“Io e il Wrestling Italiano”- Recensione

“Io e il Wrestling italiano”, una lettura che consiglio ad ogni fan del wrestling nostrano e di wrestling in generale. Nino Baldan, con cui ho avuto modo di parlare e scambiare quattro chiacchiere sugli argomenti più disparati, ma soprattutto sulla visione che si ha del wrestling, ci regala questo fantastico calderone di aneddoti e retroscena che molti di noi nemmeno immaginavano, non avendoli vissuti per forza di cose, o che sapevano ma solo per “sentito dire”.

Non starò qui a spiegare o a spoilerare un libro che, se letto con l’entusiasmo tipico del fan curioso, si finisce in pochi giorni: il tutto si articola in 20 capitoli che ripercorrono la nascita del movimento wrestling italiano, dai campetti di periferia a Venezia, come scrive Nino in prefazione, al boom del 2005, quando il Wrestling comincia ad affermarsi progressivamente e l’entusiasmo  del protagonista via via va scemando. Una lettura, ripeto, consigliata. Un prezzo modico (12 euro in versione cartacea, disponibile anche in E-book a 3,99) che, a mio modo di vedere, può incuriosire molto di più di altri libri: a differenza di quello di Michele Posa e Luca Franchini, che magari può essere rivolto ad un pubblico per lo più esperto, quello di Nino è adatto anche ai neofiti, a chi, per la prima volta, si avvicina al Wrestling.  Un calderone di aneddoti e retroscena, da “Inauguration Day”, show che la ICW non menziona come primo della storia, al “pasticciaccio” di Buona Domenica, il tutto molto scorrevole e a tratti divertente: è la storia di questo ragazzo appassionato di wrestling in un’epoca in cui, salvo poche eccezioni, internet era una Chimera e gli show in chiaro appannaggio di pochi. Nonostante ciò la propria passione va avanti fino al realizzarsi di quello che sarebbe, diciamocelo, il sogno di tutti: creare e gestire una federazione, dedicarci tempo ed idee. Chi da bambino infatti non ha mai immaginato di creare delle “storie” con i propri amici, combattimenti e quant’altro? Chi non ha mai sognato di entrare, circondato da luci e gente, e salire sul ring per esibirsi? Il tutto in un momento in cui Facebook era ancora su Marte e i social non esistevano. Un viaggio, quello di Nino, entusiasmante: da Venezia a Messina, passando per la Campania, in un sali-scendi dello stivale, con questo ragazzo caparbio, con la sua idea di wrestling, con la sua ingenuità dovuta proprio alla giovane età (interessante, a questo proposito, la parte che tratta l’addio di Nino alla ICW e quello che ne è conseguito). Si trovano nomi più o meno noti, da Emilio Bernocchi (Mr. Excellent) a Manuel Majoli a Giacomo Giglio “The Greatest” ad Axel Fury a Red Devil,   ma quel che emerge è soprattutto la visione di spettacolo e di intrattenimento che Nino ha sempre avuto del wrestling, dal momento in cui ha scoperto che dietro ad ogni match c’era quel “predeterminato” che, alla fine, è il bello di questo sport. Tutto ciò che riguarda la parte creativa e teatrale del wrestling viene analizzata da Nino in modo lucido e preciso, fino al partorire personaggi di cui poi leggerete ma che, per i tempi di cui stiamo discutendo, risultano originali e “fuori dalle righe” o quanto meno capaci comunque di suscitare qualcosa nello spettatore, che sia rabbia per gli insulti o gioia per la giustizia che viene fatta dall’eroe di turno.

Le parti che più mi sono piaciute riguardano lo “scisma” del nucleo originario della ICW, con Nino che abbandona in malo modo la federazione. Quello della nascita della XIW, col sogno di questo ragazzo che non si arrende. Quello sul Wrestling Gala di Monza, con ospite Bret “Hitman” Hart, quando il ragazzo, una volta bambino, fan, incontra chi, anni prima, vedeva solo in TV. Divertenti anche gli incontri con Rikishi e il suo deretano, di cui leggerete e triste, davvero, la fine dell'”incantesimo”, quando Nino si disinnamora progressivamente della disciplina, presto diventata oggetto di avvoltoi col solo scopo di arricchirsi, a tratti banalizzata (in TV, da Mediaset, per fare un esempio), diventata insomma mainstream e fruibile a tutti, anche a chi poi chiosa un “Tanto è finto”. Il libro è avvincente, lo ripeto. Nino esprime il suo pensiero e la sua visione del wrestling assolutamente opinabile e discutibile,ci si fa facilmente una propria idea.  A tratti è profetico: quello che dieci anni fa vedeva lui, è stato applicato successivamente dalle nostre realtà. La teatralità, lo spettacolo, il colpo di scena, il comico e il “tragico”, se così può definirsi, sono tutti elementi che Nino cerca di applicare nel suo viaggio, che non potrà mai dimenticare e che condivide con noi, fan di wrestling, che di questo sport amiamo si la tecnica, ma anche le storyline, i retroscena che ci sono dietro due uomini che per noi fanno in tutto e per tutto “arte”.
Perché, come sottolinea Nino, siamo il Paese della commedia dell’arte, delle maschere e dei giochetti, degli inciuci e degli imbrogli e di altro. Siamo il paese in cui il “seme” del Wrestling può essere piantato senza guardare altrove, oltreoceano o in Europa, ma nessuno se n’è accorto.

Se oggi siamo qui a seguire “La Legge del più forte” o qualsiasi show, un po’ lo dobbiamo a quel ragazzo che è partito da Venezia ed ha lasciato qualche traccia di sé, soprattutto con questo libro. Da leggere, lo ripeto un’ultima volta, per ogni fan di wrestling Italiano. Sostenere oggi il Wrestling italiano significa, secondo me, gratificare un po’ anche Nino per quanto ha dato alle origini di tutto. La WWE(mania) lasciamola a chi, di seguire e capire di Wrestling ne ha solo la convinzione

Gennaro Donnarumma

Non c'è niente da dire, niente da vedere.. Ok, comune ragazzo di ventunenne con la passione per il Wrestling, dal 2003, credo.