I Cunt Speak #13: Inutile ammucchiata di talenti

Ora, intendiamoci: a me il wrestling piace in ogni sua forma. Non me ne frega del marchio, non mi interessa cosa c’è dietro. Anche se da ciò faccio leggermente condizionare il mio giudizio, se la qualità sul ring è buona, allora io lo guardo e traggo piacere dall’osservare questi stronzi che si sbattono da una parte all’altra del ring oliati che nemmeno le veline della Rai ai tempi d’oro. E se era su Italia Uno non mi ricordo oh, ragazzi, mentre tutti quelli della mia scuola si facevano le seghe su queste oche senza cervello io guardavo degli uomini nudi che si picchiavano per finta, che volete farci?

Tornando al discorso principale, come ho detto non mi lascio influenzare dal marchio, ma se un’idea è stronza nel profondo, allora è chiaro che poi uno si deve incazzare e di brutto. Specialmente poi se deve vedere dei ragazzini eccitati che ancora utilizzando la scusa de “Le indiès non si vedono” va a spippettarsi su un Samoa Joe vs Finn Balòr a caso.

Lo so che avete capito di cosa sto parlando, quindi senza cadere in ulteriori convenevoli passiamo alla questione principale: NXT.

Diciamo le cose come stanno: era il 2010 quando per la prima volta tornai a casa e invece della solita puntata della ECW (che poi mi piange il cuore a chiamarla così, si fosse chiamata già da sola.. che so.. “Roster pieno di talenti chiamato Extreme Championship Wrestling per un non ben precisato motivo logico” allora l’avrei anche apprezzata di più, cosa che comunque facevo perché di azione godibile ce n’era parecchia) guardai la prima puntata di questo show. C’era gente che non conoscevo, mi accorsi solo della presenza di un nano ancora non barbuto del quale sapevo il nome precedente ma nulla più: Bryan Danielson, qui Daniel Bryan. Divenne subito il mio preferito e questo vi assicuro che non è un motivo per analizzare tutta la prima stagione e quelle che verranno dopo, diciamo che il discorso Daniel Bryan è solamente per farvi capire che un motivo per seguire questo nuovo format ce lo avevo. Mi fecero incazzare sempre di più ogni settimana facendolo jobbare a cani e porci eh, ma almeno un minimo di senso ‘sta cosa ce l’aveva per il futuro poiché il futuro YES! Man divenne l’underdog arrivando anche a battere The Miz, il suo ex pro, a Night of Champions in un match il cui finale è stato da me uno dei più urlati e goduti della storia, in ambito mark (e non dite che in voi non ne è rimasta almeno una parte di questa visione “cieca”, ce l’abbiamo tutti, nessuno escluso).

Siamo dunque andati avanti fino al 2012, con un delirio nell’ultima stagione che vi giuro io non ho mai capito, con di mezzo una terza edizione combattuta dalle divas che era qualcosa di paurosamente merdoso dal punto di vista del lottato e dell’interpretazione (poi lasciamo perdere che parecchie erano delle tope assurde) e un sacco di altre vaccate tipo tutte le gare che col wrestling c’entravano una mazza di niente.

Triple H, già col cazzo duro, annuncia che NXT diverrà il nuovo brand, mette Dusty Rhodes, dio l’abbia in gloria e si becchi pure un Bionic Elbow in faccia, a capo di tutto e prende un roster di talentuosissime superstars, tra cui un certo Seth Rollins, col fine di regalare dell’ottimo wrestling e delle buone stories. Ci riesce? Sì, cazzo.

Ma Hunter è uno di quelli che ci ficchi un dito e finisci per prenderci gusto e volerci infilare tutta la mano, se comprendete l’assonanza. E quindi, dopo tante belle contese e atleti ripudiati dal main roster o, come si preferisce dire in maniera politicamente corretta, relegati al roster di sviluppo con l’intenzione di tornare poi migliorati da quello principale, il triplo annuncia NXT TakeOver. Bello vero? Sì, fino a un certo punto.

Io non nego che Bailey vs Sasha Banks di TO: Brooklyn sia il più bel match femminile visto in WWE dai tempi di Trish Stratus, Mickie James e Lita.

Io non nego che Sami Zayn vs Cesaro del primo TO sia stato qualche cosa di magico e dalla qualità eccelsa.

Non nego neanche che Finn Bàlor abbia ridefinito il concetto di personaggio dalla doppia faccia più di quanto lo avesse fatto nella sua ultima annata nelle federazioni indipendenti, ma io dico, perché?

Cioè non me la potete dare a bere del tutto, NXT non è solo un roster dove la WWE può vantarsi di sfoggiare alcuni dei migliori talenti precedentemente visti come freelancers, è anche un modo per poter urlare al mondo d’averci i soldi regalando a tutti del pro wrestling riciclato da altre promotion più a basso costo ben più valide.. e darlo a noi tutti in maniera limitata!

Qui da me si dice in un modo molto singolare: cioè, ma che inculata è, dè? Penso dunque che non sia del tutto una cattiva cosa permettere a chi già ha fatto del pro wrestling un lavoro farne un vero e proprio business di vita, perché uno con la World Wrestling Entertainment, se sta zitto e lavora, ci guadagna per il resto dei propri giorni e si sistema fino a che non tira l’ultima scorreggia. Ma vedete, ci sono uomini che anche senza rendersene conto hanno una sola dimensione. Certo, potete prendere la tigre dalla foresta e metterla in una gabbia, per poi tirargli tutte le bistecche che ella abbia mai desiderato. Ma prima o poi desidererà di nuovo correre dietro alle gazzelle. E’ natura. Ci sono atleti che sono fottutamente adatti per ciò che la WWE vuole proporre. Ripeto, guardate Finn Balòr e ricordatevi dello speciale andato in onda prima di Beast from the East, l’evento in Giappone in cui affrontò Kevin St.. ahem Owens (scusate, è più forte di me) strappandogli la cintura massima di NXT: uno spettatore piuttosto avanti con gli anni, anche se non troppo vecchio, diciamo della vecchia scuola Hogan – Warrior, ha detto che era proprio dai tempi dello stronzo razzista coi baffi biondi che non si faceva prendere così da una superstar. E lo comprendo benissimo.

NXT è diventato un culto, è diventato una sorta di ultima spiaggia per coloro che ancora non si sono prettamente e dettagliatamente acculturati col mondo del pro wrestling indipendente. Ma l’idea di base è lodevole? No, manco per il cazzo.

Perché con questa mania di voler proporre un buon prodotto, si saccheggiano atleti provenienti da territori ben più consoni ai loro stili. Credevate sul serio che Sami Callihan (non ce lo chiamo col suo nome in WWE, mi rifiuto) smettesse di essere soprannominato Death Machine per sempre e non mostrasse di essere uno dei più volgari figli di puttana da quando l’uomo ha inventato le parolacce?

E sto solo facendo l’esempio di inutilizzazione che personalmente ritengo il più vergognoso, eh.. Ad ogni modo, il senso lo avete capito. Quindi ne traggo, per farvi comprendere nel profondo così che non rimangano più dubbi nelle vostre stupide testoline, le dovute conclusioni: NXT è un prodotto decente, ma non per questo dovete masturbarvi furiosamente solo perché un tizio in giacca e cravatta pieno di schiavi dai colletti bianchi (Fincher docet) ha speso tutti i propri soldi per far esibire dei grandi talenti sotto un marchio aziendale diverso.

Regards e andate in pace o affanculo, la scelta è vostra.

Francesco Pozzi

Editorialista da tre anni, appassionato spudoratamente di questo sport da undici. Amante di qualsiasi tipo di stile di pro wrestling ci sia al mondo, con una predilizione per lo Strong, il British e l'Hardcore Style. Indyviduo, in fissa con alternative rock e metal, difficile trovare una stanza di casa mia che non abbia libri o fumetti. Nerd with an attitude.

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