altro, nota di merito anche a Baron Corbin, che arriva per fare piazza pulita ma si fa eliminare come un fesso e quindi, per ripicca, mette KO tutti i partecipanti nel ring in quel momento, incluso Slater che stava appena avviandosi verso il quadrato, creado un autentico momento morto nel bel mezzo del match, a dir poco insolito e sicuramente originale. Tra parentesi, forse sono l’unico ad aver apprezzato questo segmento del match!

 

Per quanto riguarda la gestione del match, qua ci sarebbe da parlare per un bel po’. È stata sicuramente valida, decisamente migliore rispetto alla Rumble dell’anno scorso, ma non per questo bisogna sopravvalutarla. Di fatto, è stata abbastanza sorprendente l’assenza di lottatori come Bobby Roode, Luke Gallows, Karl Anderson, Jason Jordan, Chad Gable, Shelton Benjamin, Mojo Rawley, Tyler Breeze, Fandango e non solo, che magari avevano già lottato durante la serata, ma che avrebbero fatto una figura migliore nel match al posto di gente come Rhyno, Heath Slater, Apollo Crews oppure Goldust, tutta gente poco considerata allo stato attuale delle cose, al contrario di gente come, ad esempio, i campioni di coppia di SmackDown LIVE oppure il campione degli Stati Uniti, che aveva lottato solo nel kickoff. Oppure, che dire della permanenza in ring di Andrade Almas, che ha si fatto una buona Rumble, ma ha eliminato un solo uomo? O Finn Bálor, che dei suoi cinquantasette minuti di permanenza nel ring, ne ha passati dieci a leccarsi le ferite fuori dal quadrato dopo i colpi di Baron Corbin? Certo, sono dettagli, ma fanno la differenza in momenti come questo.
Scavando a fondo, inoltre, ci si potrebbe anche soffermare sulla costruzione del vincitore di questa Royal Rumble, Shinsuke Nakamura, vincitore dell’incontro solamente per via del suo passato e dell’amore che il pubblico prova per lui. Di fatto, parliamo di un wrestler non costruito così bene per poter addirittura sovrastare trenta uomini ed arrivare a lottare a WrestleMania per il titolo, per non parlare della sua prestazione nel quadrato, sicuramente sottotono rispetto ad altri, con solo tre eliminazioni a suo carico, una in meno rispetto a quelle effettuate da Roman Reigns, che sarà sempre l’uomo di punta della federazione ma che, per una sera, ha perso, chiudendo il match come ultimo eliminato proprio dal vincitore del match stesso. Eppure, Reigns è entrato nel ring col numero 28, Nakamura col 14.
Sarà pure vero che alla fine è proprio la vittoria del Royal Rumble Match ad influire sulla costruzione di uno sfidante al titolo, ma è vero anche che si poteva portare meglio il King of Strong Style alla vittoria della sua prima rissa reale.

Questo è stato il 30-Man Royal Rumble Match del 2018. Un incontro molto buono, non eccellente, con dei difetti, ma che sicuro si impone come uno dei migliori Rumble Match degli anni 2010.
Per cui, brava WWE. Ogni tanto qualche gioia sai darcela pure te.
È tutto per oggi. A presto!

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