Vintage Wrestling #50: Only the goods…

Nel 1997 i tre membri superstiti dei Queen pubblicarono l’unica canzone incisa dopo la morte di Freddie Mercury e  prima dell’arrivo di Paul Rodgers nel 2005: è un tributo al leader scomparso pochi anni prima. Il brano si chiama “No One but You”, e sarebbe superfluo definirlo meraviglioso: quello che mi ha portato a parlarne, è l’aggancio che mi consente alle due tristi storie di questo nuovo numero di “Vintage”.

Dice infatti il testo del brano nella sua ultima strofa: “E ora il party deve finire, ma noi non capiremo mai il senso della tua vita: è stato davvero quello che era stabilito ? Così imbandiamo un altro tavolo, solleviamo i calici un volta ancora, mentre c’è un viso alla finestra che sembra non voler mai dire addio”.

In queste parole è raccolto il senso della scomparsa di due ragazzi, uno di venticinque anni ed un altro di soli ventidue: quando quest’ultimo è scomparso, il secondo doveva addirittura ancora nascere. Mettiamo però un pò d’ordine, ed iniziamo a parlare di queste storie abbastanza diverse, ma accomunate dallo stesso triste male di vivere.

Chris Barton Adkisson nasce il 30 Settembre 1969, ultimo figlio di una dinastia di guerrieri texani nota come “Von Erich”: contrariamente ai fratelli, però, il giovane Chris non sviluppa un fisico massiccio e potente ma resta alto poco più di 165 cm, con un peso di 73 kg. Inoltre, una grave forma d’asma e un problema di fragilità ossea ne limitano pesantemente l’attitudine sportiva.

Lui però non cede, vuole più di ogni altra cosa combattere: è guidato da una passione quasi malsana e, nonostante lo scarso atleticismo, riesce a trasmettere al pubblico questo suo desiderio. Le arene cantano il suo nome “Go Chris Go, Go Chris Go!”, anche se i suoi match sono pochi e combattuti con wrestler ormai sul viale del tramonto o comunque poco atletici come lui. Spesso, addirittura, viene utilizzato in incontri di coppia con partner più prestanti in modo da nasconderne le carenze.

Purtroppo però, non è questo che Chris vorrebbe per se: incapace di accettare i suoi limiti, in giovanissima età, si toglie la vita con un colpo di pistola 18 giorni prima del suo ventiduesimo compleanno. Di lui restano il viso d’angelo, e gli occhi vispi e scaltri di un ragazzo nel fiore dell’età.

Il 26 Febbraio 1988, invece, viene alla luce il secondo figlio maschio del leggendario Ric Flair: Richard Reid, per tutti solamente Reid. Carattere fumantino, il secondogenito del Nature Boy si fa notare già ad un torneo scolastico picchiando brutalmente un rivale che si prendeva gioco del padre. Non sorprende quindi che, a soli 10 anni fosse già sugli schermi della WCW: sarà solo un “one night deal”, che però si ripeterà già due anni più tardi (nel 2000), questa volta addirittura con un coinvolgimento continuativo in una storyline.

Too much too soon ? Probabilmente si: Reid ha un ottimo background amatoriale, un fisico non statuario ma di certo importante (più sicuramente di Chris Von Erich) però non è in ogni caso un wrestler finito. Inizia quindi ad allenarsi duramente e, a fine 2008, può iniziare a muovere i primi passi da wrestler professionista: ma la carriera non va come forse lui si aspettava. Tanti job, show in federazioni minori e solo con contratti a gettone, e poche vittorie.

Evidentemente il nome non basta da solo, serve tanta gavetta: incapace di accettare questo mancato successo immediato, Reid inizia purtroppo a trovare rifugio nella droga. Arrivano così due arresti nel 2009 per possesso di sostanze stupefacenti: due anni più tardi, addirittura, due casi di ricovero per overdose.

I demoni interiori sembra lo stiano logorando velocemente: se guardate le sue foto su internet, difficilmente lo vedete sorridere (e quelle poche volte è un ghigno forzato): inoltre sembra sempre perso e stranito. Il suo triste vagare nel mondo, finirà purtroppo a soli 25 anni nel 2013 per un’intossicazione da farmaci ansiolitici ed antipanico. Evidentemente qualcosa davvero in lui non andava.

Non saranno stati due geni del wrestling, ma davvero le loro storie non possono non colpire: torniamo quindi alla canzone dei Queen, ricordando che “uno a uno, solo i bravi ragazzi muiono giovani, perchè vogliono volare troppo vicino al cielo”.

La sofferenza di vivere di Chris e Reid era come il faticoso fluire di un ruscello impedito nel suo scorrere, come un cavallo stroncato dalla fatica: il malessere esistenziale ravvisabile nelle loro storie, quel crudele incepparsi di qualcosa nelle loro teste, ne fa quindi a mio dire due eroi “vintage” anche se magari non propriamente di successo.

Alla prossima!