The Best of 2017 – NJPW Edition

Come riassumere il 2017 della New Japan Pro Wrestling?
Abbastanza facile: Kazuchika Okada vs Kenny Omega. Una trilogia che, a quanto pare, potrebbe anche non esser finita così. Una trilogia fantastica, con tre incontri che sono entrati di diritto nella storia per un motivo o per un altro. La NJPW quest’anno ha avuto vita facile proprio grazie a quei tre incontri che l’hanno resa, ancora di più, la principale antagonista della WWE. Messe a paragone, chiaramente, la NJPW è superiore e di molto, in ambito lottato, rispetto alla compagine americana. Quest’anno in particolare, la federazione giapponese ha fatto il salto di qualità, e non soltanto con Okada e Omega. Analizziamo quindi il 2017 della prima federazione giapponese.

 

Innanzitutto, con Wrestle Kingdom 11, la NJPW ha dato prova, nuovamente, come raramente sbagli negli show importanti. L’undicesima edizione di Wrestle Kingdom è stata indubbiamente l’evento migliore nell’anno corrente. Assolutamente magnifico, seppur inferiore a Wrestle Kingdom 10.
Lo show si era aperto con la bella sfida tra Tiger Mask W e Tiger The Dark, rispettivamente interpretati da Kota Ibushi e ACH. Andando avanti, si era arrivati al debutto di Cody contro Juice Robinson, per poi giungere ai fantastici quattro, i migliori match più belli della serata: prima KUSHIDA vs Hiromu Takahashi per il Jr. Heavyweight Championship del primo, con una faida, peraltro, costruita molto bene; poi lo scontro tra guerrieri, ex tag team partner, Katsuyori Shibata e Hirooki Goto, valido per il NEVER Openweight Championship di The Wrestler. Infine, i pezzi forti: Tetsuya Naito, campione intercontinentale IWGP, contro Hiroshi Tanahashi, uno scontro senza tempo, già visto in passato, con la vittoria del leader dei Los Ingobernables de Japon, e Kazuchika Okada vs Kenny Omega, L’incontro storico, il Six Stars Match, più pubblicizzato del main event dell’anno precedente tra Okada e Tanahashi e che ha fatto parlare per tutto il 2017. Valido per il titolo mondiale IWGP, questo match ha portato i due atleti al limite delle loro forze, finché il più forte, il Rainmaker, non si è imposto, conservando quella cintura che detiene tuttora.

 

Da allora, la NJPW ha ottenuto moltissimi nuovi fan ed ha iniziato ad esser vista, almeno su Internet, con occhio diverso: per una volta si sentiva veramente la loro forza, per una volta la si poteva considerare come vera avversaria per la WWE. Concorrenza.

 

Dopo Wrestle Kingdom 11, si è andati avanti veloce. Il giorno dopo, il 5 gennaio, a New Year Dash, l’equivalente del Monday Night RAW post WrestleMania, il Suzuki-Gun ha fatto il suo ritorno in NJPW, con il proprio leader, Minoru Suzuki, che ha messo gli occhi sul titolo mondiale di Okada. La sfida si tenne a The New Beginning in Sapporo, con la vittoria, ancora una volta del Rainmaker. Okada vinse di nuovo, poi, a Sakura Genesis, contro il vincitore della New Japan Cup, Katsuyori Shibata, in quello che finora è stato l’ultimo incontro dell’ex NEVER Openweight Champion.
Si arriva a Dominion, dove Hiroshi Tanahashi e Tetsuya Naito danno vita ad un altro capolavoro, questa volta con la vittoria della corona intercontinentale da parte del primo. E poi, ancora una volta, Okada e Omega si danno battaglia: il verdetto non accontenta nessuno, o meglio, favorisce il campione in carica: pareggio. Appuntamento al G1 Climax.
E infatti è proprio durante il G1 Climax che si tiene l’ultimo match tra The Cleaner e Kazuchika Okada. In mezzo, a luglio, si è tenuto lo speciale negli Stati Uniti della NJPW, un successone: lì venne incoronato il primo IWGP United States Champion, Kenny Omega, attuale possessore del titolo.
Tornando al Climax, Okada e Omega si affrontano ancora. Questa volta in palio c’è un posto nella finale del torneo. Per la prima volta, prevale Kenny Omega. Vendetta, ma a metà. La vera rivincita se la prende Tetsuya Naito in finale, quando schiena Kenny e si prende il main event di Wrestle Kingdom 12 al Tokyo Dome. Ora è guerra: di nuovo, Kazuchika Okada e Tetsuya Naito si sfidano al Tokyo Dome, dopo il fallimento di 4 anni fa, dove prevalse Okada in un incontro che nemmeno fu il main event della serata. Ma ora è cambiato tutto: il Rainmaker è la stella affermata, Tetsuya Naito la stella perduta. Si lotterà, tra quattro giorni, per la gloria.
Tornando a noi, si è giunti a King of Pro Wrestling: l’ultimo grande ostacolo del campione si chiama EVIL. Dopo un combattimento estenuante, il compagno di Naito si arrende ed Okada ne esce nuovamente vincitore.
In chiusura d’anno, a Power Struggle, Marty Scurll vince il titolo dei pesi leggeri battendo Will Ospreay, che aveva vinto la cintura a King of Pro Wrestling; Kenny Omega batte Beretta e conserva la corona degli Stati Uniti e Hiroshi Tanahashi resta IWGP Intercontinental Champion battendo Kota Ibushi. Le vere sorprese, però, sono i ritorni: dapprima “Switchblade”, Jay White, che sfiderà lo stesso Tanahashi a Wrestle Kingdom 12, e poi Chris Jericho, che ha puntato il dito contro Kenny Omega, sfidandolo per un match il 4 gennaio in cui l’IWGP U.S. Championship sarà in palio. Un wrestler WWE contro un wrestler NJPW, Alpha vs Omega. Surreale.

 

Giungiamo alle conclusioni: è stato senza dubbio un buon anno. Non perfetto, buono. Perché dico ciò? Perché, dando un po’ un’occhiata, si vede molta ripetitività nelle card della NJPW: a contendersi il titolo Jr. Heavyweight sono sempre i soliti quattro nomi e lo stesso si può dire per la categoria di coppia Jr. Heavyweight, dove ogni anno ci sono sempre gli Young Bucks protagonisti. A dirla tutta, neanche la categoria Heavyweight di coppia gode di tutta questa freschezza, con EVIL e SANADA nuovamente proposti come sfidanti al titolo dopo aver vinto la G1 World Tag League. Servirebbe qualche nome nuovo alla NJPW, ma soprattutto, servirebbe un po’ di genio nel booking: davvero, non è possibile che la faida tra Okada e Omega sia finita così. Passi la vittoria a Wrestle Kingdom, che poteva pure starci, ma cosa vuol dire il pareggio a Dominion? Omega doveva vincere per il sacro ed inviolabile principio di “redemption” infusoci nella testa dalla WWE anni e anni fa, un principio ormai scontato ma comunque sensato. La NJPW ha puntato a rendere invincibile il proprio campione e ci è riuscita, ma ora è in un vicolo cieco: se Minoru Suzuki, Katsuyori Shibata, EVIL e Kenny Omega non sono bastati per fargli terminare il regno da campione, cosa dovrebbe farci credere che Tetsuya Naito sia davvero la ciliegina sulla torta, il colpo di grazia per battere il Rainmaker? Dopo tutte queste vittorie, a rigor di logica solo una “leggenda” potrebbe fermare Okada, non un Tetsuya Naito qualsiasi, nonostante questi abbia tutta la voglia di riscatto del mondo.
Alla fine, booking e ripetitività a parte, davvero non possiamo lamentarci della NJPW, e seppur non abbia avuto un anno fantastico come nel 2016, c’è da dire che i grandi incontri, oltre a Okada vs Omega, non sono mancati, basti pensare ai già citati Okada vs Shibata e Naito vs Tanahashi. Anche il Climax ed il BOSJ non hanno deluso. L’unico rammarico vero può essere rappresentato dalla G1 World Tag League, ma d’altronde è da stupidi aspettarsi capolavori anche da quel torneo.

 

Per cui, giungendo al nocciolo della questione, cosa ho apprezzato e cosa rimpiango del 2017 in NJPW:
– Apprezzamenti al lottato della fantastica (ma comunque sopravvalutata) trilogia tra Okada e Omega, seppur sia stata bookata un po’ così;
– Apprezzamenti a Tetsuya Naito, ancora una volta eletto wrestler dell’anno da diverse riviste del settore e nuovamente capace di fiondarsi nell’area titolata dopo la perdita dell’IWGP Intercontinental Championship. Ora più che mai, lo Stardust Genius non può e non deve fare cilecca, dato che un’opportunità simile non gli ricapiterà più;
– Apprezzamenti a Kenny Omega, capace di essere costante come solo i sopracitati Okada e Naito sono riusciti a fare quest’anno.
– Per quanto riguarda i rimpianti e le delusioni, non posso che rimanerci male per la brutta gestione della faida tra Kazuchika Okada e Kenny Omega. Dispiace tanto per il canadese;
– Un altro rimpianto sicuramente me lo dà Minoru Suzuki, tornato col botto la notte dopo Wrestle Kingdom e capace di regalarci pochi grandi incontri dei suoi. L’età si fa sentire anche per lui;
– Ultimo ma non per importanza, che rimpianto mi ha dato Katsuyori Shibata: se penso che quello di Sakura Genesis potrebbe essere il suo ultimo match mi viene il groppo alla gola. The Wrestler non si merita tutto questo ed io mi auguro che nel 2018 riesca a riottenere la libertà di poter lottare in sicurezza.

 

Infine, già che ci sono e giacchè Wrestle Kingdom è l’ultima grande tappa dell’anno solare della NJPW, voglio spendere due parole sulla card. Magari non sarà bella come la card di WK10 o WK11 ma non è da buttare: Jericho vs Omega potrebbe, e sottolineo cento volte potrebbe, essere un bell’incontro così come è da tenere d’occhio la sfida tra Hiroshi Tanahashi e Jay White, quella tra Hirooki Goto e Minoru Suzuki e quella tra Cody e Kota Ibushi. Spettacolo assicurato anche nel Fatal 4-Way tra KUSHIDA, Hiromu Takahashi, Marty Scurll e Will Ospreay valido per il Jr. Heavyweight Championship e, ovviamente, occhi puntati sul main event: ne vedremo delle belle, magari non tanto belle come ne abbiamo viste nelle ultime due edizioni dell’evento, ma sarà comunque una buona edizione, seppur non tutte le faide abbiano una costruzione impeccabile. Vi dirò di più: Wrestle Kingdom 12, in qualche modo, ci sorprenderà!

 

Ora è davvero tutto. Questo è stato il 2017 della NJPW, e con la speranza di ottenere un 2018 ancora migliore, io vi auguro un felice anno nuovo ed un buon fine anno.
Passo e chiudo.