La mia assoluta prerogativa da quando mi è stato concesso di riscrivere una rubrica su We The Wrestling è stata trattare argomenti con la giusta conoscenza storica e riuscendo ad inserirli nel loro corretto contesto. 

Dicendo ciò, intendo sottolineare come – anche per la semplice analisi di un personaggio singolo – sia importante capire qual è stato e qual è adesso il suo ruolo nel mondo della disciplina. Beninteso come per “capire il suo ruolo” non intenda ricordare tutti i suoi incontri o cercare di memorizzare la data delle sue gesta, quanto piuttosto avere una visione d’insieme la quale diventa specifica dal momento in cui bisogna utilizzare il periodo della sua carriera in questione per comprenderlo a pieno in quanto performer.

Trovo a questo punto superfluo sottolineare come quest’oggi la Jeez Fucknette Experience sarà dedicata ad un singolo lottatore. Tuttavia, sono sicuro che a lui non piacerebbe essere chiamato così. Né, a dire il vero, sarebbe corretto sostenere il contrario. Nonostante la particolarità del personaggio, le sue doti atletiche sono indubbie e l’originalità del suo stile, per quanto questi possa rischiare di diventare alla lunga ripetitivo, oggettiva.

Come avrete capito anche dal titolo dell’articolo, quest’oggi voglio parlare di Orange Cassidy.

Allenato tra gli altri da Chris Hero e Mike Quackenbush, questo ex backyarder debutta nel 2004. Poco si sa dei suoi primi trascorsi se non scorrendo qualche sito d’archivio pieno di fans imbruttiti e stretti di voti, fatto sta che il fu JC Ryder (questo il suo nome precedente) inizia a farsi conoscere un po’ di più attraverso EVOLVE e CHIKARA. E’ un pro wrestler comedy, il suo personaggio non è nulla di diverso da quello di Bernie Lomax in Weekend Con Il Morto, con la sola eccezione del respirare. Fa parte del Gentleman’s Club di Chuck Taylor insieme a Drew Gulak e The Swamp Monster. E’ divertente da vedere, ma viene sempre lasciato in disparte.

Salto in avanti: siamo nel 2018 e il nostro svogliato preferito ha iniziato a girare un bel po’ di federazioni, approdando per altro in Inghilterra con la Fight Club: PRO. E’ però il 31 dicembre che la sua carriera prende una piega inaspettata: a BEYOND Wrestling Heavy Lies The Crown, Orange Cassidy sconfigge il più longevo Independent Wrestling Champion Tracy Williams e gli strappa il titolo. 

Quando venni a saperlo, un’onda anomala di dubbi mi assalì. Pensai come fosse possibile che un pro wrestler adatto giusto ai match comedy del low-mid carding – nonostante la sua indubbia comicità – potesse avere accesso a una cintura sì non prestigiosissima, ma comunque detenuta da un atleta di altissimo livello tecnico capace di darle grande valore. Mica per nulla, è che lo avevo visto scambiarsi low kicks volutamente lentissimi con Kikutaro a GCW The Dinasty un paio di giorni prima.

Poi arriva They Said It Couldn’t Be Done, quello show sempre della Game Changer Wrestling di cui vi ho parlato in un mio precedente articolo. Cassidy è impegnato in uno Scramble Match a sei uomini e arriva un certo momento in cui capisco chi sto vedendo lottare. Probabilmente l’aveva già fatto, non lo so, ma appena Teddy Hart lo carica per la sua Powerbomb Into Backstabber e Orange sta per tutto il tempo, perfino quando è in aria e la subisce, con le mani in tasca io salto dalla sedia. Rischiare così tanto e non farsi NULLA è una cosa da lodare e non poco.

Da lì, un 2019 all’insegna della popolarità. Le arene, da quelle più modeste fino all’MGM Grand di Las Vegas, esplodono non appena Freshly Squeezed fa la sua comparsa in scena. Combatte incontri da paura sia contro uomini che contro donne, mette in palio il suo Independent Wrestling Title contro chiunque ed è tuttora colui ad averlo difeso per il maggior numero di volte (purché all’attuale detentore dell’alloro Warhorse manchi solamente un match titolato per superare il record di Cassidy). Da ricordare particolarmente è il suo match contro Kylie Rae nella terza puntata di Uncharted Territory, una sfida di venti minuti nella quale le doti di entrambi sono portate al loro massimo e il comedy si fonde con l’ottimo lottato.

Non si contano poi tutte le apparizioni nella summenzionata GCW, nella quale per altro sfida anche l’allora campione Nick Gage non riuscendo tuttavia a strappargli il titolo.

Infine, viene messo sotto contratto con la All Elite Wrestling nella quale veste il ruolo di accompagnatore dello storico amico Chuck Taylor e di Trent?, combattendo saltuariamente qualche match. Nonostante la sua presenza da Cody e soci, non si esime comunque dall’esibirsi ancora nelle indipendenti essendo il suo contratto con la AEW non esclusivo.

Ma fatto questo excursus, alla fine della fiera chi è Orange Cassidy? Beh, si è detto in parte all’inizio: un uomo alto meno di un metro e ottanta, con un fisico non imponente ma asciutto e dalle indubbie e lodevoli doti tecniche. Il suo personaggio, però, continua a lasciare qualche dubbio. 

Badate bene quando uso la parola “dubbio”, perché nessuna incertezza è da leggersi con connotazione negativa. Cassidy è un pro wrestler fatto e finito. Qualcuno sostiene che la sua svogliatezza sia parte di un complicato sistema di mind games per far credere al proprio avversario di essere indifeso, per poi capitalizzare la situazione in suo favore non appena si presenta un buon vantaggio. E se ci si pensa bene, nonostante possa sembrare una cosa abbastanza stupida e poco credibile, c’è ancora chi ci casca così come esistono coloro che hanno capito la solfa e non lo assecondano. 

Entrando nello specifico, solitamente i primi minuti dei match di Orange consistono nel rendere incapace l’avversario di intraprendere qualsiasi tipo di iniziativa d’offesa, non in quanto Cassidy è troppo veloce, quanto più per la naturalezza con la quale esce da manovre singole o addirittura da sequenze di mosse (iconica la sua statica posizione al tappeto con le mani in tasca con il rivale che prende il rebound ripetutamente dalle corde senza ottenere però nulla). Poi, ad un certo punto, la lentezza non c’è più, Dropkick in faccia e Kip Up con le mani in tasca. Ed è lì che queste restano anche quando Orange si getta fuori dal ring in Suicide Dive e magari anche dalla terza corda verso l’esterno del ring. Se non sono giochi mentali questi…

Ad ogni modo, io trovo personalmente il suo personaggio e tutto ciò che ruota intorno a lui molto interessante. Cassidy, checché se ne dica, fa esattamente ciò che tanti vecchi scorreggioni sostengono un pro wrestler debba fare: mandare in visibilio il pubblico, vendersi bene, rispettare la kayfabe e costruire una storia interessante intorno ai suoi incontri. Sì, è vero, sta ancora nel mid carding a volte e i match nei quali si esibisce possono anche essere più blandi o a volte ripetitivi, ma niente toglie ad Orange Cassidy l’innovazione che lo contraddistingue e l’unicità del suo character.  Quindi, nel caso in cui non lo abbiate mai visto all’opera, vi consiglio di farlo. Magari rimarrete diffidenti come me all’inizio, oppure sempre come il sottoscritto col passare del tempo vi ricrederete e riconoscerete il vero valore di questo performer.

Ci vediamo la prossima settimana sempre sulle pagine della Jeez Fucknette Experience.