Intervista con Il Bonner

Carissimi lettori, è con immenso piacere che vi presentiamo un’intervista al Senior Referee della ICW, un uomo che si è esibito nella sua maglia a strisce sui migliori ring d’Italia (e anche su qualcuno piuttosto scrauso, ne siamo sicuri)… a casa lo conoscono come Enrico Boneschi, ma voi chiamatelo pure Il Bonner!

Partiamo subito, perché il Bonner ne ha da raccontare…

 

WtW: Come fa uno che pare una personcina tanto per bene a diventare un arbitro di wrestling? Come hai cominciato, e perché questa scelta?

Bonner: Qui bisogna fare un passo indietro nella preistoria del wrestling italiano: nel 2001 a Torino ero presente nel pubblico al primo Show ufficiale della ICW La legge del più forte. Subito mi appassionai e iniziai a seguire assiduamente quelli che sarebbero diventati i padri fondatori del movimento. Una volta conosciuti meglio i ragazzi del backstage iniziai a collaborare con loro, come furgonista, ring crew, addetto alle musiche, bigliettaio, volantinaggio e attacchinaggio e tutti quei lavori da fare nell’ombra per la buona riuscita di uno show. Un giorno mancando un arbitro mi proposi per quel ruolo. E lì iniziò la magia. Dopo 10 anni e nonostante un’ernia cervicale e un paio di protusioni continuo ad indossare la maglia zebrata di giudice di gara sempre per la ICW e per altre promotion italiane ed europee.

 

WtW: A stare sul ring tanto spesso, non ti è mai venuta la voglia di picchiare qualcuno e diventare un wrestler?

Bonner: Certamente! La voglia di menare qualcuno spesso e volentieri mi solletica, ma fortunatamente rimane un’idea, le prenderei di santa ragione! Non ho le physique du role per fare il lottatore, anche per i bassi standard italiani.

 

WtW: Molti pensano che fare l’arbitro di wrestling sia facile, in fondo è tutto deciso prima. Come li smentisci?

Bonner: Tutto deciso prima un paio di palle,perdonami il francesismo. Sul ring può succedere tutto e il contrario di tutto, la salute dei contendenti è anche nelle mani dell’arbitro e capita di dover prendere decisioni importanti in tempo zero. L’arbitro è un tassello importante per i lottatori e per il match.

 

WtW: Che preparazione deve avere un arbitro di wrestling?

Bonner: Innanzitutto la piena consapevolezza del ruolo che si ricopre. Spalle larghe e pelo sullo stomaco. Poi chiaramente una buona preparazione atletica che garantisca fiato, indispensabile a sopravvivere sul ring quando due o più bestioni si scontrano.

 

WtW: Tutti i wrestler hanno un idolo, qualcuno che vorrebbero imitare: è così anche per te come arbitro?

Bonner: No, non mi piacciono i totem da venerare. Sono grato e onorato verso chi mi ha introdotto in questo ambiente e mi ha insegnato tanto di come “gira il fumo” facendomi sentire un privilegiato ma ho sempre cercato di sviluppare un mio stile. Così come insegno ai miei trainee di evolversi senza imitare, sempre rimanendo ben consci del lavoro che deve fare un arbitro.

 

WtW: Quando arbitri,riesci anche un po’ ad apprezzare il match o sei così concentrato su quello che devi fare che non riesci a farci caso?

Bonner: Riesco a godermi un match da una posizione migliore del bordoring primafila. Mi considero molto fortunato ad avere una tale opportunità.

 

WtW: Qual è l’incontro più bello che hai arbitrato? E ce n’è qualcuno prima del quale e durante il quale ti sei sentito particolarmente sotto pressione?

Bonner: Il miglior incontro arbitrato: il prossimo! Sono molto pignolo quindi scovo sempre errori e imperfezioni da correggere. Sono anche un emotivo quindi sento SEMPRE pressione prima di un match che sia un incontro tra ragazzi acerbi appena usciti da una Academy o un main event con atleti dall’esperienza decennale. Ho imparato negli anni a convivere con la pressione che può generare esibirsi davanti a una platea facendo l’arbitro, che come si può immaginare può con decisioni errate scatenare un vero putiferio.

 

WtW: Quale consideri il momento più emozionante della tua carriera nel wrestling?

Bonner: Essere convocato a Roma per arbitrare match TNA e andare in TV nazionale è stato sicuramente un gran bel colpo (bucio de culo! sghignazzo). Ma anche sollevare tante cinture famose (ROH, CHIKARA, CZW) e lavorare sul ring con atleti che vedevo in tivù da bambino sono tra le cose che più mi hanno emozionato e inorgoglito.

 

WtW: C’è qualche wrestler con il quale ti trovi più a tuo agio sul ring, e qualcuno con il quale sei invece meno a tuo agio?

Bonner: Non ho assolutamente preferenze di sorta: i lottatori facciano il proprio lavoro che io faccio il mio di giudice di gara. Chiaro che con alcuni con cui calco i ring italiani da parecchi anni ci sia un’intesa maggiore rispetto ad altri con cui ho lavorato meno.

 

WtW: Qui hai spazio: raccontaci tutti gli aneddoti che vuoi!

Bonner: Ho vinto una Battle Royale ICW nel 2009. Recentemente ho detenuto una cintura ICW anche se per pochissimo tempo. Negli anni mi è capitato di entrare sul ring con 2 theme music: “You Are the One and Only” in Inghilterra in WAW e “Vengo anch’io , no tu no” in ICW. Quest’ultima usata nella Royal Rumble per determinare lo sfidante al titolo ROH, entrai per secondo e non durai più di 3″!

 

WtW: Com’è nato il tuo rapporto con l’ASCA? Che ne pensi di quella federazione?

Bonner: La mia collaborazione con i ragazzi dell ASCA nasce con la collaborazione ICW-ASCA. Dovevo esserci a Ready to Start ma problemi logistici mi han fatto mancare a malincuore la 3 giorni, poi ho arbitrato a Happy Birthday to Us e a Kick ‘em All. Ovviamente sarò ad arbitrare anche a Best in Italy. La considero una promotion giovane ma con le idee chiare. Sta a loro trasformare le loro idee in qualcosa di concreto, anche imparando dai propri errori, senza avere fretta di bruciare le tappe. Hanno una fanbase importante e rumorosa, ogni volta che arbitro lì è sempre un piacere e mi fan trovare sempre bene.

 

WtW: In ASCA hai incontrato Matteo Di Fina, che è diventato un po’ il tuo Padawan; cosa ci puoi dire di lui?

Bonner: Qui ti devo contraddire, la regola del due mi vieta di avere altri padawan (rido sotto i baffi ). Ho conosciuto Matteo a Happy Birthday to Us, dopo averlo visto all’opera a Ready to Start. Abbiamo concordato che lo istruissi a dovere, essendo lui molto acerbo. È stato divertente, solitamente alleno classi di più allievi, con lui ho potuto fare un seminario strutturato solo su di lui, ho potuto fare a briglie sciolte quello che mi sarebbe piaciuto ricevere come “addestramento”. L’ho fatto sudare, perdere la voce per poi intontirlo con le mie chiacchiere, poi risudare e riperdere la voce arbitrando la card. L’ho impostato, da quel che ho visto a Kick ‘em All a qualcosa è servito. Deve ancora smussare tanti spigoli vivi, e sa che lo tengo d’occhio pronto a cazziarlo per ogni errore. Te l’ho detto che sono un pignolo rompipalle!

 

WtW: Secondo te, cosa serve al wrestling italiano per crescere ulteriormente?

Bonner: Avessi la risposta quest’intervista sarebbe a pagamento (grasse risate)!

 

WtW: Domanda che facciamo a tutti, non scampi nemmeno tu: cosa rispondi a chi dice che “il wrestling è finto”?

Bonner: Li invito in una delle Academy ICW che trovi qui http://www.icwwrestling.it/scuola-di-wrestling/sedi/ per un allenamento gratuito. Almeno poi potranno parlare con cognizione di causa.

 

WtW: Ciao Bonner e ancora grazie per aver accettato questa intervista!

Bonner: Grazie mille per l’intervista, non mi capita spesso di farne.

Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.