Oggi vi riporto un po’ indietro, per poi ritornare in tempi non proprio recenti, ma certamente non lontani.

E’ il 27 agosto del 1994. La WWE è a un passo dal suo più periodo economicamente più tragico, quel 1995 certamente non malvagio se si vanno a prendere determinati incontri singoli, ma nel quale la demenza (non penso di esagerare nella scelta d’utilizzo del termine di riferimento) di certe scelte sia di booking sia di scrittura dei personaggi sono a livelli mai raggiunti in precedenza. La WCW inoltre lancerà il suo programma settimanale Monday Nitro dimostrando sì di poter competere con il colosso Stamford, ma mai di riuscire a guardare oltre ai soliti nomi. Nell’opener – infatti – si scontrano Brian Pillman e Jushin Thunder Liger, il primo uno dei più cristallini talenti mai esibitisi nella storia della disciplina e il secondo… beh, non credo di dovervi dire chi sia e quanto sia grande il contributo da lui portato alla causa e quante generazioni abbia ispirato con il suo personaggio unico e le prestazioni incredibili delle quali si è reso protagonista nel corso degli anni. Nel main event, invece, si danno battaglia… Hulk Hogan e Big Bubba Rogers. Nulla contro l’idolo dei vecchi scorreggioni e il buon vecchio poliziotto al secolo conosciuto come Big Bossman, ma cristo di un dio… certi prodotti nel corso degli anni sono non superati, ma proprio obsoleti.

Sono tuttavia andato troppo avanti divagando eccessivamente, ma c’è una giustificazione a tutto ciò; nella data inizialmente riportata, alla 2300 Arena di Philadelphia, Pennsylvania, quella che inizialmente era una sala bingo poi adibita a palazzetto in cui vengono organizzati eventi di pro wrestling, Shane Douglas sconfigge 2 Cold Scorpio e si aggiudica il titolo di campione della National Wrestling Alliance. Sì, proprio quella federazione dalle cui ceneri è nata la World Championship Wrestling. Dopo questo grande risultato, The Franchise prende il microfono elogiando l’importanza della corona e i grandi nomi nel corso degli anni incisi sulla sua targhetta. Buddy Rogers, Lou Thesz, Harley Race, Terry Funk, Ric Flair… beh, usando le sue testuali parole, possono tutti baciarli il culo. Douglas lancia a terra la cintura, il pubblico è ammutolito, Joey Styles al commento anche di più. Shane non vuole diventare il franchising di una promotion ormai morta e sepolta ed è proprio in quel momento che si fa passare un sacco all’interno del quale è stata posta un’altra cintura. Le iniziali sono quelle della federazione nella quale il match si è svolto: ECW, Eastern Championship Wrestling. Per The Franchise, però, tutto questo non esiste più e si dichiara il primo campione della Extreme Championship Wrestling.

Come si suol dire, il resto è storia: il leggendario 3-Way Dance di The Night The Line Was Crossed che vide protagonisti anche Sabu e Terry Funk, i debutti e i brevi ma iconici stint di Steve Austin prima e Bryan Pillman poi, The Sandman che da blando surfista imitatore di Sting si trasforma nel bevitore di birra rissoso da noi tutti conosciuto, il feud tra Raven e Tommy Dreamer, i memorabili match di Cactus Jack come protetto di Eric Bischoff in trasferta, il lancio negli Stati Uniti di vere e proprie leggende quali Eddie Guerrero, Dean Malenko e Chris Benoit, il memorabile primo Pay Per View della storia della ECW, Barely Legal, gli scontri tra Masato Tanaka e Mike Awesome, il regno di due anni come Television Champion di Rob Van Dam, il periodo migliore della carriera di Bam Bam Bigelow, Taz che da spento selvaggio della Tasmania diventa la Human Suplex Machine dando spettacolo fino alla fine e la lista potrebbe continuare ancora per molto.

Poi, nel 2001, la fine. Il leggendario proprietario e grandioso booker Paul Heyman si rivela un pessimo uomo d’affari, nonché una persona di merda. Screzi con la rete TNN e montagne di debiti portano la promotion ad essere assorbita proprio dalla World Wrestling Enterteinment e la stragrande maggioranza dei talenti – ai quali erano state fatte grandi promesse di successo – finisce invece per andare a farsi fottere altrove dopo la storyline dell’Invasion.

Sarebbe tuttavia una palese falsità affermare che l’influenza di questa federazione nella storia del pro wrestling è stata minima. Trovo personalmente che l’importanza avuta dalla Extreme Championship Wrestling nella storia della disciplina sia abnorme, così come è incredibile la modernità che contraddistingueva il loro prodotto rispetto a tutto il resto del ciarpame statunitense. Erano al passo coi tempi, prendevano come modello la cultura pop, facevano tesoro dei fatti di cronaca senza aver paura delle conseguenze cui citarli li avrebbe portati. Solo perché capiate quanto da me detto, vi faccio due esempi: Raven, rampollo di una famiglia ricca finito a fare il reietto capo di una banda di outcasts che viene inquadrato intento a camminare in una strada innevata sotto le note di “Keep ‘Em Separated” degli Offspring o – meglio ancora – il già citato nuovo personaggio di The Sandman intento a utilizzare una mazza da kendo dopo lo scandalo dello studente americano in Erasmus Michael P. Fay colpito ripetutamente con il medesimo oggetto a Singapore dopo esser stato accusato di furto e vandalismo. Sarebbe bello anche parlare del debutto di Mustafa e New Jack, i Gangstaz, nel periodo in cui le gang criminali negli USA erano in un periodo di splendore, ma l’articolo diventerebbe decisamente troppo lungo ed è il caso di andare avanti.

L’argomento che ho intenzione di trattare oggi, infatti, non è tanto il (giustissimo) tributo alla mia personale federazione preferita, perché a fare le marchette sui siti di pro wrestling ci stanno già troppe persone, quanto più per analizzare un rilancio partito da un fortunato articolo di merchandising venduto dalla WWE.

Partiamo dal principio: nel 2004 la World Wrestling Enterteinment lancia sul mercato quello che è certamente uno dei suoi DVD più belli, The Rise And Fall Of ECW. Il successo di questo prodotto è tale che i fans storici della promotion ed anche i neofiti cominciano a spingere per un ritorno della federazione. La WWE fa una delle scelte più sagge della sua storia e li accontenta.

Il 12 giugno 2005 si svolge One Night Stand; del marchio di Stamford ci sono solo i simboli dei roster dei quali alcuni pro wrestlers in balconata all’Hammerstein Ballroom fanno parte, il tutto perfettamente inserito in una interessante storyline non tanto di invasion, quanto più di opposizione da parte di chi della ECW non ne ha mai fatto parte e non ne ammette l’importanza. “Extreme Crappy Wrestling” la definiva Jerry Lawler, senza dover neanche entrar troppo nel personaggio a parer mio.

Lo show chiaramente non offre un lottato allucinante, ma certamente in mezzo a tutta la merda proposta in quel periodo dalla WWE, è una manna dal cielo. Il pubblico non è partecipe, è proprio infuocato. La federazione che fu di Paul Heyman viene omaggiata come meglio non si poteva fare e il tutto si conclude con un pestaggio di massa su Eric Bischoff. Meglio di così, solo la vagina pelosa.

La storyline sembra concludersi alla fine di questo evento. Sembra, perché nella prima metà del 2006 cominciano ad arrivare dei rumor di un ritorno della Extreme Championship Wrestling e con l’annuncio di One Night Stand 2006 e di uno show settimanale sì sotto il marchio della WWE, ma comunque patrocinata dalle idee di Heyman e nella stessa arena del Pay Per View dell’anno precedente, il tutto si fa ufficiale.

Il seguito di One Night Stand è certamente migliore del primo dal punto di vista del lottato, chiaramente l’atmosfera è un po’ più spenta e questa volta gli atleti della WWE si esibiscono anche. Il main event non è scorretto definirlo Match For The Ages. Non tanto per gli atleti coinvolti, stiamo parlando ovviamente di John Cena e Rob Van Dam, quanto più per il fatto che il titolo della World Wrestling Enterteinment alla vita dell’ex Doctor Of Thuganomics verrà messo in palio per la prima volta in un evento col marchio ECW. Avrete certamente visto tutti quell’incontro e dunque saprete della vittoria di RVD grazie all’intervento di Edge, come vi ricorderete dello stesso Rob Van Dam incoronato primo campione della nuova Extreme Championship Wrestling oltre che detentore della cinta massima di Stamford. Andiamo dunque avanti ed arriviamo al fatidico match: ad affrontare il campione è Big Show in un Extreme Rules Match. Con l’arbitro a terra, Paul Heyman arriva in scena ma, invece di contare nuovamente la vittoria del Whole Fuckin’ Show, si ferma. E’ il gelo. Il leggendario owner volta le spalle alla federazione e si schiera col gigante, permettendogli di vincere la corona ECW e venendo subissato dal pubblico con uno tsunami di spazzatura. Letteralmente eh, capiamoci.

Fin qui tutto bene, è anche da sottolineare la capacità di Paul Heyman di far molto con atleti i quali, nonostante fossero bravi mestieranti, avevano l’appeal di un furetto morto. Hardcore Holly, Test, i Basham Brothers ne sono alcuni tra gli esempi più lampanti.

Vince McMahon, però, da buon pezzo di idiota egocentrico e retrogrado quale è, mette il becco nelle questioni di Paulie. Quest’ultimo vorrebbe CM Punk come nuovo campione nell’Extreme Elimination Chamber di quella ciofeca d’evento denominata December To Dismember. La risposta di Vinnie Mac però è negativa, perché Hector Guerrero vestito da pollo gigante che esce da un uovo e balla con Mean Gene Okerlund è un’idea brillante, un quasi cruiserweight dallo status comunque già alto all’epoca che sottomette un gigante di 200 kg con una dolorosissima presa al braccio è impensabile e io sono molto sarcastico.

Comunque, alla fine di tutta questa storia turbolenta, ad aggiudicarsi la cintura e venire eletto nuovo campione è Bobby Lashley. Ribadisco: buon mestierante eh, ma ce ne correva tra lui e Punk. Nella puntata successiva Paul Heyman compare per l’ultima volta e poi lascia la federazione per dissidi col boss.

Potrei scrivere altre mille righe di storia, ma preferisco riassumere: nel 2007 inizia ad andare tutto in vacca. Sapete perché? Ve lo dico io: se c’è una cosa che Vince McMahon ha sempre saputo fare meglio degli altri è snaturare certi prodotti non comprendendone la reale identità. Un po’ come fa Tarantino con le figure negative della storia nei suoi film, ma ottenendo solo risultati negativi. Anzi, oserei dire imbarazzanti. Perché la federazione che era stata il rifugio dei reietti, il luogo di mai abbastanza elogiate battaglie tra grandi tecnici, la prima ad aver dato vero spazio ai luchadores messicani negli Stati Uniti e una delle più grandi rivoluzionarie a livello di prodotto estremo in occidente (TU NO IWA MID SOUTH) diventa il posto dove fondamentalmente si esibiscono coloro per le quali il vecchio stronzo non ha idee nei main roster. Perché sì, voglio dire, invece di licenziarli e lasciare che si esibiscano alle loro condizioni, è molto meglio tenerseli e farli combattere in incontri che non interessano nemmeno a chi li sta lottando.

Nella nuova WWECW (giuro, si chiamava così) se ne vedono di tutti i colori: Tony Atlas che ride a crepapelle per motivi imprecisati, Finlay non picchiatore bastardo ma rincoglionito che entra in scena col “figlio” Hornswoggle sotto le note di un imbarazzante e stereotipatissimo motivetto dalle tinte irlandesi, campioni totalmente fuori luogo come John Morrison, Matt Hardy, Mark Henry e Christian, senza contare il trattamento da jobber subito dal mai troppo professionale William Regal.

Insomma, se c’è stato un momento per parlare davvero di Extreme Crappy Wrestling, è stato questo.

Vorrei chiaramente sottolineare di aver utilizzato la ECW come semplice esempio di questa mentalità retrograda e non al passo coi tempi della WWE, ma soprattutto al dannoso quanto invalicabile pensiero di un uomo che oggi come non mai, continua a fraintendere il vero significato della parola pro wrestling. E soprattutto, totalmente sprovvisto degli strumenti per comprendere il termine “progresso”.

Non avete capito bene, vero? Beh, posso solamente dirvi che avere il miglior roster della storia della compagnia a livello di qualità dei singoli atleti e voler puntare sui soldi sporchi di sangue degli arabi per andare avanti credo sia altrettanto esplicativo come esempio.

Ci vediamo la prossima settimana, sempre sulle pagine di We The Wrestling.