ROAD TO THIS MEANS WAR: Intervista con Andrea Tagliabue

Continuiamo il nostro cammino di preparazione a This Means War con un’intervista a una delle tre menti dell’ASCA, il geniale Andrea Tagliabue!

WtW: Lo so che ce l’hai già detto in passato, ma… come e soprattutto perché nasce l’ASCA?

AT: Che problema c’è, ogni volta tanto do una risposta diversa! Ahahah!

La genesi dell’ASCA è piuttosto complessa e romanzesca. Non nasce dal nulla, ma bensì dall’alveo dell’AWL, che di fatto è stata (a mio modo di vedere) la prima federazione italiana ispirata al puroresu giapponese e alle federazioni indipendenti americane (non posso dire europee, perchè il peso del wrestling europeo nel 2010/2011 era decisamente inferiore ad oggi) grazie al desiderio del suo presidente ed head trainer Flavio “Iceman” Pantaleo di forgiare con questa immagine una nuova generazione di atleti, e grazie anche al contributo concettuale ed al supporto materiale di Luca “Kyo Kazama” Arosio. Nell’anno di buio di questa federazione (il 2012) accadono gli eventi scatenanti per quanto riguarda la nascita dell’ASCA, ossia il fatto di aver conosciuto a marzo Michele (Meardi) ed a luglio Silvio (Saccomanno), congiunti a quel famoso incidente di novembre dove io, dopo essere stato investito da un camion, ho visto la mia vita passarmi davanti e mi sono “risvegliato” (sia in senso metaforico che fisico, proprio) con la consapevolezza che era ora per me di gestire una federazione di wrestling nel modo e con le caratteristiche che avevo sempre desiderato. E ora veniamo al perchè: il motivo era quello di colmare il famoso “gap” che vedevo e vedo tra la scena italiana e le maggiori scene del pianeta. Da questo dovete intenderne che scopo dell’ASCA non è solo quello di crescere come federazione, ma anche quello di far crescere le altre, di sospingere tutta la scena italiana!

WtW: All’inizio, l’ASCA era l’unica federazione in Italia che bookasse wrestler normalmente visti in altre compagnie, ora tanti ne hanno seguito l’esempio; siete gli apripista di questa nuova visione del wrestling in Italia, ma adesso, tra le numerose federazioni che fanno lo stesso, che ruolo avete?

AT: Splendida domanda, e non posso non dire che questa domanda, nel corso degli ultimi mesi, me la sono fatta spesso anche io. Sarò sincero: non pensavo che il panorama cambiasse in meglio così rapidamente, questa cosa ha sorpreso anche me! Io penso che l’ASCA conservi il compito di mantenere la fiaccola nella caverna, di essere la federazione il cui booking team si getta per primo nell’ignoto, torcia in mano, e poi altre federazioni seguono un percorso che noi abbiamo già illuminato. E’ andata così finora, e continuerà ad andare avanti così, per il bene della scena tutta, e la cosa più bella è vedere che in fondo anche chi ci sommerge di critiche ha ereditato un modus operandi che noi abbiamo lanciato. Comunque, ci ho ragionato molto e sono arrivato alla conclusione che l’unico futuro possibile per l’ASCA, ora, sia quello di provare ad agganciare le migliori federazioni europee. So che è una follia da dire, ma l’obiettivo è quello. Guardare alla PROGRESS, alla wXw, alla RevPro, alla Insane Championship Wrestling, nell’enorme distanza che ci separa, cercando di capire cosa ci manca per essere così, su quali dettagli lavorare, cosa curare che finora non abbiamo curato. So che è una follia anche solo da pensare, ma il panorama italiano si sta muovendo in modo rapidissimo, e se ci mettiamo alla testa di questo cambiamento, chissà la corrente fino a quali distanze siderali può spingerci!

WtW: Con il senno di poi, qual è stato l’evento più importante dell’ASCA, e perché?

AT: Come show direi Best in Italy e la Super 8 Cup III, per due motivi diversi. Il primo ha mostrato a tutti in modo assolutamente indubitabile come fosse possibile mettere in collegamento tutte le realtà italiane. In questi mesi c’è una figura nuova che è entrata nel panorama italiana, ed è quella del promoter. Mi spiego: prima c’erano le federazioni, delle compagnie sorte attorno ad un polo d’allenamento, gestite a mo’ di tribù, o come una confederazione di tribù nella migliore dei casi. Il promoter invece ragiona in modo diverso, il suo obiettivo è fare il migliore show possibile e quindi vuole che questa diffidenza dalle tribù sia sciolta, che il ruolo di capo tribù sia superato, che sia possibile rivolgersi senza problemi agli abitanti di ciascuna tribù, ai wrestler. Sono i wrestler i primi che hanno tutto da guadagnarci, in particolare quelli bravi. Questa evoluzione è inarrestabile, c’è poco da fare. Bene, per quanto riguarda questa evoluzione, credo che Best in Italy sia stato così fondamentale che si può parlare davvero di un pre-Best in Italy e di un post-Best in Italy. Tuttavia mancava ancora qualcosa. Mancava la consapevolezza che oggi, in Italia (e non sto scherzando) più rischi e più guadagni. Abbiamo ottenuto un risultato di pubblico sorprendente prorprio perchè abbiamo scelto di chiamare i migliori atleti che ci fossero in giro. Jimmy Havoc e Zack Sabre Jr, mi spiego? Il personaggio dell’anno, ed il wrestler tecnico dell’anno. E’ da questo momento che una serie di persone, che oggi sono dei promoter, probabilmente hanno cominciato a pensare che fosse possibile investire nel wrestling, fare un bello show, e non perdere soldi. Oggi noi sappiamo che possiamo permetterci di chiamare qualunque wrestler europeo, e quindi ragionare semplicemente su quale sia il miglior show possibile, senza nemmeno fare attenzione al portafoglio. Prima della Super 8 Cup un atteggiamento del genere era assolutamente, totalmente, completamente impensabile.

WtW: Come vi dividete i compiti tu, Michele [Meardi] e Silvio [Saccomanno]?

AT: Non ce li dividiamo. Silvio abita in Scozia, Michele è molto preso col suo lavoro… le scelte le facciamo tutti insieme, ma poi tocca quasi sempre a me sbrigare le faccende. Al momento dello show invece Silvio si occupa dello spogliatoio, dell’interazione coi wrestler, io della macchina organizzativa, e Michele di tenerci in contatto. Questo riflette molto quel che avviene anche a livello decisionale… io e Silvio siamo spesso agli opposti, ed in quel caso è Michele a fare la sintesi tra i due. C’è da dire che ultimamente però questa opposizione sta finendo… nelle nostre scelte stiamo diventando più monolitici, più in sintonia.

WtW: Qual è il match migliore della storia dell’ASCA, secondo te?

AT: È una scelta molto difficile, perchè moltissimi incontri mi hanno preso per motivi diversi. Iceman vs Kyo, Excellent vs Doblone e Iceman vs Doblone ad esempio mi hanno dimostrato come anche mettendo contro due wrestler italiani si potessero ottenere contese degne di figurare nei migliori show indipendenti al mondo, magari risultando anche tra i match migliori della serata! Incontri come Trent Seven vs Jimmy Havoc o Trent Seven vs MK McKinnan mi hanno mostrato come gli stranieri riescano ad esaltarsi ed a dare il cento per cento di fronte ad un pubblico italiano, perchè siete caldi, cazzo se lo siete (Gibson è ancora traumatizzato da quanto è uscito over dopo la Super 8 Cup, ve lo giuro)! Zack Sabre Jr. vs Mr.Excellent, ed i due match di Seven alla Super 8 Cup (contro Kyo e contro Iceman) sono stati rispettivamente una prova di wrestling tecnico e di strong style eccezionali a livello europeo, nel senso che i grandi match di un determinato stile si possono combattere qua e con i nostri migliori esponenti, il che significa che potenzialmente il nostro prodotto (ASCA ed italiano in generale) può risultare interessante e degno di essere acquistato anche da fan stranieri. Detto questo però, Iceman vs Zack Sabre Jr. è davvero un sogno che si avvera. E ne è uscito un match bellissimo, tra l’altro appena uscito anche sul nostro canale…andatevelo a vedere, andate! E guardatemi svenire tra il pubblico con Gaia che cerca di ridarmi vita.

WtW: Qual è il più grande rimpianto dell’ASCA?

AT: Che domanda puntuale! Ahahahaha! Direi non aver potuto vedere combattere sul nostro ring Uhaa Nation e Will Ospreay. Uhaa sarebbe stato il nostro primo e finora unico atleta americano invitato ad uno show ASCA. E anche l’unico atleta dell’ASCA poi finito a combattere fisso in WWE… per Ospreay invece, beh, vi devo raccontare una cosa: la parte più bella di chiamare uno come Will paradossalmente non è vederlo combattere, ma anche solo guardarlo che prova il ring e si allena. E’ un esperienza che ho potuto fare quando Will è venuto in Italia per combattere con la FCW, e appena è salito sul ring… il silenzio. Tutti a guardarlo ammutoliti nelle sue incredibili evoluzioni. Uno spettacolo nello spettacolo. Quindi è stato sicuramente un brutto colpo perderlo per This Means War. Però io nei rimpianti non ci credo minimamente, credo solo che una grossa sfortuna sia una sorta di preparazione ad una fortuna ancora più imponente, che per i fan si traduce nella presenza per This Means War di tre nuovi atleti europei che daranno vita a delle grandi contese. Quindi, in sintesi, devo dire di non saper rispondere granchè alla domanda… non ho rimpianti. Non ne ho. Finora ha girato tutto così straordinariamente bene che sembra magia! Un esempio: oggi guardate quel ring, il ring ASCA, e sembra nuovo. Se solo sapeste che due anni fa lo abbiamo salvato trovandolo con le lumache appiccicate…questa è l’ASCA. Siamo partiti da un ring con le lumache appiccicate, e oggi siamo qua a destreggiarci tra gente come Sabre, Havoc, Scurll e Tommy End.

WtW: I due “sempre presenti” dell’ASCA sono Kyo Kazama e Iceman; com’è nata la collaborazione con loro?

AT: Iceman è stata la prima persona nel mondo del wrestling italiano a darmi fiducia. Mi ha coinvolto nell’AWL dopo che avevo bussato alla porta di svariate federazioni, senza ottenere nessun riscontro. La mia gratitudine per questo sarà ETERNA. Perchè mi ha introdotto in un mondo assolutamente orribile e bellissimo al tempo stesso. Kyo Kazama è stata invece la persona che più di tutte ha creduto nei progetti dell’uno e dell’altro, e oltre a crederci ha anche sacrificato se stesso in tutto per la riuscita delle nostre ambizioni. Anche per questo la rottura tra i due è stata sconvolgente.

WtW: Cos’avrà di speciale This Means War, che farà questo evento unico e imperdibile?

AT: In parte lo scoprirete nelle prossime settimane, perchè dobbiamo annunciare ancora un sacco di match, praticamente mezza card! Però posso comunque rispondere spiegando la filosofia alla base di questo show. Con gli show dalla Super 8 Cup II a Kick ‘em All abbiamo dimostrato come fosse possibile miscelare i migliori wrestler europei ed italiani, mettendo su degli show degni di essere visti dai veri fan del wrestling (è fondamentale capire questo: prima infatti l’idea diffusa in italia era che il wrestling italiano dovesse fronteggiare un’atavica inferiorità, e che quindi l’unico pubblico possibile fossero persone del posto in cui si svolgeva lo show, specie bambini, attratti semplicemente dal nome wrestling e che si potessero accontentare di uno spettacolo qualunque ed a basso costo. la nostra “rivoluzione” è stata quella di credere che in Italia ci fosse un pubblico di appassionati di wrestling, e che ci si potesse rivolgere ad essi proponendo degli spettacoli che potessero risultare interessanti anche a chi avesse negli occhi la WWE, la TNA, la ROH, la NJPW o le varie indies). Best in Italy ha spinto più in alto l’asticella: si può fare un grande show anche SOLO con wrestler italiani. Ancora più in alto l’asticella è stata spinta con la Super 8 Cup: si può legittimamente fare uno show ancora migliore se i wrestler italiani si confrontano in OGNI match contro atleti stranieri (cosa che durante lo show di dicembre è accaduta ben 11 volte!). This Means War mira a dimostrare qualcosa di persino più ardito: che si tratti di match solo tra italiani, solo tra stranieri, o misti, non c’è nessuna differenza; nessuna di queste combinazioni sfigura di fronte alle altre. Questo è importantissimo perchè questo show sarà la dimostrazione DEFINITIVA di come NON CI SIA un gap tra wrestler italiani ed europei. A partire da qui si potrà davvero creare una compagnia nel quale wrestler italiani e stranieri saranno completamente sullo stesso piano, e saranno contrapponibili in totale libertà sulla sola base delle loro caratteristiche tecniche e stilistiche. Quando, all’interno di uno stesso show, vi domanderete se la contesa migliore sia stata Scurll vs Seven, Red Devil vs Excellent o Davey Boy vs Doblone, è a quel punto che noi avremo definitivamente vinto la nostra scommessa.

WtW: Alcune delle nuove federazioni che stanno aprendo, hanno organizzato il loro primo show all’ASCA Dome ad Almenno San Bartolomeo; cosa rende Almenno il centro nevralgico di un certo wrestling italiano?

AT: La Quarenga di Almenno è un posto che sembra fatto apposta per ospitare uno show di wrestling. L’atmosfera che si respira lì è insuperabile e lo sarà sempre di più. Stiamo costruendo un piccolo tempio… e più show si faranno lì, più il ricordo delle grandi contese combattute e dei momenti passati lì si inciderà alle pareti e si imprimerà nelle menti di chi verrà a vedere degli show in quel luogo. Quella palestra ha TUTTO per essere la location ideale per il wrestling: è piccola, in un luogo sperduto e quasi irraggiungibile che ti isola dal mondo comune e ti porta in un altro, si trova persino sottoterra, ti fa quasi sentire come uno dei primi cristiani che nelle catacombe celebra i suoi riti così invisi alla gente comune… arrivarci è quasi compiere un percorso iniziatico. Non sarà più il wrestling a venire dal fan, ma almeno in quel luogo sarà il fan ad andare laddove c’è il wrestling! Le cose in Italia stanno cambiando velocemente, specie il Lombardia. La situazione sta diventando incandescente, nel giro di pochi mesi non avrà più senso invidiare chi sta a Philadelphia o a Londra perchè là c’è il wrestling, dato che il grande wrestling sarà anche qua, da noi, continuamente!

WtW: Questa te la becchi anche tu: cosa rispondi a chi dice che “il wrestling è finto”?

AT: Il wrestling è arte. Dire che il wrestling è finto è come dire che una pizza fatta bene è finta. Fare una pizza come Dio comanda è arte, e se tutto è stato architettato apposta per far sì che quella pizza che mangi sia strabuona, non per questo la percepisci come finta, o sbaglio? Il wrestling può essere solo buono o cattivo, fatto bene o fatto male, prevedibile o imprevedibile, ma non è finto. E’ solo una forma d’arte. Potremmo poi discutere su quale forma d’arte sia, e scrivere un sacco di righe a riguardo, e non mi dispiacerebbe per nulla!

WtW: Con l’ultima Super 8 Cup, l’ASCA ha iniziato a mostrare storyline oltre a semplici “dream match”. A cosa si deve il cambiamento?

AT: Per rispondere vi riporto direttamente alla domanda due, aggiungendo però che questa evoluzione è nata più che altro sulla spinta della necessità: avevamo una card di tredici match per la Super 8 Cup, come fare per tenere lo spettatore incollato dal primo all’ultimo incontro? L’idea è stata quella di una maxi storyline che legasse tra loro tutte le contese. E ha funzionato! Ora, le storyline erano una di quelle mancanze che ci separavano dalle migliori federazioni europee. Adesso non lo sono più. Manca dell’altro, e provvederemo a colmare anche queste mancanze.

WtW: Vedremo mai un titolo ASCA?

AT: Certo che si!

WtW: Per concludere: convinci i lettori a venire a This Means War!

AT: Se vi piace il wrestling, e se volete vedere uno show infinito, con match tecnici, spettacolari, duri, pieno di colpi di scena, in un’arena minuscola e caldissima, totalmente a contatto coi wrestler e con i tifosi più appassionati provenienti da tutta Italia, l’ASCA è esattamente quello che fa per voi. Chi viene in ASCA poi torna, sempre. Ecco, semmai state attenti a questo: l’ASCA provoca dipendenza!

 

Ringraziamo ancora Andrea Tagliabue per questa chiacchierata, e alla prossima!

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Marco Piva

Non c'è niente da vedere. Su, su, circolare. Va bene... ho 40 anni, vivo in Scozia, guardo il wrestling da Wrestlemania III, ormai non sopporto più la WWE ma seguo con cura tutte le indipendenti possibili.