Intervista a Jimmy Havoc

Signore, signori, è con immenso piacere che vi do il benvenuto a questa nostra intervista esclusiva con uno dei wrestler più noti e discussi in Gran Bretagna – o meglio, in Europa.

È la leggenda dell’Hardcore Wrestling, colui che vuole vedere TE soffrire, uno le cui parole sono chiare come il vetro e taglienti come i coltelli… si tratta di JIMMY HAVOC!

Suppongo che sarebbe il caso di aprire ringraziandolo per aver accettato questa intervista, ma ho paura che annusi la mia paura e colpisca… quindi cominciamo.

 

WtW: Jimmy, sei conosciuto soprattutto come uno specialista di Deathmatch. Come lo sei diventato?

JH: Semplicemente, da ragazzo mi piaceva tantissimo guardare quel tipo di match. Adoravo Mick Foley, e quell’Hell in a Cell è ancora una delle cose che riguardo più volentieri. Però penso che ciò che mi ha avvicinato all’Hardcore più estremo sia stato quando un amico mi ha portato una cassetta della ECW con il Stairway to Hell Match tra Sabu e Sandman: quello mi ha davvero fatto innamorare dello stile. E da lì mi sono appassionato alla CZW, alla FMW, alla BJW, a tutte le federazioni di quel genere.

WtW: Hai lavorato sia per la PROGRESS che per la Insane: cos’hanno in comune queste due federazioni tanto rivoluzionarie?

JH: Adoro lavorare in entrambe. In entrambe, gli appassionati sono incredibilmente fedeli, e si fanno sentire molto. Non c’è nulla che piaccia a noi, gli atleti, quanto esibirci davanti a gente cui fotte qualcosa di ciò che stiamo facendo sul ring, per divertirli.

WtW: C’è qualcosa che tu abbia rifiutato di fare, su un ring? O qualcosa che hai proposto che il tuo avversario o il promoter ti abbia proibito?

JH: Una volta, qualcuno voleva versarmi del petrolio per accendini sui piedi scalzi e dare loro fuoco: credo che sia l’unica cosa cui io abbia mai detto di no. La maggior parte delle cose fuori di cranio che vedi accadere nei miei match sono quasi sempre idee mie. È raro che mi vengano in mente cose da far subire al mio avversario, non mi è mai piaciuto che qualcuno venisse da me a dirmi “Oh, oggi ti facciamo questo e questo”. No, non me lo fate. Grazie, ma decido io cosa succede al mio corpo, non tu. La cosa che i promoter rifiutano più spesso è il fuoco, ma di solito è a causa delle norme di sicurezza dell’edificio, non perché si preoccupano della mia salute.

WtW: Dopo di te, chi è il wrestler più Hardcore sulla scena?

JH: Jack Jester.

WtW: Partendo dall’hashtag #BookHavoc, passando per il turn Heel nel corso di una delle storyline più controverse dell’anno, per la tua vittoria del titolo, attraverso il riconoscimento come campione dal regno più lungo della storia, fino alla tua caduta portentosa: potresti raccontarci la storia di Jimmy Havoc e della PROGRESS?

JH: È stata la prima volta in un sacco di anni che una federazione indipendente ha organizzato una storyline davvero a lungo termine, e penso che sia per questo che i fan della PROGRESS ci si siano appassionati così tanto. Ormai è raro vedere una dinamica chiara di buono/cattivo, nella quale la gente sembra davvero voler vedere il cattivo perdere. E ogni volta che pensavano che avrei perso la tiravamo avanti un altro po’. E penso che l’altra cosa che ha funzionato sia stato il fatto che, dal momento in cui abbiamo iniziato la storia con Will Ospreay, tutti volevano che fosse lui a battermi, ed erano convinto che ce l’avrebbe fatta. Non c’è niente di male nel dare alla gente quello che si aspetta. Questo non significa che sia prevedibile, o noioso. Gli appassionati non vogliono sempre essere sorpresi e beffati. Io lo guardavo come se fosse una stagione di uno show televisivo. È durato poco più di tre anni, e personalmente penso che non farò mai più niente di così bello, sia come creatività che come qualità degli incontri.

WtW: Cosa c’è nel futuro di Jimmy Havoc? Hai in mente di restare nel Regno Unito, o comunque in Europa, o speri di poterti trasferire negli Stati Uniti o in Giappone?

JH: Non lo so. Non penso che mi sposterò definitivamente negli Stati Uniti o in Giappone, ma certamente non ho nulla contro l’idea di combattere lì, magari fare un paio di tour. Rimanete sintonizzati su questo canale…

WtW: Sai combattere come un Deathmatcher spietato o come un raffinatissimo tecnico: quale stile preferisci, personalmente?

JH: Ah ah… forse qualcosa nel mezzo. Mi diverto a fare Hardcore, sono i match che preferisco combattere. Ma sarei contento di non lottare su vetri spezzati e filo spinato ogni sera, la mattina dopo è sempre un po’ una merda.

WtW: Come si approcciano i vari promoter al tuo personaggio?

JH: Come dico io. Se non mi piace quello che mi chiedono di fare, smetto di lavorare per una certa federazione.

WtW: Che differenza c’è tra il personaggio Jimmy Havoc e la persona che sei fuori dal ring, a parte il sangue?

JH: Non credo ce ne sia molta. La differenza più grossa è che Jimmy Havoc il personaggio può dire e fare un sacco di cose che vorrei poter fare nella vita reale ma che so che mi farebbero passare guai. Non sono molto contenti quando, da Marks and Spencer (sì, è lì che faccio la spesa), uno comincia a insultare i bambini.

WtW: Com’è lavorare come allenatore al ProJo? Che tipo di allenatore sei? Credi di avere già visto “il futuro”?

JH: Mi diverto. È bello aiutare la prossima generazione di wrestler a seguire i loro sogni. Però come allenatore sono un gran pezzo di merda. Se uno fa cagare, gli dico che fa cagare e non gli permetto di progredire finché non ha imparato. È una cosa che secondo me manca in molte scuole, oggi. Per me, i tre migliori a essere usciti dal ProJo sono The GZRS (Sebastian e Tom) e Pastor William Eaver. Loro tre.

WtW: Presto lotterai in Italia, all’ASCA, in occasione della Super8 Cup. Hai qualcosa da dire ai tuoi avversari? Conosci qualcosa riguardo al wrestling italiano?

JH: Non vedo l’ora di venire, non ho mai combattuto in Italia prima d’ora quindi sarà un’esperienza nuova. I miei avversari dovrebbero già sapere chi sono, quindi non serve che dica niente.

WtW: Una domanda che faccio a tutti: cosa dici a chi insiste che il wrestling è finto?

JH: Dico che sì, è finto. Quanto lo è uno show televisivo o un film. Sai che quella che stai guardando non è una vera competizione, ma puoi comunque appassionarti ai personaggi e alle storie che raccontano.

WtW: Per concludere: come possiamo seguire la tua carriera?

JH: Su Twitter sono @jimmyhavoc; su Instagram, @jimmy_havoc. Su Facebook, cercate Jimmy Havoc.

  

Be’, non mi ha fatto poi male. Non troppo, almeno…

Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.

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