Non sarà il solito editoriale a cui siete abituati in questi primi numeri di questa giovane rubrica. Sono Mario Marino e sono l’Host di Inside AEW che vi condurrà in questa puntata speciale che si intitolerà “Ne vale la pena?”.

Situazione globale

La situazione attorno al Covid-19 ha finito per stravolgere inevitabilmente tutte le nostre esistenze. Gli eventi sportivi si sono fermati, ma questa è solo la punta dell’iceberg, visto che quasi tutto il mondo del lavoro e di conseguenza l’economia è stata congelata. Il wrestling americano non ha deciso di fare ciò all’unaminità visto che WWE e AEW hanno deciso di andare avanti per il nostro intrattenimento. C*****e. Non siete enti benefici e l’intrattenimento di certo non è un bene di prima necessità. Il punto a cui voglio arrivare è che si sono voluti illudere (e anche noi di conseguenza) che l’andare avanti nonostante tutto fosse una soluzione necessaria o comunque il male minore da percorrere. Dopo la puntata di oggi mi sono convinto che non è affatto così e non fraintendetemi. Non è stato un cattivo episodio perché delle buone cose le ha prodotte. Specialmente tutto ciò che ruota attorno al personaggio di Lance Archer, l’unica cosa che si distacca da questo “mega-filler” che la All Elite Wrestling ha deciso di auto-imporsi. Archer funziona perché lui come wrestler è convincente in ogni cosa che fa e soprattutto questa costruzione gli si addice perfettamente. E poi la catchphrase: “EVERYBODY DIES!” si addice perfettamente a questo periodo storico. La qualità dei segmenti registrati rimane ottima ma il wrestling non può vivere solo di quello. Quando dicevo che il futuro del pro wrestling in televisione sia l’avvicinarsi sempre più ad un format in stile serie tv non stavo mentendo. Ma di certo non mi riferivo alla trasformazione totale in una serie televisiva senza il suo contenuto principale: il lottato. I fans e l’interazione diretta tra i lottatori e gli spettatori. L’elemento Live che dà quel tocco decisivo a questo tipo di prodotto. Senza tutto questo la magia sparisce. Nelle ultime settimane la costruzione del match tra Moxley e Hager è stata ottima così come lo è stata altrettanto anche in questo episodio ma il match purtroppo ha deluso totalmente le aspettative. Era partito anche bene con le fasi iniziali che richiamano l’attenzione al background totalmente differente dei due ma poi lo story telling che doveva farla da padrone in un match come questo sparisce e non si ripresenta più. Ora è evidente come questo match sarebbe riuscito con la presenza del pubblico così come sarebbe riuscito Edge vs Orton di WM 36. Il problema è che non puoi togliere il pubblico specialmente se si tratta di un prodotto che vive letteralmente dell’interazione con i fans come la WWE o l’AEW stessa appunto. Una tipologia di performer come Moxley ma se vogliamo ragionare in maniera ancora più ampia, anche quello che stavano creando con l’Elite e l’Inner Circle non può essere scisso dalla presenza del pubblico. Perché il pubblico è un elemento fondante dell’essenza delle dinamiche della All Elite Wrestling. Senza il pubblico tutto questo viene meno. E ora si trovano in questo loop di show filler che dovranno continuare se e quando verranno riaperte le arene con un Blood e Guts destinato ad un eterno rinvio finché non si risolverà questa situazione. Nell’ editoriale precedente un me balbettante provava a convincere voi ma in realtà provavo a convincere me stesso che nonostante già avessi ammesso la mia riluttanza a questa decisione di continuare a singhiozzi per non perdere il terreno conquistato, fosse quindi a questo punto necessario tenere saldo il timone su questa rotta. Ora invece ammetto che sono convinto che non solo sia consigliabile fermarsi ma che sia un atto dovuto. Dovuto sia alla federazione che a noi fan. Perché abbiamo entrambi bisogno di ritrovare il rispetto di noi stessi e del Pro Wrestling. Perché il Pro Wrestling va rispettato e se sue certe componenti fondamentali per forza di cose non possono essere rispettate allora non ha senso fare show. Sono stanco di sentire che lo fanno per noi. Sono stanco di leggere: “Dobbiamo apprezzarli perché hanno deciso di intrattenerci”. Non sono un fottuto ente benefico, l’intrattenimento non è un’elemosina. E sono stanco anche dei discorsi da economisti / aziendalisti. Siamo consumatori, siamo dall’ altro lato del campo, non dal loro stesso lato della barricata e dobbiamo accettare ciò. Il nostro comportamento adorante e accondiscendente non fa il bene di queste aziende e di certo non fa bene alla nostra stessa fruizione del prodotto. La WWE ha deciso di non fermarsi e continuare ad oltranza? A maggior ragione devono fermarsi proprio per dare l’esempio di distacco che una parte di fan chiede a gran voce. La storia giudicherà, giudicherà se legare il wrestling americano in maniera indissolubile all’ amministrazione Trump sia una scelta felice o se invece sarà il contrario. Perché non illudiamoci questo segnerà per sempre il destino della parola “wrestling” nel prossimo futuro. I media e la gente assocerà la parola Wrestling a Donald Trump e non noi non potremo farci nulla. Perché non si può sfuggire davanti alle proprie responsabilità storiche. Nel bene o nel male e questo purtroppo non posso saperlo. Non posso sapere se questa politica farà il bene della disciplina o se sarà una croce che non potremmo scrollarci facilmente. Una etichetta che non si stacca nonostante proveremo ripetutamente a rimuoverla, senza successo, o peggio la ignoreremo mentre gli altri (i giornalisti, o semplicemente chi avrà tutto l’interesse per ricordarselo e quindi di ricordarcelo) avranno sempre in mente il binomio Wrestling-Trump. La storia purtroppo ci dice chi ha ragione solo tempo dopo che i fatti si sono compiuti e io questo non posso prevederlo. Non sono un indovino. Così come non mi fingo esperto di economia aziendale visto che non l’ho mai studiata. Proprio per questo penso che fermarsi sia il v********o di chi non si riconosce in tali politiche e che l’AEW può ancora fare questo passo ma ancora per poco. Già sono in ritardo e anche questa comporterà una responsabilità di tipo storico. Tic Toc, sono ancora in tempo, ma il tempo scorre inesorabilmente. E prima o poi sarà già troppo tardi.

Goodbye and Goodnight, BANG!

Mario Marino