Intervista a Chris Renfrew – parte 4 (di 5)

Addentriamoci un po’ nel backstage, e parliamo di affari con Chris Renfrew. Ma parlare di affari con lui significa parlare di ICW, e parlare di ICW è parlare di sogni, realizzati e da realizzare.

 

***ATTENZIONE. Questa intervista contiene termini che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni. Ritenetevi avvisati.***

 

WtW: In ICW lavori anche come booker a fianco di Mark Dallas, o mi sbaglio? Qual è il tuo contributo da quel punto di vista? Ti occupi del booking dei tuoi match?

CR: Scriviamo insieme gli show. Insieme, in squadra, creiamo tutte le storyline. È successo per caso. Un giorno stavo girando un promo nel quale dicevo di voler uccidere la Gold Label, e poi mi ha invitato a casa sua a bere un paio di birre. E a quel punto ci siamo resi conto che avevamo la stessa testa, cazzo. La nostra visione di cosa dovrebbe essere il wrestling, di come dovrebbe essere visto dalla gente, era identica. Spesso, quindi, uno di noi ha un’idea incompleta e l’altro la completa. Scriviamo tutto insieme.

Non ho nulla a che fare con la parte finanziaria, non scelgo chi apparirà in uno show, non contatto gli ospiti stranieri: a quello ci pensa Dallas.

 

WtW: Insomma, insieme siete gli Head Booker della ICW.

CR: Sì. Ovviamente l’ultima parola ce l’ha lui, mai io, mai: è il mio datore di lavoro, lo sarà sempre. Mi paga lo stipendio, quindi sarà sempre lui a dare l’assenso finale. Ma sarò sempre in grado di portare avanti qualunque idea, di parlargliene. Se non gli piace l’idea, Dallas non butta mai via un’idea: ne parliamo e la migliora.

Non ho mai l’ultima parola, sarebbe arrogante da parte mia, l’ultima parola è sempre di Dallas. Non decido chi sarà il campione. Non decido quando il titolo cambia di mano. Posso dirmi in favore di certe decisioni, posso dirgli quello che penso, ma alla fine della fiera l’ultima parola spetta a Dallas.

 

WtW: Dove vorresti che la ICW arrivasse?

CR: Voglio che ci siano show ogni fine settimana. Magari con qualche breve pausa in estate e per Natale. Venerdì, sabato e domenica, a Glasgow e in giro per il Paese. E mi piacerebbe che tutti guadagnassero abbastanza da viverci andando in giro per la nazione e combattendo magari non in televisione ma su Netflix, Amazon Prime, cose così. Entrerebbero soldi con la pubblicità, quindi potremmo investire di più per migliorare il prodotto. Il sogno è questo.

Non sarò tanto stupido da dire che voglio diventare più grande della WWE: ci servirebbero diversi miliardi di sterline anche solo per cominciare a metterci in competizione con loro. Se Vince McMahon si mettesse in mente di volerci schiacciare domani, probabilmente ne sarebbe in grado con il denaro e il peso che ha. Grazie a Dio un po’ gli piacciamo, o almeno piacciamo a Triple H, a quanto pare.

 

WtW: Come fai a saperlo?

CR: Diciamo che abbiamo qualche amico ai piani alti che ci ha riferito qualche buona parola da parte loro nei nostri confronti. Qualche mio amico è arrivato a quella festa, quindi… sì, agli atleti piacciamo, e anche ai pezzi grossi.

 

WtW: Scusa se ti ho interrotto, per piacere torniamo ai tuoi sogni riguardo il futuro della ICW.

CR: Voglio essere il numero due al mondo.

Siamo meglio della TNA, nonostante l’idea che la gente ha per il fatto che loro sono in televisione, hanno fatto action figure e videogiochi. O forse perché hanno messo sotto contratto tutti quelli che sono usciti dalla WWE. Voglio essere il numero due. Voglio essere “l’altra federazione”.

 

WtW: Quanto lontano dal coronamento di questo sogno pensi di essere?

CR: Nel Regno Unito siamo i numeri uno. Anche la Progress è fantastica ma è un mondo diverso, hanno un modello diverso. Li paragono più che altro alla RoH, hanno quello stile di wrestling. Noi siamo più come la ECW, una cosa un po’ esagerata.

Non dico che non ci preoccupiamo della tecnica sul ring, pensa a Jack Gallagher contro Joe Coffey o Mikey Whiplash contro Robbie Dynamite, i nostri match tecnici sono buoni quanto quelli che puoi vedere in qualunque altra federazione al mondo, cazzo, ma non sono l’unica cosa su cui lavoriamo. In tutta Europa non c’è nessuno che possa neanche pensare di essere ai nostri livelli. Gli unici che si avvicinano sono la Progress e la WXW in Germania.

 

WtW: Sinceramente penso che negli ultimi tempi la WXW sia declinata un po’; credo stiano ricostruendo.

CR: Devo confessare di non averli seguiti molto di recente, ma hanno la reputazione, il nome. Li conosco. E so che siamo più grossi di loro e di chiunque altro in Europa.

 

WtW: E in America?

CR: Anche la maggior parte delle federazioni indipendenti americane, quelle che la gente considera di alto livello… non credo che le nostre produzioni, le nostre storie, i nostri personaggi siano molto peggio dei loro. Penso che ora come ora siamo praticamente all’avanguardia nel wrestling, in tutto il mondo. Il punto, adesso, è far sapere a tutti che ci siamo.

È una vecchia storia: se hai qualcosa con la potenzialità di essere più popolare della Coca-Cola ma nessuno sa che esiste, che cazzo ci fai? Abbiamo bisogno che sempre più gente ci noti.

Quando avremo conquistato la Gran Bretagna – e siamo già considerati una grossa federazione britannica, non siamo più “quella federazione di Glasgow”, abbiamo la nostra base qui e la manterremo sempre come la ECW aveva base a Philadelphia, ma non erano considerati “quella federazione di Philly”, stavano conquistando il mondo, e anche noi vogliamo conquistare il mondo, perché… perché no?

 

WtW: Stai pensando anche al Giappone?

CR: Il Giappone è il Giappone, è una storia diversa. Anche se di recente è un po’ meno alla ribalta, è ancora il mercato numero due al mondo. La gente tende ad evitare di menzionare il Giappone perché è così diverso da noi, ma… perché, se mai riuscissimo a fare breccia nel loro mercato, non dovrebbero innamorarsi anche loro di noi? La ECW era piuttosto importante in Giappone, e hanno la Big Japan Pro Wrestling… occhio, non siamo esagerati quanto alcune delle cose che fanno lì, un sacco delle cose che faceva la Big Japan erano Piranha Deathmatches e roba del genere, cazzo, voglio dire, che cazzo è quella roba? Stiamo cercando di raggiungere un bell’equilibrio tra la violenza e roba ridicola, gratuita, cazzo… se nel nome di un Deathmatch devi dire, che ne so, 19 cose, stai esagerando. Capisci cosa voglio dire? “Electrified Piranha on a Ladder covered in Thumbtacks Match”?

Gente così si considera la roba migliore al mondo, cazzo, e tutti dovremmo fare così. CM Punk continuava a ripeterci che era il migliore al mondo. Lo era? Forse sì, fatto sta che ce l’ha ripetuto tanto spesso che alla fine tutti gli hanno creduto.

Siamo i migliori al mondo, cazzo. Organizziamo le due ore e mezza, tre ore di wrestling più divertenti del pianeta, dall’inizio alla fine dello show. La WWE è la WWE, ma davvero adoriamo ogni singolo minuto del loro prodotto, oggi come oggi? No, aspettiamo che vengano fuori certi personaggi. Nel complesso, sono pronto a confrontare i nostri show con qualunque show del pianeta. Ai tempi dell’Attitude Era quasi tutti erano “over”, e questa è la mentalità che abbiamo. Abbiamo cura di creare personaggi che interessino alla gente.

 

WtW: Da quant’è che riesci a vivere di wrestling?

CR: Solo da quest’anno, mi pare in aprile. Circa sei mesi dopo l’apertura dell’Asylum, prima di tutto abbiamo dovuto farlo decollare.

Adesso ho uno stipendio fisso, forse sono l’unico in tutta la nazione ad averne uno, ad essere un wrestler stipendiato. Tutti vengono pagati match per match, penso di essere l’unico che viene pagato con una scadenza fissa, sul mio conto in banca ci sono pagamenti regolari a nome “Insane Championship Wrestling”.

Il fatto che io ci sia riuscito è una vittoria per tutto il mondo del wrestling, perché a quanto pare in questo Paese non esistono lavori a tempo pieno nel wrestling, era necessario andare in America, Giappone o Messico. E adesso non è più così. Ci eravamo dati la missione di cambiare il wrestling, non solo dal punto di vista degli show in sé, la parte che i fan vedono, anche se abbiamo fatto anche quello, stiamo facendo qualcosa di davvero speciale: l’obiettivo era rendere questo una professione. Io sono stato il primo ad arrivarci.

Certo, non sono l’unico che vive di wrestling, ma l’idea è rendere la ICW un lavoro a tempo pieno. È quello l’obiettivo, rendere il wrestling britannico importante quanto quello americano.

Mi sono sempre chiesto perché dobbiamo aspettare che gli americani facciano le cose per primi. Abbiamo cominciato noi. Abbiamo inventato il wrestling in televisione; abbiamo anche inventato la televisione. Qualcuno vuole chiamarci per lamentarsi? Abbiamo inventato anche il telefono. Perché cazzo dobbiamo aspettare che siano gli americani a inventarsi roba? Perché non la inventiamo noi?

Quando qualcuno dice a uno scozzese che non può far qualcosa… vaffanculo!

Chiunque stia diventando qualcuno nel wrestling pensa che sia necessario firmare con la WWE: stronzate! Createvi un lavoro. Createvi qualcosa che non esiste. Diventate impresari di voi stessi. Lasciatevi coinvolgere in ogni aspetto del business. Diventate un marchio. Diventate qualcosa.

In parte, questo è stato causato dal mio desiderio di entrare nel mondo dell’intrattenimento in generale. Me la cavo bene con i social media, e ho fatto un po’ di radio. Il punto è fare molte cose, avere immaginazione.

Tutto questo discorso è ancora nella sua infanzia, quindi… chissa cosa cazzo sarà diventato l’anno prossimo.

Il fatto che lavori a tempo pieno essendo di Glasgow e lavorando a Glasgow… è qualcosa che non succedeva da… da quando? Dagli anni d’oro del wrestling britannico. È da allora che non c’è un wrestler a tempo pieno, qui. Certo, c’è chi combatte tre match alla settimana e vende le magliette, ma adesso essere un wrestling stipendiato è qualcosa che può succedere in questo Paese. È una conquista enorme, cazzo.

 

WtW: Anche a quei tempi, in realtà… voglio dire, è mai davvero successo? Anche Drew MacDonald e Giant Haystacks sono andati in America, alla fine.

CR: Hai ragione. Non penso che ci sia mai stato un tempo in cui qualcuno aveva uno stipendio regolare con il wrestling, qui. Stiamo aprendo una nuova via.

 

WtW: Come ti alleni?

CR: Be’, ormai salgo sul ring quasi solo quando ho un match, o quando c’è qualche mossa o passaggio su cui voglio lavorare. Mi alleno soprattutto in palestra, quattro o cinque volte alla settimana. Poi, per esempio, quando sono qui in ufficio certe volte faccio una pausa e vado a correre tra le corde, o provo qualcosa che non farei mai in un match senza averlo provato cento volte in allenamento.

 

Nella prossima – e purtroppo ultima – parte di questa splendida intervista, parleremo di wrestling Hardcore, di sangue… e troverete la risposta più bella e, direi, toccante alla mia solita domanda: “Cosa rispondi a chi dice che il wrestling è finto?”. E naturalmente menzioneremo anche l’Italia!

Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.