Questo non sarà un Holy Sh*t lungo, non sento il bisogno di straparlare, né sono sicuro sia necessario argomentare a dismisura ciò di cui sto per parlare. Ma quest’Holy Sh*t oggi avrà un peso diverso dagli altri, perché tratterà una storia per me pesantissima, una sentenza, una verità assoluta. Domenica il wrestling è stato brutalmente assassinato.

Quante volte avete sentito questa frase? Il problema è che questa volta credo non esistano altre espressioni capaci di descrivere meglio il main event di Hell in a Cell. Parliamone. Discutendo con un amico, lui è stato meno negativo del solito sull’incontro, descrivendolo come un angle da non giudicare, siccome “era impossibile fare diversamente”. Io però non sono così buono. Penso che Bray Wyatt contro Seth Rollins poteva essere scritto in maniera diversa, più netta e meno campata per aria.

Cosa ho odiato di questo match? Partiamo dal ricordare che il wrestling è sì predeterminato, è sì uno spettacolo, ma è anche uno sport. In tutta la mia vita non ho mai visto un evento sportivo così surreale, paradossale, tremendo. Nelle settimane antecedenti alla contesa diciamo che ci era già stato suggerito il finale di questa storia: Bray Wyatt intimoriva di continuo Seth Rollins e sembrava veramente un esser sovrannaturale, invulnerabile a qualsiasi colpo. Tuttavia, non avrei mai creduto che pur di far uscire Seth Rollins con la cintura, avrebbero recitato un film horror sul posto. Mi spiego: se voglio vedere un match di wrestling, chiunque siano i personaggi coinvolti, io mi aspetto del lottato. Negli ultimi anni, a causa della presenza di personaggi come Goldberg e soprattutto Brock Lesnar, a più riprese abbiamo assistito a match corti ma tutti concentrati in quei pochi minuti, capaci di durare metaforicamente mezz’ora per intensità e consumarsi comunque in cinque giri di orologio. The Fiend vs Seth Rollins, però, decide di andare oltre. Mai scelta fu più sbagliata. E’ vero, la prestanza dei lottatori in questione permette match lunghi, ma il personaggio dell’ex Eater of Worlds no. Per cui, cosa succede quando un lottatore che dovrebbe, almeno attualmente, condurre match soltanto di pochi minuti, arriva a combattere per troppo tempo? Il match diventa un incubo, un obbrobrio, un’indecenza.

Perché sono così furioso per questo incontro? Perché so che si sarebbe potuto fare di meglio. Invece la sfida assume toni cartooneschi pressoché dall’inizio, dal primo colpo di kendo stick non venduto dal Fiend. Ecco, quello è l’inizio della fine, l’inizio di un periodo temporale in cui trash e horror di basso livello si fondono per portare Wyatt a essere praticamente immortale, capace di sopravvivere a qualsiasi genere di colpo e di uscire sempre dagli schienamenti in pochi attimi nonostante l’incredibile quantità di finisher subite. Per non parlare del lavoro con gli oggetti di Seth Rollins, la vera parte comica e surreale della contesa, fischiatissima dal pubblico. The Architect fa di tutto – ma davvero di tutto – per battere Wyatt, usando scale, sedie, cassette degli attrezzi e dopo tutto questo anche un martello. Fatalità, sarà proprio quest’ultimo oggetto contundente a costargli l’incontro, finito per KO tecnico (in un Hell in a Cell, poi, me lo devono spiegare) e quindi con il titolo Universale che gli resta attaccato alla vita. Uno schifo.

Uno schifo perché avviene con totale noncuranza di quello che potrebbe pensare uno spettatore occasionale, che magari guarda la prima puntata di uno show WWE in occasione del debutto di SmackDown su FOX e decide di vedere anche il Pay-Per-View, venendo molestato psicologicamente da ciò che vede in quello che dovrebbe essere il match più importante. E quella sensazione lì, quella della violenza psicologica e della mia intelligenza l’ho provata anche io quando dopo tutte quelle percosse Bray Wyatt è tornato in se e ha quasi ucciso Seth Rollins, apponendo alla vicenda la proverbiale ciliegina sulla torta.

Odio profondamente il main event di Hell in a Cell 2019. Lo odio perché è sbagliato come match, è irreale come angle, è gestito stupidamente, distrugge quel poco di realismo che il wrestling dovrebbe avere, si conclude con un nulla di fatto e ci apre gli occhi su The Fiend, facendoci capire che da questo personaggio Bray Wyatt ne uscirà a pezzi, se mai ne uscirà. Intanto a pezzi ci è finita la credibilità di Seth Rollins, di nuovo attaccato dal rivale demoniaco nell’ultima puntata di SmackDown. Ora, al di là di tutto, sono ancora curioso: riusciranno a fare peggio di quanto è stato fatto a Hell in a Cell?