Vintage Wrestling #49: sepolto vivo

Il wrestling è sempre stato caratterizzato da rivalità cruente, e spesso quelle più famose sono anche le più brutali: in esse si giunge davvero al limite, e si è disposti a tutto pur di vedere il nemico non solo vinto, ma addirittura umiliato e se possibile distrutto.

Nell’estate del 1996, più ancora che la rivalità che vedeva opposti Vader al campione assoluto Shawn Micheals, a far parlare era l’aspra e cruenta faida tra Mankind e Undertaker. Il primo, arrivato da poco in WWE, si presentava come un individuo mentalmente disturbato, dal passato pieno di ombre, disposto a sacrificare se stesso pur di distruggere i suoi nemici.

Del secondo si è detto davvero tanto, ed a lui si devono anche tanti incontri in gimmick come il “Casket Match”, il “Last Ride match” ed altri ancora: ma prima di arrivare a questo, cerchiamo di ricostruire la guerra in corso tra i due.

Appena giunto in WWE, per chissà quale oscuro motivo Mankind si era messo in testa di distruggere Undertaker: contrariamente a tanti altri che però in passato avevano fallito, lo psicopatico mascherato interpretato da Mick Foley era davvero sulla strada giusta. Dopo svariati attacchi kamikaze in cui si fece male a sua volta pur di infliggere dolore al Phenom, quest’ultimo accetto di fronteggiarlo al PPV King of The Ring.

Subito la prima sopresa: anzichè la classica entrata dietro al suo manager storico Paul Bearer, il becchino sfrutto l’oscurità per entrare dall’altra parte dell’arena e sorprendere il nemico alle spalle. Non servì a nulla, perchè alla fine il signore dell’oltretomba fu comunque sconfitto.

Stessa sorte nella rivincita di Summerslam, combattuta in un Boiler Room Brawl, ovvero un incontro disputato nei locali caldaia dell’arena che ospitava il PPV: questa volta, addirittura, Paul Bearer tradì il suo storico assistito alleandosi col nuovo arrivato.

A Settembre, però, durante In Your House 10 “Mind Games” il non morto comparve nel match per il titolo assoluto tra Shawn Micheals e Mankind per evitare che quest’ultimo potesse far sua la preziosa cintura di campione.

La battaglia era ormai talmente degenerata sul personale, che il terzo capitolo fu davvero ancora più macabro e cruento: Undertaker chiese ed ottenne un “Buried Alive Match”, ovvero un incontro senza regole dove per vincere bisogna sotterrare vivi il rivale.

Badate, non stiamo parlando del classico “Rest in Peace” con cui il becchino salutava i suoi rivali: qui, una volta reso così a malpartito il rivale in modo che non potesse regaire, lo si doveva trascinare ina una fossa già predisposta e (con l’aiuto di pale e ruspe) ricoprirlo di terra fino a farlo sparire.

Il match ebbe così luogo ad In Your House 11 “Buried Alive” del 20 Ottobre 1996, dalla Market Square Arena di Indianapolis: già nelle settimane precedenti, dei promo deliranti accompagnavano il match.

Da un lato il becchino cercava di incutere terrore al rivale con frasi del tipo “prova a pensare cosa vuol dire, essere ricoperti da metri di terra” – “immaginati gli ultimi affannosi respiri, prima che la terra ti ricopra del tutto” – “senti il ferro della pala che si infila nella terra per sollevarla e gettartela poi sopra”.

Dall’altra Mankind scorrazzava per cimiteri e tombe assieme al suo nuovo manager Paul Bearer, e sosteneva che la stessa urna che aveva protetto Undertaker negli anni precedenti avrebbe ora consentito a lui di emergere ancora vittorioso.
Vi consiglio inoltre, lo trovate sul sito Daily Motion, di rivedervi il video introduttivo all’evento in cui Undertaker giura di ergersi a “giudice, giuria e boia” e di essere pronto ad infliggere “la dannazione eterna” al rivale. Davvero qualcosa di sinistro anche a distanza ormai di 20 anni.

Il match è entrato così tanto nell’immaginario, da avere poi trovato impiego anche con altri atleti: la stessa Jakks, che produceva ai tempi le action figures della WWE, fece due set celebrativi: il primo un ring con bara, lapide, pala e figura di Undertaker incluso. Il secondo uno special pack con ben quattro personaggi al loro interno, proprio inerenti al PPV.

Perchè ho detto quattro? Beh, a fine match, fece il suo esordio il misterioso “The Executioner” che evitò a Mankind di essere seppellito definitivamente (anche se ormai aveva perso tecnicamente il match) e lo aiutò invece a seppellire Undertaker almeno sotto 10 metri di terra,

Ah, non preoccupatevi… già a fine PPV un fulmine colpì la lapide ed una mano con un guanto viola emerse dal terreno. Il signore dell’oltretomba non era affatto finito !

Alla prossima