Il 2018 sta volgendo al termine, cari lettori, e, come di consueto, questo periodo dell’anno è quello dei bilanci. Ma non in questo frangente. Oggi, infatti, analizzeremo quei wrestler sorprendenti il doppio, gli unici in grado di spingersi veramente oltre il limite e che nel 2018 hanno veramente rubato la scena e le attenzioni di tutti. Non parlo degli high flyer, né dei deathmatch wrestler, bensì mi riferisco a tutti quei lottatori che, superati i 45 e i 50 anni, sono ancora in grado di reggere match d’intensità estrema, a differenza di altri casi ben più noti ai più.

Il titolo di questo articolo è piuttosto eloquente. Chi sono i sempreverdi? Gli alberi, tutti quelli che durante il cambio di stagione mantengono il verde sulle loro foglie. Ebbene, credo che sia questa l’accezione corretta per riferirsi a wrestler come Minoru Suzuki, Christopher Daniels o Pierre Carl Ouellet, tutti over 45 che quest’anno hanno dato prova di poter ancora offrire molto.

Quanto è lunga la vita sportiva di un atleta? Da sport a sport, le differenze sono molte. Un calciatore medio arriva ai 15-18 anni di carriera, un cestista più o meno lo stesso, idem per un giocatore di rugby o football americano che dir si voglia, tutti sport estenuanti e abbastanza sfiancanti. La carriera di un wrestler, invece, fin quanto oltre può prolungarsi? Ci sono performer che non arrivano sopra i 43 anni, e che a un certo punto, fai per gli infortuni, fai per incapacità fisica di proseguire nel loro lavoro, devono dire basta. Attualmente, in WWE sono addirittura sette gli over 45 che almeno una volta all’anno combattono: Kurt Angle, Triple H, Shane McMahon, Undertaker, Kane, R-Truth e Big Show. A questi, eventualmente, potremmo aggiungere Goldust, sebbene al momento pare sia ritirato. Molti di questi wrestler, comunque, non arrivano a lottare un massimo di dieci incontri all’anno, salvo forse R-Truth e Big Show, che sono un po’ più in vista degli altri. Al che, mi vien da dire: tutto qui?

Usciamo dai radar di Stamford. Wrestler over 45 in attività al momento io ne conto pochi, è vero, però è vero che sono realmente in attività. Che intendo? Loro semplicemente fanno il loro lavoro, e lo fanno più volte al mese. Secondo Cagematch, il noto database di raccolta dati a tema wrestling, PCO quest’anno ha lottato una settantina di match all’età di cinquant’anni, firmando di recente per la Ring of Honor. Minori Suzuki ne ha lottati centoquarantasette e di anni ne ha anche lui cinquanta. Numeri che fanno impallidire se pensiamo anche alla qualità degli incontri in questione, tutti molto intensi e alcuni particolarmente belli. Quello che mi lascia più di stucco è la resa fisica di questi uomini, apparentemente non umani ma fatti di… Marmo? Acciaio inox? Pazzesco.Chi è l’ultimo wrestler in WWE capace di mantenere queste soglie a un’età importante? Ric Flair! Il sedici volte campione del mondo si ritirava quasi undici anni fa a WrestleMania 24, dopo una carriera longeva e scintillante. Fino alla fine il Nature Boy ha continuato a combattere, senza mai mollare niente, rallentando solo la sua schedule per volere di Vince McMahon in persona nel 2008, secondo storyline. Chiunque avesse battuto Flair quell’anno, sarebbe stato il suo ultimo avversario. Quest’onore toccò a Shawn Michaels proprio allo Showcase of the Immortals, ma prima d’allora, Flair aveva sempre tenuto bene il quadrato, per quanto fosse diventato pietoso dal punto di vista fisico. Ma è normale che a un certo punto i muscoli cedano anche ai migliori.

Dove voglio arrivare con questo ragionamento? Semplicemente, voglio rendere atto a questi signori della loro immensità. Affrontare incontri così duri in età tanto avanzata non è un affare semplice, poiché ci sono numerosi fattori da prendere in considerazione, come appunto la tenuta muscolare, il ritmo dell’incontro, l’avversario, la fatica: combattere sopra i 45 anni è ostico e non per tutti, ed è per questo che sono tanto pochi i lottatori over 45. Un altro da annettere a questa speciale categoria è Chris Jericho, per esempio, che a quasi cinquant’anni ancora esegue una mossa così difficile come il Lionsault, per quanto anche lui lotti molto poco in NJPW. A tal proposito, teniamolo d’occhio il 4 gennaio a Wrestle Kingdom 13 contro Tetsuya Naito.

In conclusione, il 2018 è stato un anno più che sufficiente per il wrestling, con tanti grandi match e soprattutto col conclamato ufficiosamente miglior match di sempre tra Kazuchika Okada e Kenny Omega a Dominion 6.9. Chapeau, però, anche agli altri interpreti minori, personaggi che hanno brillato in modo esclusivo, che in qualche modo sono riusciti a catalizzare su di loro i riflettori. Solo rispetto per tutti gli entertainer compassati, wrestler coriacei e duri a morire, per i quali il ritiro è, fortunatamente, ancora lontano.

Appuntamento al prossimo anno, fra due settimane, con la nuova edizione dell’Holy Sh*t, e a settimana prossima per lo speciale sul 2018 della WWE.
Passate un felice Natale, passo e chiudo.