Vintage Wrestling #52: WCW Superbrawl 2000

Torna l’appuntamento col Vintage, e ritorna con qualcosa di cui non avrei mai immaginato nemmeno di scrivere: eppure penso che, ora che lo sto facendo, capire il perché questo fu probabilmente uno dei più terribili PPV della morente WCW possa aiutare a non commettere più gli stessi errori.

Iniziamo a contestualizzare il PPV, che si svolse il 20 Febbraio 2000 a San Francisco – California: la WCW ha appena perso Bret Hart (il proprio campione assoluto) per quell’infortunio che si rivelerà poi essere decisivo per la fine della sua carriera. Anche Goldberg, volto della federazione, è in infermeria.

Vince Russo, chiamato al capezzale della federazione, è stato rimpiazzato da un mese sul ponte di comando da Kevin Sullivan: il ritorno di quest’ultimo ha portato alla fuga dei Radicalz (Chris Benoit, Dean Malenko, Perry Saturn ed Eddie Guerrero) verso la WWE. Infine, proprio perché le disgrazie non vengono mai sole, la Turner Entertainment ha ufficialmente dichiarato (con un comunicato stampa) che il budget per la federazione dovrà subire pesanti tagli.

Nasce quindi sotto una cattiva stella questo PPV, con soluzioni dell’ultimo momento e match improvvisati: n’è la riprova, ad esempio, il match d’apertura valido per il WCW Cruiserweight Championship. Sotto Vince Russo, il titolo era nelle mani del suo compagno d’avventure Ed Ferrara che (assunto il nome di Oklahoma) aveva vinto la cintura in circostanze quantomeno discutibili: defenestrato Russo, Ferrara è costretto a rendere vacante il titolo in TV e viene quindi indetto un torneo la cui finale è il match tra Lash Leroux e l’ex Prince Iaukea (ora noto come The Artist).

LeRoux è un ragazzotto rosso di capelli, all’epoca del match poco più che ventitreenne: Iaukea è un wrestler che di certo non abbonda di carisma. Ne esce quindi un match piatto e privo di ogni coinvolgimento psicologico.

A provare a rianimare il pubblico arrivano Bam Bam Bigelow e Brian Knobbs, che si misureranno in un Hardcore Match: peccato che i due spot estremi e più pericolosi saranno una powerslam sul tavolo del catering subita da Knobbs, e due-tre colpi con il coperchio di un bidone della spazzatura subiti sempre dall’ex Nasty Boys. Bam Bam Bigelow metterà a segno anche la sua finisher, ma a vincere sarà invece Knobbs grazie all’interferenza decisiva di Fit Finlay.

Segue un handicap match tra i Three Count (emuli, made in WCW, dei Backstreet Boys) e Norman Smiley: vittoria facile per i wrestler in superiorità numerica, oltretutto in un match dal minutaggio bassissimo.

Quarto match è uno “special main event match”: so che fa ridere, ma è proprio così. Nonostante avvenga quasi subito, la WCW si vede costretta a chiamarlo così per un obbligo contrattuale assunto con uno dei wrestler partecipanti. Si sfidano infatti The Wall, e The Demon (il wrestler rappresentante del gruppo musicale Kiss). La federazione aveva infatti promesso nero su bianco al leader della band, Gene Simmons, che avrebbe concesso un match “main event” ed ecco l’escamotage per uscire dalla situazione giacché il wrestler non aveva attendibilità e carisma per occupare quello spot. Oltretutto, anche qui in poco tempo, The Wall dispone del demone senza grossi problemi.

Se poi se ne fosse sentita la necessità, ecco arrivare anche il momento trash: l’ex UFC Tank Abbott affronta il jobber Big Al in un “jacket on a pole match”. Abbott distrugge il rivale, recupera la giacca sospesa sul sostegno del ring, da cui poi estrae un coltello che punta alla gola del rivale appena sconfitto promettendo di ucciderlo.

Si sfidano poi Booker T. e Big T. (l’ex Ahmed Johnson, campione intercontinentale in WWE quattro anni prima) per il diritto di usare il nome – la theme song ed il marchio “Harlem Heat”. Big T è visibilmente fuori forma e con almeno una decina di kg di troppo, ed il finale anche qua è abbastanza incomprensibile. Un uomo sconosciuto, mai visto fino allora, distrae Booker T consentendo al rivale di vincere la contesa.

Alla fine di questo match, siamo arrivati ad un ora e mezza di show (quindi metà PPV) e nessuno degli incontri svolti finora ha superato i dieci minuti di battaglia: un altro dato davvero inquietante.

Ancora più sconvolgente però e scoprire che le prossime contese, seppure di livello appena sufficiente, finiranno col sembrare dei match straordinari: si affrontano quindi Billy Kidman e Vampiro e la cosa più triste e sentire gli annunciatori dire  “questi due tra un anno si contenderanno il titolo US, e tra due il titolo assoluto WCW”.

Tocca poi ad un anonimo match di coppia tra i Mamalukes e David Flair & Crowbar, e a seguire quello che probabilmente finirà con l’essere la disfida più bella: Terry Funk e Ric Flair combattono un “Death Match” senza esclusione di colpi e con degli spot pazzeschi. Prevarrà il Nature Boy, ma i due nonnetti, usciranno entrambi tra gli applausi.

Seguono i due match che rappresentano il main event della card, completamente privata dei vari wrestler che l’avevano occupato fino a poche settimane prima: nel primo Hulk Hogan, richiamato in fretta e furia da Sullivan, combatte Lex Luger in una battaglia nata perché “i giovani vogliono spodestare le leggende”. Per la cronaca, Luger era anch’egli ben oltre i quarant’anni all’epoca del match. I due se le danno di santa ragione e senza “vendere” le mosse del rivale: interferiscono anche Miss Elizabeth, Jimmy Hart, Ric Flair e Sting ed alla fine a prevalere è Hulk.

Ecco poi il main event, che durerà a malapena dieci minuti, pur essendo un triple threat. Sid Vicious difende il titolo assoluto da Scott Hall e Jeff Jarrett: quando tutto sembra precipitare per il campione in carica, ecco ritornare in federazione anche Roddy Piper (assente da mesi) che colpisce l’arbitro corrotto chiamato in scena da Jarrett e consente a Vicious di schienare Hall.

Che dire ? Come capirete, siamo di fronte ad un PPV con 11 match di cui solo tre sopra i 10 minuti:
molti di essi combattuti senza una vera storyline alle spalle, uno addirittura spacciato per “main event” anche se combattuto ad inizio card. All’evento ci fu addirittura un’apparizione di James Brown (leggenda della musica funk) nemmeno pubblicizzata, ed antiche leggende richiamate in fretta e furia per riempire gli spot lasciati vuoti dagli abbandoni illustri dovuti ai mille tormenti della WCW dell’epoca.

Il destino della federazione d’Atlanta, purtroppo, si stava avviando al suo triste compimento

Alla prossima !