I Cunt Speak #11

Sette giorni fa si è svolto quello che per quanto mi riguarda è stato lo spettacolo più bello che abbia mai visto dal vivo. Ed attenzione, snobboni che non siete altro, non ho detto più bello di sempre solo per fare il paraculo, oh no. Tuttavia sono sei anni che guardo eventi di wrestling dal vivo con costanza e posso affermare che uno spettacolo in cui ho perso la voce più di questo non sono mai andato a guardarlo di persona.

Tuttavia, non parlerò di quanto questo torneo (nonché l’evento in generale) sia stato mozzafiato, se volete sentire la mia recensione completa è disponibile sul canale Spreaker degli Indyvidui e se non lo trovate, digitate ASCA Super 8 Cup III Review by Milton e non scassatemi i coglioni via messaggio privato. Tornando a noi, ciò che voglio trattare oggi è.. oddio, alla fin fine un po’ quello che tratto sempre, tra un insulto e un altro: ciò che non va bene e che dovrebbe sparire dalla faccia della terra.

Ma come, Troia di WeTheWrestling, tu odi tutto, a sentirti dovrebbe smaterializzarsi qualsiasi forma di viva presente sul globo terracqueo. Che poi manco è una bugia alla fine, eh. Ma senza fare troppo l’heel, voglio esporvi ciò che ho visto prima dello spettacolo e negli intermezzi tra una parte e l’altra dello stesso.

Avete presente Zack Sabre Jr., no? Quello bravo, anzi, quello più bravo di tutti? L’ho visto lì alla macchinetta del caffè ed essendo un suo grande fan, usando anche un po’ come scusa il dover andare a salutare anche Shock, perché erano sei mesi che non lo vedevo, mi sono avvicinato. Gli stringo la mano e gli dico che non vedo l’ora di vederlo in azione durante la serata, per poi sottolineare quanto sia stata grandiosa, sia qualitativamente (ha combattuto il mio personale match dell’anno in coppia con Tommy End e Marty Scurll contro il Mount Rushmore 2.0, mica cazzi) che statisticamente la sua prestazione alla Battle of Los Angeles di quest’anno, specialmente dato il fatto che ha potuto confrontarsi con atleti provenienti da tutte le parti del mondo in cui il wrestling è largamente diffuso, da Pentagon Jr. all’amico – rivale di una vita Marty Scurll.

Cosa pensate, che gli si sia gonfiato il cazzo? No, è rimasto flaccido, coglioni. Mi ha sorriso, ringraziato per i complimenti e, dopo avermi chiesto se ero della zona o se ero venuto da fuori ed essersi sentito rispondere che mi ero fatto tre ore e mezzo di macchina da Livorno, ha affermato di essere grato al sottoscritto per essere venuto.

Che poi “Thanks for coming” una sega, sei Zack Sabre Jr. ed era la tua prima apparizione in Italia, sarei stato uno stronzo a non venire a questo spettacolo.

Ma il punto del discorso qual è? Che questo combatteva regolarmente in NOAH ed ha vinto dio solo sa quanto in Europa e nel resto del globo, però si ricorda di essere un uomo.

E se vogliamo dirla tutta, pure colui che personalmente considero uno dei migliori pro wrestler in Italia e in Europa, “Iceman” Flavio Pantaleo, nonostante il grande background e le vittorie a livello europeo nella disciplina del kickboxing, insieme alla vittoria della prima Super 8 Cup e delle grandi prestazioni sempre regalate in ASCA, mi ha sorpreso una volta di più. Ok, la sua fama non è quella di Sabre, ma ehi, si tratta di un atleta di tutto rispetto, uno per cui anche il grande Daisuke Sekimoto (non vi dico chi è, perché se non lo sapete non siete fans di pro wrestling, sul serio) ha mostrato grande impressione (NDE: Sia chiaro, non è che siccome è un lottatore italiano e qui questo sport è meno diffuso ho dovuto usare il nome di Sekimoto per farlo ergere ad un livello qualitativamente superiore. Flavio è superiore, ma questo piccolo aneddoto è qualcosa di cui io personalmente andrei fiero, cosa della quale sono sicuro è molto orgoglioso pure lui).

Durante la serata, ha combattuto un match come ha detto qualcuno “bati bati” di grande livello proprio contro Zack Sabre Jr., battendolo per altro. E, come se non bastasse, ha dato vita al vero capolavoro della serata, una semifinale combattuta al cardiopalma, con una gamba di meno e tanta violenza fisica e durezza di colpi, contro Trent Seven, vero MVP della serata ancora una volta.

Però la sorpresa è consistita nel trovarlo a bersi il caffè e mettercisi a fare due chiacchiere, vedendo la sua soddisfazione quando gli ho detto quanto cazzo mi fosse piaciuto il suo incontro.

Non mi stancherò mai di dirlo: questi sono combattenti, ma al contempo uomini. E non bisogna mai scordarsi che chiunque può sbagliare e che come le loro incredibili sfide sono uscite bene, potevano benissimo anche venir male o regalare un po’ meno emozioni. O nonostante tutto, essere contraddistinte da un lottato appena sufficiente. Lo so, magari dicendo così rischio di sminuire le abilità di qualcuno di veramente bravo, ma credo che qualunque essere umano sul globo possa sbagliare.

Il giramento di coglioni (e porca la Santa Sede aiutatemi a dire GIRAMENTO DI COGLIONI) quello vero viene quando ti rendi conto che ci sono atleti italiani, ma sono sicuro non manchino anche quelli stranieri di questo genere, che nonostante il fatto di combattere in realtà molto più modeste e senza minimamente variare il proprio stile, non al fine di essere originali quanto più per la paura di uscire dai propri canoni, te la menano pure.

Non voglio più combattere qui, ho quarant’anni, è venuto il momento di espandersi. E poi sempre lì combatti e di anni ne hai anche più di quaranta.

Tizio non è un pro wrestler, è un personal trainer che dovrebbe dedicarsi allo sport che ha praticato fin dall’inizio perché mi sono inventato un motivo a caso per screditarlo. E poi come minimo guardi ciò ch’egli ha fatto con alcuni dei migliori pro wrestlers del mondo e ti metti le mani nei capelli pensando che, nonostante non lo ammetterai mai, non riusciresti a fare una roba del genere nemmeno tra quaranta vite.

E poi la più grande stronzata che io abbia mai sentito in diciott’anni di vita: non possono vederci come gente che monta e smonta il ring, pulisce, mette le sedie prima dello show e si siede in un angolo a consumare un pasto frugale. Noi siamo delle stars.

Certo, ma non siete pro. Non lo siete mai stati, né mai lo sarete se continuate a ragionare in questa maniera vergognosa.

Essere anche fans ma non doverlo far vedere, professarsi dei della disciplina solo per qualche stage all’estero e delle comparsate in spettacoli europei. Questo mi fa incazzare davvero tanto. E a questo punto, al posto di essere come voi, preferisco farmi una bella foto con il mio idolo, non scordandomi mai che è grazie a ciò che ho visto da bambino che sono potuto arrivare a ciò che sono adesso, un appassionato con tanta passione alle spalle che si sta allenando per, magari, arrivare dove tutti i suoi precedenti eroi hanno messo piede, ma adesso sto davvero sognando troppo. Ah, giusto per concludere, questa foto la lascio qui sotto, nel caso avessi voglia di farmi tornare le lacrime di commozione agli occhi decidendo di rileggere questo articolo.

me and jimmy

Thank You Jimmy.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l’Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.