The Best of 2017 – Indy Wrestling Edition

Salve a tutti ragazzi e benvenuti alla mia parte del pezzo di fine anno targato We The Wrestling sull’annata appena trascorsa. Mi è stato dato questo incarico e l’ho accettato di buon grado, anche per il fatto che avendo visto un sacco di roba quest’anno è un vero piacere ed onore per me scriverne e dare i miei pareri generali. Premetto che non starò certo qui ad elencare gli incontri migliori di ogni organizzazione o i momenti che pi mi hanno emozionato, tantomeno i feud che hanno caratterizzato il 2017 di ogni promotion, perchè già l’articolo è massivo di suo, figuriamoci se si prova ad essere esaurienti per ogni sigla. Tuttavia, cercherò di spiegarvi i motivi per cui ho gradito o meno ogni federazione e a prendere in esame i pro e i contro di ognuna in modo che capiate bene come mai il suo anno stato da incorniciare o dimenticare. Partiamo dal vecchio continente: l’Europa. Andrò in ordine alfabetico.

La prima federazione di cui andrò a parlare la Fight Club: PRO. Che dire della federazione con base a Wolverhampton? Semplice: che prima era una piccola ma promettente sigla che si poteva permettere di avere tra le sue fila atleti comunque di grande calibro, come era successo negli anni passati con Eddie Edwards e MASADA, affrontati per altro rispettivamente dai due fratelli nella vita reale Trent Seven e Clint Margera, e che quest’anno si è distinta per lo star power spaventoso delle sue card. Per l’amor di Dio, si erano già viste combinazioni di tutto rispetto, scontri tra pro wrestlers europei ed altri non provenienti dal Vecchio Continente, ma non in quantità così massiva. Basti vedere il salto fatto con il Dream Tag Team Invitational, cui hanno partecipato come ospiti addirittura Kenny Omega e gli Young Bucks e la cui finale ha visto anche protagonisti i Lucha Brothers! Se poi alcuni incontri, per altro di una qualità spaventosa, hanno visto combattersi tra di loro solamente atleti importati dall’estero senza il rischio di ritrovarsi a guardare altri match che non prevedessero scontri intercontinentali, si capisce bene quale sia stata la portata di crescita dei signori di Wolverhampton. L’unica vera pecca della FCP, secondo me, che se continuerà così rischierà di finire presto le idee come la PWG. Perchè ok, la base solida c’è, ma se si vive di star power, prima o poi l’esaltazione rischia di tramutarsi in minestra riscaldata. E non basta anche una bella due giorni di Project Mayhem ed un’altra di International Tekkers per farmi pensare il contrario. Quindi attenti, ragazzi.

Passiamo alla Insane Championship Wrestling. Dunque, il 2016 era stato un grande anno a livello di omogeneità della qualità e di costruzione delle storyline. Contrariamente, il 2017 della promotion di Mark Dallas ha vissuto di alti e bassi. Nonostante i due mostruosi eventi quali Square GO! e Shug’s Hoose Party, sia Barramania che Fear and Loathing hanno quest’anno deluso un po’ le aspettative, per quanto mi riguarda, accodando ad un booking sì buono ma non eccelso in toto alcune perle (rispettivamente in particolare il Barbed Wire Match che ha segnato il nuovo addio di Drew Galloway alla federazione e il King of Insanity) ma anche altre cosucce alquanto anonime o del tutto deludenti. Il flop dell’Hydro rispetto all’anno scorso poi ha fatto abbastanza girare le palle. 1900 biglietti in meno per il magnate di Glasgow. Ciò non toglie che comunque questa federazione resti tuttora la più grande in Europa e che sono sicuro che questa non sia stata la prima di molte cadute, ma una semplice brusca frenata. Vedremo Intanto, qualche idea per una categoria tag team vera ce la facciamo venire, per favore? Non entro ulteriormente nel dettaglio.

Andiamo ora a parlare della Over The Top Wrestling. La OTT, che fino all’anno scorso non veniva per motivi sconosciuti considerata da nessuno, me compreso lo ammetto insieme alla mia colpa, ha saputo regalare una sequela di eventi da paura ed ottimi incontri. Un colpo da maestro decidere di mettere in piedi spettacoli come Scrappermania III con la sua precedente Road To e una due giorni favolosa come quella di Wrestlerama, senza contare altri ottimi show quali i due Martina’s Gaff Party e compagnia. Una delle maggiori qualità di questa federazione stata il puntare molto forte non solo sugli import, perchè anche qui lo star power generale la mette in quel posto alle storyline vere e proprie, ma anche sui propri interni. Gente come i Lads from the Flats, i Wards, Jordan Devlin, Martina, Katey Harvey e soprattutto i Kings of the North hanno saputo emozionare e regalarci contese di tutto rispetto. Ogni titolo all’interno della promotion stato sempre valorizzato ottimamente e difeso in incontri dalla qualità estremamente convincente. Insomma, ragazzi, se non avete visto uno show della OTT quest’anno, mi dispiace davvero tanto per voi, perchè penso sia stata veramente ineguagliabile quest’anno dalle altre sigle europee.

Per quanto riguarda la PROGRESS, non me la sento neanche di fare un paragone con il 2016, un anno veramente terribile per lei, perchè sarebbe un oltraggio ad un 2017 davvero brillante. Certo, la federazione di Jim Smallman ha avuto momenti discostanti anche durante quest’annata e tante scelte di “booking” (ho messo il termine tra virgolette perchè per questa sigla è abbastanza approssimativo) sono state estremamente discutibili, se non proprio sgradevoli da vedere. Una su tutte la ripetitività dell’avere un campione heel estremamente carismatico battuto nell’evento più importante dal face più anonimo ma amato che dopo un’ottima costruzione finisce a fare il fighting champion, che dopo una, due, tre difese va bene, poi dopo la quarta uguale alle altre inizia un pochettino a stancare. Alla fin fine, tuttavia, la qualità generale degli incontri è stata molto alta e il Super Strong Style 16 in particolare è stata, per me, la migliore delle tre edizioni disputatesi fino ad ora, con un vincitore per altro perfettamente sensato e capace di generare empatia nel pubblico pagante e in quello che guarda da casa, per non parlare poi dell’ottima qualità dei due show a New York e Boston. Thumbs up, insomma, per la federazione dell’Electric Ballroom.

Per la Revolution Pro Wrestling, o Rev Pro come la conosciamo meglio tutti, non c’ molto da dire. Inizio col botto con Shibata campione, bella difesa contro Riddle, perdita dell’alloro contro Sabre e da lì difese abbastanza anonime e poco entusiasmanti, salvo quella con KUSHIDA, il tutto coadiuvato da match di riempitivo spesso poco anonimi e, quando non lo sono stati, comunque poco all’altezza di quelle che erano le aspettative. Ci si poteva aspettare decisamente di più e, nonostante tante cose buone si siano viste, ciò non toglie che per il potenziale che poteva avere anche quest’anno, Andy Quildan non abbia saputo a parer mio sfruttare a pieno le varie occasioni prese al volo.

Lucha Forever è stata sorprendente:una federazione con il primo show ad aprile che ha sempre regalato show di buon livello, ospitando svariati nomi,che vanno da Lana Austin a Kay Lee Ray, da Mark Haskins a Marty Scurll, da Tyler Bate a Naomichi Marufuji e tantissimi altri nomi noti, soprattutto dell’ambito europeo. Ha addirittura ospitato il dream match tra il bruiserweight Pete Dunne e the prince of Noah Naomichi Marufuji. Tutto molto bello, peccato abbia chiuso i battenti.

Dulcis in fundo per l’Europa abbiamo la Westside Xtreme Wrestling, o wXw se preferite. Tanto di buono visto quest’anno in casa Jakobi, particolarmente la consacrazione dei Ringkampf come team e quella di Ilja Dragunov come vincitore del 16 Carat Gold. Buona stata l’idea di una collaborazione con la PROGRESS, che per quanto non abbia regalato incontri veramente memorabili stata certamente fruttuosa dal punto di vista delle vendite e della messa in vista reciproca dei talenti. Altrettanto intelligente l’idea di tornare ad avere un campione heel bastardo con una stable di tirapiedi intenta a possedere tutti i titoli ad ogni costo e munito di avversari comunque sempre piuttosto credibili e quella di aver trovato una figura capace di dare prestigio come mai nessun altro prima di lui allo Shotgun Title. E se non l’avete capito sto parlando di rispettivamente di “Bad Bones” John Klinger e David Star (non ho messo soprannomi tra virgolette per lui o, se sapete chi , intaserebbe tutta la pagina). Molto belli sia il già citato Carat che la World Tag Team League, interessanti i vari import convocati durante tutto il corso dell’anno e sono sicuro che anche il 2018 per la più grande federazione dell’Europa continentale sarà assai interessante. La conferma la avremo solo vivendo, comunque.

La BEYOND nel 2017 ha avuto un anno onesto, niente di eclatante ma neanche da buttare. Tra una categoria di coppia che va dagli EYFBO agli American Wolves e dai Da Hit Squad ai Scarlet and Graves,ha regalato belle prove da parte di ogni partecipante. Protagonisti assoluti della federazione sono stati Matt Riddle,Donovan Dijak e Joey Janela, tutti e tre con grandiose performance nel corso dell’anno.I match migliori sono stati senza alcun dubbio Joey Janela contro David Starr, gli EYFBO contro gli Wolves, Tremont contro Riddle e Dijak contro Riddle.

Per la CWF Mid-Atlantic, invece, è scontato che l’unico elemento sulla quale bisogna discutere è Trevor Lee.
Trevor è ormai campione massimo della federazione da quasi due anni, e in questo lungo periodo che va dal febbraio del 2016 ha sconfitto praticamente chiunque:Arik Daniels,Michael Elgin,Chip Day(un incontro da mezz’ora che è tra i migliori dell’anno),Arik Royal,Aric Andrews e tanti altri.Ha addirittura mantenuto il titolo in una royal rumble a trenta uomini!
Inutile dire che è difficile stabilire quando questo regno finirà, ormai ci è impresso il suo nome.

La PWG ha avuto un anno meno eclatante degli scorsi, ma è riuscita a distinguersi come una delle migliori indy in America. Il regno di Sabre è stato grandioso, complice anche la faida meravigliosa con Chuck Taylor che ha coinvolto pure Marty Scurll e Trent. La categoria tag team ha avuto il suo massimo risalto con Matt Riddle e Jeff Cobb, senza escludere il lavoro di Ricochet(che nel frattempo, è l’attuale campione dopo aver sconfitto Chuck Taylor con la shot guadagnata nella BOLA) e Matt Sydal, dei soliti Young Bucks e dei Lucha Brothers. Inoltre, ormai il roster è completamente cambiato con l’avvento anche di molti dell’Europa come WALTER o Mark Haskins.

La CZW probabilmente è stata la miglior indipendente americana, capace di portare grandissimo hype per ogni evento e senza deludere mai le aspettative. Tra Jimmy Havoc vincitore del TOD, un cage of death spettacolare, i ritorni di svariati come Jimmy Jacobs, l’avvento all’head booking di quel pazzo di Sami Callihan, il risalto dei fratelli Crist o degli EYFBO,un MASADA grandioso, un Danny Havoc che se ne va portandosi dietro i cuori insanguinati dei fan, al dream match fra Tremont e Onita,un Alex Colon che ha dato prova delle sue capacità,di Conor Claxton, di Joey Janela, di MJF, di Joe Gacy, di Ricky Shane Page ma soprattutto Shane Strickland, che dopo quest’annata merita solo applausi.

La GCW è stata la MIGLIOR federazione indipendente riguardante i death matches. Con il tournament of Survival e il Nick Gage invitational, ha fatto capire in maniera chiarissima che l’ultraviolent è qualcosa che oltre ad entrarti nella carne ti entra nello spirito,ti rafforza, ti rende un wrestler duro e difficilmente abbattibile. Matt Tremont è probabilmente quel che rispecchia di più queste caratteristiche, regalando un capolavoro di deathmatch dopo l’altro, contro anche wrestler che sembravano sul viale del tramonto.
Da citare anche Marcus Crane e Ciclope, due nomi non notissimi ma che meriterebbero molta più visibilità.

In NOAH,il protagonista assoluto è stato Katsuhiko Nakajima. Da anni un grandioso wrestler, ha probabilmente regnato sulla figlia di Misawa con un grandioso regno titolato, sconfiggendo gente ormai leggendaria come Shiozaki o Sugiura ed invasori come Brian Cage. Ad interromper tutto ci pensa Eddie Edwards, con un regno titolato puramente di passaggio per Kenou, altro grande prospetto che inizierà il 2018 da campione di una delle massime federazioni giapponesi.
Le altre categorie sono molto saltabili, complice il fatto di non aver un numero elevatissimo di talenti capaci di regalare spettacolo. I bei tempi di KENTA e Marufuji in coppia sono definitivamente andati? Dobbiamo aspettare, purtroppo

La FMW  non ha avuto chissà che annata, da menzionare è lo show di ritiro della leggenda Atsushi Onita,dove nel main event lo si vede insieme al DG Shingo Takagi e al free lancer KAI sfidare Fujita,Kashin e Rongai. When the crowds are gone…

La BJW quest’anno ha avuto il suo punto di forza nella categoria strong, dove Hideki Suzuki ha imposto il suo dominio sui più famosi Daisuke Sekimoto e Yuji Okabayashi. Gran regno, interrotto dal figlio del leggendario Shinya,Daichi Hashimoto. Nel lato ultraviolent invece il massimo rappresentante è stato Takahashi, regalando uno dei migliori deathmatch dell’anno contro Masashi Takeda.

La Dragon Gate è stata tra le migliori federazioni dell’anno, poiché ha sbancato in quasi ogni categoria.
YAMATO,Takagi,Jimmy Susumu,Mochizuki,CIMA,Dragon Kid,Eita,KZY,Doi,T-Hawk,Hulk,Cyber Kong e tanti altri,nelle loro infinite combinazioni,hanno regalato un’annata veramente invidiabile e superiore di gran lunga a quella 2016.Probabilmente il migliore è stato YAMATO, un regno titolato che raramente si può avere. Ha sconfitto praticamente quasi ogni wrestler di punta delle federazione, cedendo solo all’assalto del più anziano Mochizuki.

La DDT per quanto mi riguarda è stata la miglior federazione dell’anno dopo la NJPW. Grazie soprattutto a Tetsuya Endo e Konosuke Takeshita, il livello lottato è stato altissimo,senza trascurare i vari Daisuke Sasaki,Naomichi Marufuji,HARASHIMA,Mike Bailey o gli altri membri della DAMNATION o degli ALL OUT.
Ritornando al discorso lottato, la faida tra Endo e Takeshita è stata tra le migliori in assoluto di quest’anno, entrambi gli scontri sono di un livello difficilmente eguagliabile. Inutile dire che i due hanno avuto signori incontri anche senza doversi scontrare,come negli incontri tra Endo e Bailey o Takeshita e HARASHIMA.
Daisuke Sasaki è stato il miglior campione secondario dell’anno, anche lui heel fantastico.
La categoria di coppia è stata sicuro rappresentata da Marufuji e HARASHIMA, capaci di regalare SEMPRE ottimi incontri.
In più, la DDT ha avuto il passaggio, per ora solo sul lato economico, da indipendente a major, e chissà magari avrà più visibilità a livello globale.

La AJPW ha avuto una grandissima, grandissima annata. Kento Miyahara anche quest’anno si è distaccato da tutti gli altri, facendosi valere come uno dei migliori wrestler al mondo. E’ l’esempio perfetto di wrestler puro, un atleta invidiabile che lavora perfettamente contro qualsiasi avversario. Da menzionare il ruolo di Shuji Ishikawa, SUWAMA, Daisuke Sekimoto e Joe Doering durante tutto l’anno e in particolare nel Carnival. Grandiosi atleti anche Keisuke Ishii, Koji Iwamoto e Yuma Aoyagi nella categoria dei pesi leggeri.

L’OZ Academy e SENDAI possono essere riassunte con due nomi:Hiroyo Matsumoto e Chihiro Hashimoto. Le due sono state tra le protagoniste assolute dell’indy joshi(escluse le due federazioni che analizzeremo in seguito), regalando grandissime prestazioni(su tutte lo scontro tra la Hashimoto e Meiko Satomura, grandissimo incontro).

La SEAdLINNNG, con pochissimi show annuali, ha avuto sempre delle card rispettabili, ma ovviamente il piatto forte è il ME con massima protagonista Arisa Nakajima, che contro Nanae Takahashi ha realizzato uno dei migliori incontri femminili da anni.

Ed infine, siamo arrivati alla miglior federazione joshi da anni e anni:la STARDOM.
Shirai,Iwatani,Kagetsu,HZK,Bito e Storm. 6 nomi, 6 signor atlete. Probabilmente la più risaltante è stata Toni Storm,che aggiungendo le sue imprese in Europa e America è diventata tra le wrestler con uno dei palmares più grandi degli ultimi anni. Lode a Toni, che speriamo domini pure il 2018.