KYO’S KORNER #11: Kyo vs Nino Baldan

Dovete sapere che il Kazzone, nonostante tutto il tempo che dedica alla blondie sgnacchera ed all’allenamento, adora leggere, non solo guardare le figure dei fumetti, soprattutto se raffigurano Emma Frost. Questa volta il libro che ha appena divorato è quello di un ragazzotto come lui, uno che agli inizi del 2000 voleva portare il pro wrestling nella nostra amata penisola. Oggi nel Kyo’s Korner ci sarà il confronto tra lo scrittore ed ex atleta-manager Nino Baldan e chi ha apprezzato fortemente il suo manoscritto.

Kyo: “Ciao Nino. Ho appena finito di leggere il tuo libro. Complimenti, è scritto veramente bene. Trasmette passione genuina da parte di un trentenne che ha un hobby che condivido e non è la gnocca. Cosa ti ha spinto a lasciare le memorie dell’ex Crusher Boy e manager noto a tutti gli affezionati del movimento di pro wrestling made in Italy?”

NB: ”Ciao Kyo, innanzitutto grazie dei complimenti! A quasi dieci anni dal mio ultimo coinvolgimento nel wrestling italiano, nell’agosto 2014 decisi di aprire il mio blog (http://ninobaldan.blogspot.com) dove avrei potuto parlare di nostalgia musicale/videoludica con maggior libertà rispetto al mio profilo Facebook, ormai diventato una bacheca frammentaria di aneddoti slegati l’uno dell’altro. Inizialmente avevo previsto di non trattare lo sport-entertainment, per via del mio interesse ormai scemato verso la disciplina e per una sorta di rassegnazione che mi spingeva a rimuovere ogni elemento relativo a quella parentesi della mia vita; ma numerosi miei ex-compagni di avventura cominciarono a contattarmi, chiedendomi di includere nel mio viaggio “nostalgico” anche qualche aneddoto riguardante il wrestling italiano. Buttai giù una paginetta, e notai come il numero di clic relativi all’articolo fosse notevolmente superiore alla media del Blog; questo mi spinse ad aprire i miei vecchi hard disk in cerca di materiale vintage, e iniziai inaspettatamente a provare fortissime emozioni ogni volta che una foto, un video, un comunicato facevano capolino sul mio schermo. Era tutto materiale che ancora profumava di sogno, di passione, di una storia che per raccontarla nemmeno il Blog era più sufficiente: sentivo il bisogno di riordinare i miei ricordi e di metterli nero su bianco, prima che l’oblio avesse cancellato per sempre un periodo magico e poco conosciuto del wrestling italiano, per lasciare una testimonianza del nostro pionieristica passato anche ai giovani che da poco si sono affacciati su questo panorama.”

 

Kyo: “Una memoria storica di quelli che furono i primi passi per tutti noi che abbiamo iniziato quando ancora c’era molta voglia di fare, ma pochissime strutture e risorse. Hai partecipato ad parecchi eventi con professionisti stranieri provenienti dalle major. Chi ti ha fatto una migliore impressione e non solo sul quadrato? Raccontaci qualche aneddoto interessante. A parte quando hai cercato di portarti a letto qualche Diva… del tutto legittima.”

NB: “Eh eh purtroppo all’epoca avevamo a che fare soltanto con pro wrestler maschi, quindi niente Divas! Inizierei sicuramente da Ruckus e Trent Acid (che incontrammo a Monza prima dell’unico, storico match ICW-XIW): due ragazzi come noi, che ci trattarono assolutamente alla pari. In quell’occasione conobbi anche Bret Hart, con il quale peró non ebbi occasione di intrattenermi troppo. Confermo l’assoluta umiltà dei wrestler CZW quando a Pompei avemmo l’occasione di dividere un hotel con loro: Sabian, Chris Cash, Nick Gage e Robbie Moreno si rivelarono addirittura dei compagnoni, con i quali passare intere nottate a scherzare e folleggiare come se ci fossimo conosciuti da sempre.
Parlando di ex-WWE, Rikishi lo ricordo molto serio e professionale, mentre suo fratello Tonga Kid (ex Tama degli Islanders) non perdeva occasione per ridere, scherzare, fare battute; Billy Gunn addirittura si chinó a raccogliere un bottone che mi era caduto dalla camicia, mentre Johnny Stamboli in occasione di un match mi trattenne con la forza fuori dal ring malmenandomi mentre io gli gridavo “Johnny devo entrare! È previsto che io entri!”, lui si fermò, mi guardò e mi disse “Scusa, non lo sapevo”, e alla fine dello show tutto finì in una grande risata.
Tutti aneddoti che troverete nel libro!”

 

Kyo: “Verissimo. Ho partecipato anch’io allo stage con Ruckus e Trent Acid. Ragazzi semplici e spontanei. Hai partecipato allo spezzone spesso criticato con Maurizio Costanzo, scelto liberamente di lasciare la vecchia ICW ed altri aneddoti interessanti  che si trovano ben descritti nel tuo libro. Hai qualche rimpianto, ti è mai passata per l’anticamera del cervelletto di ricalcare il ring, visto il mazzo che ti sei fatto nell’allenamento rispetto a certi soggetti a cui hai fatto da manager?”

NB: “Un grande rimpianto ce l’ho: quello di non essere mai riuscito a mettere completamente in scena la mia idea di wrestling, nata in decenni di passione e sviluppata dopo studi e letture sia in ambito personale che universitario. Vedo la disciplina come una trasposizione della società nel quale essa si svolge, e come valvola di sfogo delle pulsioni insite nel pubblico; proprio per questo motivo considero l’Italia con la sua cultura legata alla Commedia dell’Arte e alle sue maschere, alla gestualità, ma anche alla tendenza di creare continuamente polemica (cito il calcio e la politica) il terreno più fertile al mondo nel quale piantare il seme del wrestling.
Tornare? Dentro di me penso sempre “il mio ultimo show non l’ho ancora disputato”  ma avrei bisogno di una giusta situazione che possa stimolare la mia fantasia; il mio ruolo lo vedo più dietro le quinte, anche se un coinvolgimento part-time sul quadrato, magari a seguito di qualche particolare storyline, non nego che è un’idea che continua a stuzzicarmi!”

 

Kyo: “Per quanto riguarda le realtà italiane attuali, visto che hai conosciuto di persona molti veterani,  le segui? Come consideri l’attuale movimento?”

NB: “Dopo un decennio di totale astinenza, ho ricominciato in qualche modo a seguire la scena italiana, anche se limitatamente a qualche report e video trovato sul web.
Sono convinto che il movimento sia enormemente cresciuto rispetto all’epoca nella quale ci militavo io: i pro wrestlers “in t-shirt e pantaloni della tuta” descritti nel libro fortunatamente non esistono più, ed in generale i performer sono più muscolari, atletici e coordinati, frutto anche dei contatti sempre più numerosi con le realtà straniere.
Nell’epoca di YouTube e dei social network, trovo peró imperdonabile la scarsità di show interi visionabili online, che spingerebbero maggiormente il pubblico ad affezionarsi ai personaggi e alle storyline di una particolare organizzazione.”

 

Kyo: “E’ vero: nel 2003, quando ho debuttato in ICW, c’erano molti ragazzi che lottavano in tuta ed altri che lottavano in T-shirt e tuta. Io stesso pur non lottando in tuta ho messo su più di 15 kg dagli esordi. Lo stesso attuale campione di quella realtà, pur essendo uno dei più agili, non aveva la struttura muscolare da atleta che ha adesso. Rimangono sempre di meno quelli che non sono preparati atleticamente, tecnicamente ed anche una piccolezza che sono gli attire come adesso. Sì, purtroppo poi è sorto chi è convinto che basti una maschera o un attire a fare il pro wrestler, ma sono sporadici e circoscritti ad alcuni piccoli, nefasti casi. Ho altre due domande da farti, poi non ti flagello più i maroni. Hai praticato backyard come tanti, forse troppi, avresti mai immaginato che si fosse evoluto anche il livello di preparazione dei trainers, la possibilità di frequentare stage con professionisti, non solo all’estero, ma anche in Italia? Solo quest’anno abbiamo avuto la fortuna di avere seminari tenuti da Starbuck, Bobby Lashley, El Ligero e Juventud Guerrera. Inoltre in questi giorni ci sarà un seminario di Johnny Saint e Marty Jones, vere leggende. Cosa consiglieresti ai ragazzini che si cimentano improvvisando su dei ring, solo spinti dalla voglia e non da un buon background di base?”

NB: “Fai pure, non preoccuparti. Quando iniziai, se devo dire la verità, non c’era neppure il backyard: complice un periodo relativamente lungo di buio mediatico, gli appassionati erano al massimo qualche decina, nessuno dei quali spinto dalla voglia di emulare i propri eroi. Si trattava soprattutto di “esperti” a livello tecnico, ecco di conseguenza il motivo per il quale la prima ICW si spinse man mano verso quella direzione. Ora la situazione è diametralmente cambiata, e lungo lo stivale sono presenti numerose realtà dove praticare la vostra disciplina preferita seguiti da istruttori capaci, che correggeranno i vostri errori permettendovi di raggiungere buoni livelli tecnici ma soprattutto di allenarvi in sicurezza. Se quando cominciai nel 1999 con la TWC fosse esistita anche soltanto una federazione attiva nella mia zona, ne avrei preso parte, senza dubbio.”

 

Kyo: “Ti faccio l’ultima richiesta. Vieni il 20 giugno a Milano, Best of Italy ad autografarmi con dedica una copia di “io ed il wrestling italiano”? Se non puoi tranquillo, vengo a prenderti a Venezia con bionda al seguito e ti obbligo a fare un evento della Saitamo. Stavolta lo facciamo in piazza San Marco.”

NB: “Per quanto riguarda Best in Italy, al 99% non ci saró a causa di improrogabili impegni lavorativi (è durante un weekend di giugno, e a Venezia purtroppo siamo in piena stagione turistica…), ma il mio libro sará comunque presente presso lo stand allestito da Wrestling Store! Se volete immergervi in un inedito racconto personale inerente la vostra disciplina preferita… sapete dove trovarlo! Organizzare una Saitamo III potrebbe essere un’idea per dare nuova linfa alla scena italiana, ma voglio obbligatoriamente tutti i personaggi classici! Tu Kyo chi vorresti impersonare?”

 

Kyo: “Io amando il puroresu da secoli se esisteva Jumbo Tsuruta Jr. Voglio confrontarmi contro di lui con la gimmick del figlio illegittimo di Tatsumi Fujinami. Ragazzi, leggete “Io e il wrestling italiano”, ne vale la pena. Appena scrivi il prossimo libro me ne giri una copia limited edition .”

NB: “Il prossimo libro potrebbe essere la riedizione della mia tesi di laurea, oppure (a grande richiesta) una serie di aneddoti infantili riferiti ai mass media del passato.”

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