Di seguito, la seconda parte dello speciale su Chris Benoit. A questo link troverete la prima parte

IN OGNI UOMO SEMPLICE, BASTA UN CUORE CHE BATTE A TRECENTO ALL’ORA
(Vivere Normale – F. Facchinetti / D. Calvetti / M. Ciappelli)
Già… il cuore di Benoit ha battuto a trecento all’ora per lunghi anni: fosse in Giappone o in ECW, in WCW o in WWE, l’atleta canadese ha sempre dato il massimo. La natura non l’ha creato un gigante di due metri, non gli ha dato la parlantina di wrestler fuoriclasse del microfono come Steve Austin e The Rock. Nonostante tutto, però, Chris si è sempre rimboccato le maniche e raggiungendo appunto quei trecento allora menzionati dalla canzone dei due Facchinetti, ha convinto le folle della bontà del suo personaggio. Per lui questo, però, non è stato un traguardo: mantenendo costante negli anni questa frenetica “velocità di crociera”, ha dato lustro alle varie cinture che le federazioni gli assegnavano (il titolo U.S. del circuito WWE Smackdown ha conosciuto sotto il regno di Benoit il momento migliore della sua storia). Ha preso wrestler potenzialmente grandi, e li ha aiutati a levare quel “potenzialmente”: basta pensare ad M.V.P. (Montel Vontavious Porter), che dal programma di match con il canadese, è uscito pronto per la magnificenza che la sua carriera ha poi conosciuto. Anche qui, però, non si può chiedere ad una 500 di andare a 120 all’ora per 10.000 km. Probabilmente reggerà un po’, se è ben costruita anche qualcosa in più di quel po’: ma il meccanismo è destinato ad incepparsi col tempo. Ed un Benoit che invecchia è paragonabile a questo tenace motore, che vorrebbe probabilmente abbassare la frequenza dei suoi giri dopo aver dato tutto (e forse anche qualcosa di più). Il canadese non è più un ragazzo, e diventando uomo si è responsabilizzato ed affronta i problemi che il crescere comporta: non sto a rispiegare quello che ho già enunciato nel precedente passaggio, ma sappiamo tutti che queste preoccupazioni non sono nemmeno piccole. Come può una macchina che sta conoscendo comunque la sua fase discendente, continuare a girare “over the edge” conoscendo anche i problemi di fondo che adesso trascina con sé?

UNA STANZA AFFOLATA, AMICI CON OCCHI STANCHI. ED IO MI STO NASCONDENDO DA TE E DALLA TUA ANIMA DI GHIACCIO […] CREDEVO DI ESSERE UNA SPALLA SU CUI PIANGERE
(Last Christmas – Wham)
Essere arrivati solo al terzo capitolo ed aver già posto due autentici macigni su cui riflettere la tragedia del povero Chris Benoit, non è certo un vanto di cui voglio fregiarmi: anche perché, purtroppo, dobbiamo aggiungere altro dolore. Abbiamo tinteggiato un quadro a tinte fosche dove, proseguendo col paragone automobilistico, un meccanico guida una cinquecento che ha corso al di là delle sue potenzialità per anni. Arrivato a casa, però, questo meccanico si trova nell’impossibilità di affrontare i problemi di “assetto” del suo veicolo poiché nella sua officina si sono ammassati altri veicoli con problemi altrettanto gravi. Se non si può quindi risolvere una situazione intricata, spesso però aiuta parlare di essa con i propri amici: ecco dunque perché, per questo nuovo capitolo, entra in scena la celeberrima canzone dei Wham che abbiamo citato. La stanza affollata è ovviamente lo spogliatoio della WWE, dove Chris avrebbe potuto sfogare i suoi tormenti con gli amici più cari come Rey Mysterio e Chavo Guerrero Jr. (ricordiamo infatti che i tre, congiuntamente, avevano introdotto l’amico Eddie Guerrero nella Hall Of Fame del wrestling WWE). Evidentemente, però, anche in questo caso c’era qualcosa che non andava: il terribile ed assurdo gesto finale del canadese, ha colto più o meno tutti alla sprovvista. L’unica forma di comunicazione intervenuta prima della tragedia sono una serie di SMS di una tragica quanto agghiacciante freddezza trasmessi da Benoit ad alcuni colleghi. Possibile dunque che lo spogliatoio WWE fosse un mondo così inaffidabile ? Davvero il canadese preferiva meditare in se stesso piuttosto che sfogarsi con i propri colleghi ? Oppure li voleva magari preservare dalle sue tristezze personali, vedendoli comunque stanchi per via del lavoro e sicuramente ben conscio che anche loro (come lui) avevano di sicuro i loro problemi personali a cui badare ? La risposta è complessa ed impone una riflessione in qualunque direzione la si voglia mandare: sia chi scelga di credere alla sfiducia verso gli altri wrestler, sia che si preferisca dare credito ad un Benoit dall’animo nobile che non voleva riversare i suoi problemi sugli altri, dobbiamo rimarcare come una valvola di sfogo importante sia venuta meno. Magari non sarebbe cambiato nulla, non lo sapremo mai: però se magari Chris avesse scelto di parlare, saremo qui a raccontare un’altra storia.