Intervista a Chris Renfrew – parte 1 (di 5)

***ATTENZIONE: questa intervista contiene un linguaggio che alcuni potrebbero considerare volgare***

 

Oggi abbiamo bussato, timorosi, alla porta dell’Asylum, sede della Insane Championship Wrestling, per fare quattro chiacchiere con uno dei volti più importanti della federazione che sta rivoluzionando il wrestling, il portavoce (e secondo molti il leader) della New Age Kliq, il detentore per il secondo anno consecutivo della valigetta della Square Go che ha appena strappato dalle manidi Dickie Divers, il top Heel in Scozia nonostante i tanti fan che sono dalla sua parte… il solo e unico CHRIS RENFREW, che tra l’altro lavora per la ICW anche come booker.

 

WtW: Ciao Chris. Non ho intenzione di farti le solite domande sul come e perché hai cominciato ad allenarti, sono sicuro che la risposta si possa trovare facilmente con Google.

CR: Sì, buona idea.

 

WtW: Una cosa però te la chiedo: c’è una persona specifica che vuoi ringraziare per averti aiutato a diventare il wrestler che sei?

CR: Non è facile scegliere una persona sola, naturalmente c’è gente che mi ha aiutato in maniere diverse…

 

WtW: Menzionane quanti vuoi allora.

CR: Bene. È tanto che sono in giro, e sono tanti quelli che mi hanno aiutato lungo la strada. Se vogliamo parlare degli inizi devo nominare Adam Shame, che ora conosciamo come Coach Trip, e “Conscience” PJ Murphy.

Conscience è stato il mio primo allenatore: nel 2004, quando ho cominciato, era lui il responsabile della scuola della SWA, a Linwood vicino a Paisley. Mi ha preso metaforicamente sottobraccio, mi ha procurato qualche booking in Inghilterra, a Coventry, a Middlesbrough e in posti del genere: è stato molto utile fare quelle esperienze agli esordi.

Adam invece si è preso cura del mio lato aggressivo, ha subito visto che c’era qualcosa su cui lavorare da quel punto di vista, mi ha reso più arrabbiato e più aggressivo, in senso positivo.

Ma se devo nominare una persona sola non può che essere Mark Dallas, che ha creato la piattaforma che ha dato una voce all’intera scena. Chiunque abbia una voce in questo momento, chiunque stia lasciando un segno, sia pur piccolo, nella scena l’ha fatto praticamente nella scia della ICW, oppure siamo stati noi a dar loro la possibilità di migliorarsi. Se Dallas non avesse deciso di far risorgere la federazione quando l’ha fatto…

E poi, naturalmente, c’è la New Age Kliq: BT Gunn, Stevie Boy e Kay Lee Ray. Quello è un discorso personale, sono stati miei amici dall’inizio, e voglio ringraziarli. Ho passato un pessimo periodo, avevo perso l’entusiasmo – era tra il 2008 e il 2009. E loro erano al mio fianco. Gli amici veri sono quelli che restano con te anche quando le cose vanno male, no? Quindi voglio ringraziare anche loro.

 

WtW: Avevi lasciato del tutto il wrestling, al periodo?

CR: Non esattamente, ma avevo smesso di impegnarmi. Era il 2009 ed ero stanco del wrestling, non era più quello che volevo fare, non mi divertivo più, quindi avevo smesso di cercare booking, non mi allenavo molto, non mi facevo vedere.

Poi, nel 2010, ho deciso di smettere. Semplicemente perché… be’, avevo perso la passione. La cosa interessante è che il mio ultimo match avrebbe dovuto essere in ICW. Era uno Street Fight: io, Wolfgang e BT Gunn contro Mike Musso, Lionheart e Red Lightning.

Prima dello show Dallas mi ha detto: “Non ti ritiri davvero”. Gli ho risposto: “No, sul serio, non mi diverto più”. E lui: “Stiamo facendo qualcosa di diverso, saremo la cosa migliore che tu abbia mai visto cazzo, niente a che fare con gli altri”. Gli ho detto: “Sì, sì, come dici tu.”

Forse adesso stiamo cominciando ad abituarci a quello stile, qui in Scozia, perché abbiamo fatto tantissimi match combattendo in giro, tra il pubblico, con armi e tutto, ma al periodo non era ancora mai successo. Quindi ho assaggiato l’anarchia, ho visto la reazione del pubblico e come si è sviluppata la storia.

Dopo il match Dallas mi ha detto di nuovo: “Allora, non ti ritiri, vero? Vuoi un match nello show di aprile?” E ho risposto: “Sì, dai.”

E quindi sono rimasto in ICW.

Solo negli ultimi due anni ho deciso di ricominciare a girare, semplicemente grazie alla ICW che mi ha fatto decidere di non smettere.

Non ho mai smesso, quindi, non mi sono mai ufficialmente ritirato, semplicemente per un bel po’ di tempo sono stato poco attivo, poi la ICW ha fatto risorgere tutto.

 

WtW: In quel periodo eri un Face divertente e paffutello, nonostante uno stile molto aggressivo: eri praticamente il volto della compagnia. Ti sei divertito in quegli anni?

CR: Tantissimo.

Tieni presente che quel personaggio era basato su un solo intervento durante un match. In uno show ICW del 2009 sono spuntato dal pubblico per aiutare BT Gunn, vittima di un’aggressione sul ring. Non volevo spuntare da in mezzo al pubblico con addosso quello che indossavo di solito sul ring, voglio dire, cosa ci fa uno in mezzo al pubblico con la sua roba da wrestling addosso? Quindi sono salito sul ring con gli abiti che indosso normalmente, mi sono tolto la maglietta e ho blaterato qualcosa tipo “Ti stacco la testa”. Dallas mi ha subito detto: “Ho bisogno di un personaggio così, e tu calzi alla perfezione: sii te stesso.” Al periodo non mi conosceva molto bene, non siamo diventati davvero amici fino all’anno dopo. E a quel punto si è accorto che il personaggio ero io, urlavo solo un po’ di più.

Sì, è stato fantastico. Essere il più popolare in una federazione che stava diventando la più popolare sulla scena è stata naturalmente una grandissima esperienza. Era un grandissimo complimento essere considerato uno dei volti della compagnia. Eravamo io, Jack Jester e i Bucky Boys al periodo, i Face più in vista, quelli che tutti chiamavano “Quelli della ICW”.

In quel periodo mi divertivo da impazzire, abbiamo avuto quella faida contro la Gold Label che ci ha praticamente messo sui radar di tutti… è stata grandiosa. Quando la gente è tanto coinvolta in ciò che fai, Face o Heel, è sempre un’esperienza bellissima.

Ero adatto alla ICW del periodo: eravamo molto aggressivi, un po’ più approssimativi di adesso, tutti un po’ sovrappeso e tutti bevevamo qualche bicchiere di troppo, imprecavamo un po’ di più – e io ero la personificazione di tutto questo. Essere considerato, anche se per un breve tempo, la personificazione di ciò che la federazione significava, soprattutto in un periodo di crescita come quello, è stato un onore.

 

WtW: Di certo quando ho cominciato a venire agli show della ICW tu sei stato uno dei primi di cui sono diventato fan.

CR: Ti ringrazio.

Sono sempre stato paragonato a Sandman, ma lo ritengo un paragone un po’ ingiusto, non ho mai combattuto come lui, ho uno stile diverso, non mi sono mai limitato ad agitare un bastone da Kendo: anzi, ne ho usato uno praticamente per caso. L’ho tenuto così a lungo perché mi è durato un’eternità, non si rompeva mai. Non sono nemmeno stato io a romperlo, è stato Mikey Whiplash usandolo contro Jack Jester durante il loro Last Man Standing Match un paio d’anni fa. E poi me ne ha comprato uno nuovo, che ho finito per rompere. A quel punto ho deciso che era un gimmick morto. Voglio dire, capisco da dove viene il paragone con Sandman, certo, ma il mio obiettivo era di essere uno normale, un fan della ICW qualunque, solo un po’ più duro. Uno che potrebbe essere un tuo amico, ma anche e allo stesso tempo uno zio o un cugino fuori di testa, capisci cosa intendo? Volevo essere diverso.

Certe volte, guardando i volantini degli show di wrestling, vedi solo gente con gli addominali a tartaruga, tutti pettinati bene, con i costumi aderenti… facendo così non attrai il grosso pubblico, quello della gente che esce per farsi quattro risate con una birra. Volevo essere considerato un po’ diverso dal solito dalla gente che vedeva la mia foto sui volantini. Volevo essere un tizio qualunque che sapeva cavarsela sul ring, capisci?

 

WtW: E poi, a un certo punto, hai cambiato gimmick e stile con quella faida contro BT Gunn, che è durata quasi un anno.

CR: A proposito di BT Gunn, vorrei sottolineare come non credo sia né sarà mai riconosciuta la sua importanza nella storia di questa federazione. Voglio dire, se crei una lista dei cinque feud o incontri dal profilo più alto in ICW, probabilmente sarà presente in tutti e cinque – anzi, in quattro. Il feud contro di me, quello contro Wolfgang, la Gold Label, quello con Mikey Whiplash che sta avendo luogo in questo periodo… e lui ha partecipato a tutti questi.

 

WtW: Verissimo. Quel feud è cominciato quando è intervenuto nel tuo match per il titolo contro Red Lightning, vero?

CR: Esatto. È arrivato, ha steso Red Lightning, poi ha steso anche me. Un’altra cosa per la quale non gli si dà credito è quel turn. È stato un momento importante, la gente lo inneggiava, era il suo grande ritorno… ed è tornato da Heel. Mi pare fosse settembre.

 

WtW: Quello show non è ancora disponibile on line, vero?

CR: No. Dobbiamo pubblicarlo, ma parte del database è su qualche nastro DV8 e dobbiamo farlo trasferire. C’è un sacco di bella roba che nessuno può riguardare.

Non c’è nulla nemmeno della storyline con la OffCom, l’angle migliore tra quelli che nessuno ricorda. Tre mesi, tre show… perfetto. Erano così odiati…

 

WtW: Non erano Jamie Feerick e Scott Maverick con Charles Boddington e Nikki Storm come cast di supporto? Non erano esattamente i wrestler più minacciosi del roster…

CR: No, ma che personaggi…

 

WtW: A proposito, avete intenzione di mettere a disposizione tutti gli show nella storia della ICW su ICW On Demand, prima o poi?

CR: Direi di sì. Probabilmente dovremo mettere un’avvertenza davanti ai primi, capisci. E c’è qualcosa che dovremo editare. Ma sì, ne abbiamo tutta l’intenzione.

 

WtW: Torniamo al feud contro BT Gunn. Durante questo, sei passato dall’essere un Face rotondetto e simpatico ad essere uno stronzo infuriato.

CR: È vero. Solo più tardi ho completato l’evoluzione del mio personaggio per diventare quello che sono ora.

Quel feud contro BT Gunn è stato uno dei più intensi di quel periodo, eravamo stati entrambi, in maniere diverse, i volti della federazione e poi le nostre strade si erano separate.

Mi ero reso conto che il pubblico stava cambiando, me n’ero accorto prima che accadesse. Tutto è cambiato quando è spuntato Grado: i fan non erano più appassionati a me, a quello che facevo, come prima. Avevo cominciato a perdere la mia posizione nel roster, e mi ero reso conto che era ora di cambiare: non potevo restare Face. Avrei potuto aggrapparmi a quel ruolo, tanti lo fanno perché vogliono gli applausi, ma non li ho mai capiti: io voglio essere il miglior wrestler che sono in grado di diventare, “buono” o “cattivo” non importa. È il pubblico che ti fa capire cosa si aspetta da te. E quando il pubblico comincia ad abbandonarti è ora di rendersi conto che è necessario un cambiamento, un’evoluzione.

Volevo che la mia storyline con BT Gunn fosse qualcosa che non si conclude mai, capisci cosa intendo dire? Tecnicamente, non è mai finita. È quello che ho sempre desiderato. E volevo che la sorpresa fosse enorme. Ho sempre pensato che avrei voluto avere una storyline del genere con BT Gunn. Sai che nessuno ha mai battuto l’altro in ICW? Ci siamo scontrati tre volte. La prima a Summerbam [nell’agosto 2011], e la Gold Label ha interrotto il match. Poi c’è stato un altro incontro, e l’arbitro ci ha separati bloccando l’incontro. E poi quello del mio turn.

Ovviamente avevamo pianificato quel finale, ma non sapevamo che reazione avremmo ottenuto. Era un turn importante, quindi speravamo che la reazione fosse adeguatamente clamorosa. Amo la poesia del wrestling: tutto deve avere senso, ogni cerchio deve chiudersi.

Quel feud è stato molto divertente, soprattutto il modo in cui l’abbiamo concluso senza davvero concluderlo. Ti posso garantire che nessuno dei presenti si aspettava quel finale, e non penso che siamo mai stati in grado di ottenere una reazione simile. È stato un silenzio assordante. Ci sono silenzi che avvengono perché alla gente non gliene fotte un cazzo di quello che sta succedendo, ma quel silenzio è stato clamoroso. Il silenzio più assordante che abbiamo mai provocato. Adoro riguardare le facce dei presenti.

RenfrewsTurn

C’era chi pensava che sarebbe stato Mark Dallas a diventare Heel… tutti si chiedevano cosa sarebbe accaduto, ma nessuno pensava che sarei stato io.

Gli ultimi anni sono stati monumentali per me, penso che questo periodo sia il migliore della mia carriera, ma quello è uno dei momenti più importanti della mia vita da wrestler.

 

WtW: Personalmente, è uno dei momenti che mi definiscono come appassionato di wrestling. Lo metto al livello di quando Mick Foley è caduto dalla gabbia o di quando, da bambino, ho visto Hulk Hogan sollevare André the Giant per quel Bodyslam.

CR: Grandioso.

Sai cosa c’è che mi piace tantissimo della ICW? L’emozione. Per me, il wrestling è… voglio dire, ci sono diversi modi di guardare il wrestling, di goderselo. Certe volte hai voglia di guardare un’esibizione di grandissimi atleti, roba da Lucha Libre, azione pura, Moonsault, mosse e contromosse, e non ti interessa la storia. Personalmente, quello che a me piace di più è il dramma, le storie.

Per me, la parte più vera del wrestling è il fatto che la gente si affeziona, il fatto che spesso ci si dimentica dei fatti della vita per perdersi in uno specifico momento, per appassionarsi a ciò che sta per accadere. Per me il cuore del wrestling è questo, e penso che sia ciò che abbiamo creato con la ICW. Nessun altra federazione, su tutto il pianeta, sarebbe stata in grado di portare avanti quella storyline in quella maniera.

Certo, la WWE avrebbe potuto creare una grande cornice, ma il pubblico non sarebbe stato altrettanto coinvolto, non avrebbero avuto lo stesso shock emotivo.

Ripensandoci mi viene ancora la pelle d’oca.

 

WtW: Penso che sia accaduto proprio al momento giusto: la federazione era in grande crescita, ma ti conoscevamo ancora tutti di persona, o almeno di vista, quindi la sorpresa è stata ancora maggiore. Quel feud l’hai portato avanti in gran parte da solo, con BT Gunn che non parlava mai. Come l’avevi preparato?

CR: All’inizio l’avevo basato molto su quello tra Bret e Owen Hart in cui Bret si rifiutava di affrontare il fratello. Era quella la mia posizione: mi rifiutavo di combattere contro BT Gunn, finché un giorno Adam Shame l’ha menzionato in un promo contro di me per la Square Go. E a quel punto ho pensato: “Aspetta un momento. Questo è il tizio che un anno fa è scappato per non affrontarmi, perché si cagava addosso di fronte a me, e adesso mi dice che sono rimasto solo una caricatura di quello che ero… cosa sono diventato?” È questo che ho cercato di trasmettere.

Guardo sempre quello che è successo nel passato, e se c’è qualcosa che mi piace cerco di recuperarlo aggiungendoci un tocco personale. Penso che sia necessario guardare sempre alla storia, a ciò che è venuto prima di noi, per prendere qualche aspetto delle cose migliori che sono state fatte per poi renderlo personale.

Mi ha fatto piacere poter usare la storia di quello che non vuole combattere contro l’amico, capisci, perché… voglio dire, perché uno dovrebbe subito attaccare a fare a botte, perché le cose devono essere così nette? “Mi hai dato un pugno quindi adesso non siamo più amici.” Non succede nella realtà. Ti è mai capitato di essere alla fermata dell’autobus con un amico che cerca di darti un pugno, magari perché ha bevuto troppo? Ti si spezza il cuore, non riesci a fare a meno di pensarci. Pensi “Non voglio fare a botte con lui, è mio amico”. Questo ha aggiunto profondità alla storyline.

 

Per oggi ci fermiamo qui.

La prossima volta torneremo a discutere di quella faida epica e della NAK.

Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.

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