WWE Top Story #19: la caduta di Stardust

Don’t you know that you are
A shooting star
And all the world will love you
Just as long, as long as you are?

Recita così una bellissima canzone dei Bad Company, che mette in guardia sugli eccessi della fama ed i pericoli dello star business: la gente ti ama finche sei una stella, ma è proprio quando sei qualcuno che le possibilità di inciampare aumentano.

In quest’ottica vorrei leggere la parabola di Cody Rhodes, al momento conosciuto come Stardust. Siamo di fronte ad un ragazzo di ventinove anni, che ha firmato il suo primo contratto con la WWE a ventuno, ed ha fatto il suo debutto a ventidue. Un wrestler con un ottimo fisico, che vanta già nel suo palmares svariati riconoscimenti ma cui tutti hanno sempre imputato una certa mancanza di carisma. Ritengo questa critica certamente ingiusta, dato che ricordo un suo ottimo regno da campione intercontinentale – una godibilissima faida con Damien Sandow per la valigetta del Money in The Bank, e la sua interpretazione di “Faccia sfregiata” ai tempi della guerra contro Rey Mysterio. E’ in ogni modo un fatto che effettivamente, mettendola nel termine tanto caro a HHH e la ora “defunta” Authority, per certi versi possa essere considerato un B+ Player.

Per risolvere questa “pecca”, ecco giungere il 16 Giugno 2014 la gimmick di Stardust: un personaggio bizzarro, per certi versi assimilabile ad un buffone. Da dove è venuto, è palese a tutti: la popolarità di Goldust (il personaggio del fratello Dustin) negli anni novanta ha fatto la storia dell’era Attitude. Quanto però un personaggio così allucinato e cartoonesco possa funzionare oggi, è francamente opinabile: ragazzini che viaggiano a dieci anni con lo smartphone, fanno sesso sempre più presto e sono ogni giorno a contatto con la realtà di questo periodo, difficilmente possono dare attendibilità alla nuova interpretazione del buon Cody. Il giovane Rhodes inoltre, sotto la maschera, è pur sempre Cody e oltretutto non ha mai avuto una sua catchphrase (riprendendo anzi spesso quella del fratello “You will never forget the name”): ricordiamo infine che, prima di trasformarsi in Stardust, i fratelli Rhodes avevano combattuto contro l’Authority – lo Shield e per il nome della famiglia. Onestamente posso capire come, agli occhi di molti, la trasformazione in uno psicotico allucinato possa essere un passo indietro rispetto a quei momenti.

Di conseguenza non sono rimasto sorpreso della perdita dei titoli di coppia, dell’essere relegato al pre-show dei PPV e di avere un rapporto vittorie-sconfitte davvero pessimo nell’ultimo periodo. Pensiamoci bene: sconfitto alla Raw dell’8 Dicembre, eliminato (subito al primo match) la settimana prima dal Gauntlet per i titoli di coppia. Passando a Smackdown, la situazione non migliora: inattivo sul ring nella puntata del 12 Dicembre, presente solo in video in quella del 5. Aggiungiamoci la sconfitta in coppia con il fratello patita dagli Usos a WWE Superstar nella puntata del 18 Novembre e capirete come il successo sembra stia sfuggendo dalle mani di Stardust/Cody Rhodes.

Tornando quindi alla canzone citata in apertura:

Johnny’s life passed him
By like a warm summer day
If you listen to the wind
You can still hear him play

Non vorrei mai che la carriera di Cody Rhodes gli passasse affianco appunto “come un caldo giorno d’estate” e che ci ricordassimo solo delle sue gesta “ascoltando il vento” di alcuni appassionati anzianotti come il sottoscritto. Cosa fare? Eh, la risposta meriterebbe da sola un altro editoriale.

Alla prossima!

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com