Intervista a Simone Spada

Carissimi, stavolta vi presentiamo una lunga e approfondita intervista con Simone Spada, una delle menti della Bullfight Wrestling Society. Ma leggete un po’ cosa ci ha raccontato, lo faremo parlare anche di sé!

 

WtW: Ciao Simone! Cominciamo. Per chi non ti conosce ancora: chi è Simone Spada, e perché dovremmo leggere un’intervista con lui?

Spada: Allora, nella vita reale sono un giornalista sportivo e di musica per una nota testata sarda ed uno scrittore che nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo andato discretamente bene. Nella vita virtuale sono uno dei fautori della rinascita di Zona Wrestling dal 2007 assieme al “boss” Marco Catelli, a Mariano e Giuseppe Calò. Attualmente faccio ancora parte del sito come editorialista e direttore ad interim. Perché dovreste leggere una intervista con me? Perché sono un ragazzo normale come tanti ma che sta coltivando un suo sogno: portare alla luce e alla ribalta una promotion di wrestling facendo ciò che gli piace di più, ovvero scrivere storie (se appassionanti o meno, dovranno dirlo gli spettatori).

WtW: Cominciamo allora a parare della promotion di wrestling che stai fondando: chi c’è dietro alla Bullfight, e perché a Torino?

Spada: Dietro la Bullfight ci sono io assieme ad alcuni amici di Torino, con cui sto condividendo un progetto veramente interessante che nasce da semplici chiacchierate informali partite a inizio febbraio. Sono entrato in modo convinto nel progetto in corso d’opera convinto non solo dagli obiettivi ma anche dalla libertà artistica che la Bullfight concede. Ho conosciuto ragazzi veramente in gamba e interessati al wrestling non solo dal lato di semplici fan ma anche da quello di creatori di storie, di faide, di colpi di scena. E questo avviene a Torino per due ragioni essenziali, che vanno oltre l’appartenenza del 95% dei membri della promotion ad una città così bella: da un lato nella necessità di allontanarsi dall’accentramento del wrestling italiano in Lombardia dove agiscono la maggioranza delle promotion; dall’altro dalla voglia di dare a questa città un wrestling diverso rispetto ai validi progetti della IWS e della ICW. Quindi una alternativa che si ponga in posizione complementare rispetto alle succitate, regalando ai fan piemontesi una offerta molto ricca e varia.

WtW: Un wrestling diverso, dici: ti dispiacerebbe approfondire un po’ cosa vuoi dire?

Spada: Un wrestling raccontato, come fosse un libro fatto di capitoli o un film dove si intrecciano più storie. Non si tratta di una cosa nuova, sia chiaro. In Gran Bretagna questo viene praticamente fatto da anni. Però si tratta di basare gli show su una sequenzialità dove niente nasce e muore nel corso di un singolo show. Dove si andrà lentamente a scoprire ogni singolo atleta, le sue azioni, il suo cammino, la sua storia. Dove ogni match avrà un senso e rifletterà delle simbologie, che siano universali o tipicamente italiane. Il primo show rifletterà la fratellanza e l’odio, le dinamiche di questi due sentimenti che verranno svelati di passo in passo. In più, pur volendo offrire un wrestling di natura indy, vogliamo che sia comunque uno show per tutti, senza distinzioni, lavorando sulla cultura e l’intelligenza di chi ci verrà a venire. Per fare un esempio: se ci saranno bambini all’evento, non cercheremo di essere volutamente soft nei toni, nel linguaggio, nelle azioni, ma li renderemo parti integranti dello show facendo comprendere loro come si stia assistendo ad uno spettacolo e non ad una pagliacciata. Dobbiamo far innamorare ragazzi e adulti del wrestling senza scimmiottare le gesta americane.

Nei nostri show poi troveranno spazio tutte le categorie di wrestling, tutti gli stili. È bene che gli italiani inizino ad essere riconoscibili non solo dalla fanbase che segue fedelmente il wrestling ma anche dagli occasionali.

WtW: È questo, quindi, il wrestling che Simone Spada si guarda quando è a casa sua con un po’ di tempo? Ti ispiri a qualcuno in particolare, o a qualche federazione?

Spada: Guardo il wrestling dal 1990, dalla WWF raccontata da Dan Peterson. Sono stato un onnivoro, non ho mancato nessun grande progetto mondiale: dalle major messicane alle indy americane, dalle fed britanniche a quelle giapponesi, fino a quelle italiane. Da qualche anno gli impegni e il poco tempo mi consentono sì di informarmi, meno di guardare wrestling. Sicuramente dei riferimenti ci sono: il tema della simbologia riprende l’eccellente lavoro della Lucha Underground e della Insane, poi nelle mie preferenze ci sono una buona dose di TNA, ECW, WCW e Progress. Da qui partono le idee e crescono come germi nei fogli word utilizzati per appuntare ogni idea.

WtW: Qual è in generale la tua idea di wrestling? Che evoluzione pensi possa avere in Italia?

Spada: La mia idea è quanto già specificato in precedenza: racconto, focus sugli atleti, alta caratura grafica, utilizzo degli atleti che riteniamo adatti al nostro progetto (da lanciare o da descrivere meglio), utilizzo di location di salsa British. L’evoluzione della mia idea in Italia penso sia difficile perché culturalmente non siamo preparati a questo genere di progetti, o a progetti ottimi come la MAW. Però se non si inizia, mai si darà al pubblico una varietà di stili. Occorre una diversificazione dopo anni di promotion simili, a riprodurre la WCW del periodo Sullivan (la peggiore a mio parere) o la WWE. Con questo non sto dicendo che quel che faremo noi sarà figo e gli altri creano delle schifezze, ma che il wrestling si è evoluto e noi vogliamo raccontare quella evoluzione, come fatto in grandissima parte e con ottimi risultati dall’ASCA. Ovviamente questo tipo di progetto è tale grazie ad una serialità che non risponde ai fan di mese in mese, ma allunga i tempi e quindi può permettersi un maggior ragionamento.

Una nota: ho parlato tanto di scrittura, di booking ma per quanto possa sembrare che io prenda decisioni personali sullo show, in realtà sono nella stessa posizione di Vince Russo in WWF. Che significa? Significa che io propongo determinati movimenti, determinate situazioni, poi tutto va al vaglio dei miei compagni di promotion che possono accettare o cassare le mie idee. Sta lì il lavoro di squadra, la capacità di saper mediare i concetti di ciascuno per ottenere il miglior risultato possibile.

WtW: Ecco, chiariamo questo punto: tra tutte le “menti” della Bullfight, vi dividete i compiti  o tutti fate tutto?

Spada: Ci dividiamo i compiti pur potendo dare, ciascuno, un parere generale su tutto. Coloro che lavorano assiduamente al progetto sono Simone Spada, Antonio David Alberto, Jacopo Castronuovo, Salvatore Ardini, Giuseppe Mangeruca, Giuseppe Calò e Loris Tiozzo. Assieme a noi ci sono altre persone che stanno curando i dettagli del primo evento e la cui mano si noterà direttamente il 24 settembre. Ciascuno ha un ruolo ben definito e ci fidiamo l’uno dell’altro, collaborando giorno dopo giorno nei vari ambiti di creazione di uno show (che non è solo quella di scrivere storie o bookare atleti, ma ha una larga parte burocratica, comunicativa e logistica che va ampiamente seguita).

WtW: Perché il nome Bullfight?

Spada: Io ho sempre avuto una predilezione per i nomi. Un anno e mezzo fa creai un blog dove scrivevo fantomatiche storyline di una promotion indy americana chiamata Rising Sun Wrestling (nome che poi consiglierò a Fabio Tornaghi per la sua creatura). Poco dopo poi creai la Control Championship Wrestling di natura britannica. Quando ragionammo con gli altri sul nome io ero propenso su Blackout Wrestling, un po’ perché sono stato fan dei BLK-Out della CZW e un po’ perché come progetto doveva sembrare un blackout in attesa di qualcosa di “nuovo”. Gli altri volevano qualcosa di più identificativo con Torino ed il Toro è il simbolo della città. Antonio ha proposto il nome Bull. Solo che il suono usciva non chiaramente, dunque io aggiunsi Fight ricordandomi del Fight Club. Quindi Bullfight Wrestling Society, dove Society è un vago riferimento alla WSX.

WtW: Prima hai nominato gli atleti: oltre a quelli che sono già stati annunciati, ci sono altri nomi che possiamo aspettarci – o la lista per questo show è completa?

Spada: Attualmente è completa ma non escludo sorprese. Certamente avremo un roster vario, ricco, con un giro che comprenderà atleti su cui abbiamo grosse aspettative e che si aggiungeranno pian piano di show in show. Come detto, sarà come leggere un libro. Ed ogni capitolo avrà un percorso di storie dove alternativamente entreranno in scena diversi personaggi. Puntiamo chiaramente a dare un focus ben preciso su ciascun atleta, ogni presenza sarà importante e non fine a se stessa.

WtW: La punta di diamante del primo show, almeno dal punto di vista del nome, sarà ovviamente Tommaso Ciampa, che probabilmente presto diventerà un atleta WWE al cento per cento. Come siete riusciti a ingaggiarlo?

Spada: Avevamo in testa due atleti: Tommaso Ciampa e Zack Sabre. Abbiamo preferito lui grazie sia alla sua straordinaria disponibilità sia all’amicizia con Antonio. Si tratta poi della sua prima volta in Italia, una prima volta che lui voleva ardentemente. Ci siamo voluti e piaciuti, sfruttando anche un buon accordo con due promotion britanniche che proseguirà nel tempo. Si può dire che Ciampa sia stato il promoter aggiunto della situazione, curando assieme a noi ogni dettaglio della chiamata e dandoci il lusso di regalare agli atleti italiani uno stage di 3 ore e mezzo ad un prezzo basso, cosa che permetterà d’aver un bagaglio d’esperienza in più nel nostro paese, senza dover costringere i nostri ragazzi a fare le valigie e andarsene all’estero, cosa che non fa mai male ma occorre disporre di opportunità anche da noi come capitato in Sun con Ligero, in FCW con Legend e Ospreay, in PWE con Kenzo, in ASCA con Seven e via dicendo.

WtW: Possiamo aspettarci altri ospiti dai grandi nomi per il futuro?

Spada: Penso proprio che avremo altri grandi ospiti in futuro. E per “grandi” non intendo solo grandi nomi ma soprattutto grandi performer che in Italia non si sono ancora esibiti. Ci sono nella nostra lista una decina di nomi pazzeschi con cui abbiamo già parlato e ci siamo intesi per il futuro. Nomi che verranno da noi non solo per dare spettacolo ma anche per aiutare i nostri italiani a ottenere quell’upgrade che ci avvicini ai paesi capofila, quindi Gran Bretagna e Germania. Ce la possiamo fare fortemente, ma occorre cambiare passo.

WtW: Idealmente, con che cadenza avreste intenzione di organizzare i vostri show?

Spada: Inizialmente abbiamo pensato ogni due mesi/due mesi e mezzo prendendo come spunto dagli inizi delle promotion britanniche. Quindi, se tutto va bene, dovremmo promuovere almeno dai 4 ai 6 show l’anno compatibilmente con le nostre possibilità e i nostri impegni. Questa è la linea che ci siamo posti dall’inizio, poi vedremo di volta in volta.

WtW: Qualche tempo fa pare ci sia stata una (piccola?) incomprensione tra la FCW e la Bullfight; ci puoi chiarire un po’ cos’è successo?

Spada: Posso solo dire che c’è stata appunto una incomprensione, un fraintendimento dove sono stati fatti da parte nostra (soprattutto mia) errori di inesperienza e ingenuità.

WtW: Questa non se la scampa nessuno – nemmeno tu: cosa rispondi a chi dice che “il wrestling è finto”?

Spada: Il wrestling è uno sport. Uno sport non è mai finto, può essere predeterminato (ad ogni livello e in ogni categoria), ma il gesto atletico non si può fingere. Inoltre il wrestling è spettacolo, e lo spettacolo si basa sulle leggi della verosimiglianza di manzoniana memoria, con proprie regole e propri sviluppi. Ho sempre pensato che questo ricorso alla “finzione” sia dovuta un po’ al fascino di questa disciplina e un po’ a ciò che viene mostrato anche in Italia. Per capirci: gli italiani sono oltremodo attratti dal wrestling ma non lo dicono in giro. In casa rimangono ore a guardarsi la WWE e fuori mostrano pudore e vergogna poiché in genere la massa borghese italiana ha sempre cercato abbattere ciò che non può controllare. Poi, quando gli spettatori occasionali vanno a vedere un evento si soffermano ad esclamare che “lo sta colpendo per davvero, allora non è finto”. Appunto per questo è uno sport verosimile, con una buona base safe dove occorre evitare seri infortuni. Purtroppo gli infortuni di Edge, Austin, Angle e Sid Vicious (per citare i primi che mi vengono in mente) non sono frutto di fantasia. È uno sport come tutti gli altri, con i pregi e i difetti di tutti. Certo, in Italia come nel resto del mondo, ci sono atleti che ottengono l’effetto sperato dalla massa di cui sopra, ovvero quello di pigiare il tasto sulla finzione. Questo a causa della loro grave impreparazione, dei loro errori marchiani, dei loro personaggi ridicoli, delle loro bugie… tutte componenti che mettono discredito su tutto il panorama nostrano ed internazionale e che ci fa fare una fatica tremenda per elevarci ad alti livelli. E il problema sta lì: non è che non possiamo far arrivare il nostro wrestling ad alti livelli, semplicemente non vogliamo poiché questo significherebbe uscire dalla festa con gli amici nel proprio cortile e mostrarsi al mondo intero. Insomma, non un grande spettacolo…

WtW: Prima di concludere… dacci appuntamento al primo show della Bullfight!

Spada: Il 24 settembre al Cecchi Point di Torino vi sarà la nascita di una promotion, la Bullfight Wrestling, che mira a rendere il wrestling la casa di ciascun appassionato, il divano confortevole della propria passione, il piatto prelibato delle proprie emozioni. Insomma, sul ring non troverete un semplice show di wrestling ma un ritratto di vita da vivere assieme. Forse non il più bello spettacolo dell’anno, ma certamente lo spettacolo che convincerà gli spettatori a ritornare a Torino e scoprire come si evolve questo bel libro che stiamo iniziando a scrivere. Con noi alcuni dei migliori wrestler italiani ed una stella, Tommaso Ciampa, alla sua penultima data nelle indy prima di firmare definitivamente con la WWE (e quindi, presumibilmente, lo potrete vedere o viaggiando fuori dall’Italia o sperando venga aggregato al tour WWE in Italia in arrivo tra un anno). Lasciatevi alle spalle ogni remora e fatevi catturare dalla voglia di wrestling, il gruppo Bullfight vi aspetta per una grande serata. I biglietti sono in pre-ordinazione sulla nostra pagina Facebook oppure si possono richiedere via mail a info@bullfight.it


Direi che abbiamo detto tutto… grazie ancora a Simone Spada per la sua disponibilità, e arrivederci alla prossima!

Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.