Vintage Wrestling #57: Kamala, panzone di Uganda

“Ok Kamala dai, sappiamo che sei un po’ stupidotto… tu sei solo panzone di Uganda!”: chi non ricorda queste parole del grandissimo Dan Peterson, durante le telecronache su Tele + del wrestling WWE?

Spesso ahimè, parole del grandissimo coach a parte, la carriera di Kamala è stata “marchiata” da questo pregiudizio: un colosso babbeo, in grado a fatica di fare le cose più elementari.

Eppure, chi ha avuto il piacere di leggere la sua autobiografia “Kamala speaks”, può dire di conoscere una storia molto diversa da quella incasellata alla perfezione nella citazione con cui abbiamo aperto questo vintage.

Si tratta anche di una storia abbastanza triste, nonostante chi ce la racconta non serbi assolutamente rancore (oppure cerchi del facile pietismo): Kamala nasce nel 1950 da una famiglia di origini umilissime del Mississipi. Il padre è assassinato quando è ancora piccolo, ed il nuovo compagno della madre si rivela essere un tipo piuttosto manesco.

La scuola non è certo un ambiente idilliaco per un ragazzo di colore, e così il giovane Kamala si ritrova presto a lavorare per mantenersi: saltando da un lavoro sottopagato all’altro riesce, tramite amicizie comuni, a conoscere la leggenda WWE Bobo Brazil che lo introduce al wrestling.

Harris all’inizio non è interessato ad essere protagonista sul ring, e si ritaglia spazi in lavori più umili come montare/smontare il ring, fare da autista a nomi già affermati e cose simili. L’occasione di combattere arriva a fine anni settanta, e la sua prima gimmick è quanto di più distante dal personaggio di Kamala si possa immaginare: “Sugar Bear, Harris”.

Dopo alcuni match da face, il futuro Kamala passa nella schiera dei cattivi diventando “Ugly Bear, Harris” ed assumendo Percy Pringle (aka Paul Bearer) come manager. E’ ormai piantato il seme per la trasformazione finale nel wrestler che abbiamo imparato a conoscere in WWE.

Durante un successivo tour attraverso il Messico, la Germania ed il Regno Unito Harris si trasforma in “The Mississipi Mauler” (il picchiatore del Mississipi): proprio questa gimmick lo porterà ad usare per la prima volta una specie di maschera da guerra in stile tribale.

Passa poco meno di un anno, e Kamala prende finalmente vita a Memphis. Harris ricorda, infatti, col sorriso le parole di Jerry Lawler al momento del loro primo incontro: “Non stiamo cercando un wrestler, abbiamo bisogno di un mostro”. Il cacciatore cannibale di teste diventa parte integrante della vita di Menphis, arrivando a conquistare vittorie e cinture.

Kamala passa poi nel territorio conosciuto come Mid-South, dove combatte un programma intenso con l’allora semisconosciuto “Hacksaw” Jim Duggan: un incidente in pieno stile “Era Attitude” mette fine alla sua carriera nel territorio quando, ad una fan sfuggita alla security e salita sul ring, il colossale Kamala chiede di mostrare il seno dopo che la ragazza ha sollevato il suo gonnellino in stile africano mettendo in luce il costume nero sotto di esso.

Fortunatamente per lui, Andre The Giant lo ha notato in ogni caso durante i suoi incontri precedenti e chiede ai promoter di avere una feud con lui: arriva poi la chiamata della WCCW dei Von Erich, di cui vive in prima persona il tragico destino essendo molto amico della famiglia. Di quel periodo, è memorabile la sua feud con Bruiser Brody: purtroppo però, qui Kamala conoscerà anche per la prima volta un problema che si proporrà anche in WWE e WCW. Una retribuzione non congrua con le ore lavorate ed i match combattuti.

Si trasferirà quindi in Giappone e Puerto Rico, dove avrà una serie di match sanguinosi con Abdullah “The Butcher”: sarà ahimè l’ultimo canto del cigno da cannibale cacciatore di teste.

Grazie all’ottimo rapporto di amicizia con Andre The Giant, arriva la chiamata della WWE: da qui, la storia un po’ la conosciamo. Lentamente, stint dopo stint, l’aura mistica del selvaggio andrà esaurendosi fino a divenire quasi una macchietta.

Lo stesso Harris ammette di essersi fatto attrarre dai soldi, e che rifarebbe lo stesso tutto: del resto bisogna guadagnare per vivere. Dal punto di vista della sua carriera però, alla luce di quanto successe poi, probabilmente non fu la scelta migliore.

Alla prossima!