Eccoci di ritorno in quel pub vicino alla stazione di Glasgow; sentiamo cosa ci ha raccontato Jack Jester!

 

WtW: Passiamo ora a parlare della lunga faida che hai portato avanti in ICW con Mikey Whiplash, che è durata più o meno due anni. Che cosa ti ha dato quell’esperienza?

JJ: Praticamente tutto, è stata favolosa. Io e Mikey ci conoscevamo da anni, da molto prima che si trasferisse a Glasgow, perché quando ero nella All Star Wrestling c’era anche lui.

Mikey ha esordito in ICW contro di me, all’Apollo 23. Quando è uscito, tutti si aspettavano il Mikey Whiplash che conoscevano, un wrestler puro, senza nessun gimmick. E invece è uscito vestito da trans. La gente è rimasta stupita, non se l’aspettava nessuno.

La faida poi è cominciata col botto, perché pochi secondi dopo il ring si è rotto, si è spezzato un sostegno. Qualcuno che ha riguardato il match mi ha detto che è successo 10 secondi dopo la campanella, o forse 13, non mi ricordo bene. Comunque, non potevamo più stare sul ring, quindi abbiamo cambiato marcia e abbiamo cominciato a lottare giù dal ring. Direi che è stato un segno di quello che sarebbe accaduto in seguito.

Siamo entrambi persone creative, non solo nel wrestling; ci piacciono le stesse cose, le stesse immagini, abbiamo opinioni simili. Quindi, quando ti metti a ragionare insieme a uno così vengono fuori un sacco di idee. E poi io sul ring sono molto intenso, e lui lo è altrettanto. È molto bello. Oggigiorno è difficile spiccare, tutto è già stato fatto più e più volte, non c’è più niente di nuovo da inventare nel wrestling, è solo una questione di scegliere cosa riutilizzare  cambiarlo un po’. È così difficile essere originali. Qualche volta accade ancora, sia chiaro.

Tra di noi è scattato qualcosa. Non importa quanto esperto sei, ma se Sali sul ring con uno con cui non ti trovi bene il match non può venire benissimo. Con Whiplash, invece, era tutto fluido. Abbiamo iniziato con una vaga idea di quello che volevamo fare, ma non abbiamo mai discusso i dettagli. La maggior parte delle volte ci siamo lasciati trasportare: leggevamo il pubblico, ne sentivamo l’energia e ce ne nutrivamo.

Senza dubbio è stata la faida più fisica che abbia mai avuto, ed è stata dura anche dal punto di vista mentale. Eravamo praticamente in competizione, noi e i nostri personaggi. Ma alcuni dei match in quella faida sono tra i migliori che abbia mai combattuto, non solo in ICW.

Avrai presente che in quella faida non ho mai vinto un singolo incontro, vero? Ogni volta ci arrivavo vicino, ma perdevo sempre. Per quasi due anni. E sinceramente non penso che sia importante, e comunque perdere con Whippy non è mai stato un problema per me. Gli ultimi tre secondi di un incontro non sono poi così importanti, il match è il match.

 

WtW: Però l’hai sconfitto, una volta sola – e hai vinto il titolo.

JJ: Sì, a Fear and Loathing, quando gli ho toto la cintura.

Si parla sempre di gente che ti aiuta ad andare “over”, che “fa il favore”. Be’, quella sera Mikey ha fatto esattamente questo. Ha fatto di tutto per darmi il match che sapeva avrei voluto combattere, ha reso tutto un po’ più intenso. Dopo tutto quel tempo era difficile migliorarsi sempre, differenziare i match. Non penso che il punto fosse fare di più, mosse più ad effetto, più sangue: sin dall’inizio, quello che volevamo era far sì che la gente investisse nel nostro match, che non avesse idea di quello che sarebbe successo. Quando senti che sta accadendo sai che hai conquistato i fan, che vogliono davvero vedere cosa succede.

Quello è stato l’unico match della mia vita in cui mi sono trovato davvero in difficoltà, in cui non ce la facevo più. A un certo punto vedi che mi rendo conto che ero davvero messo male, che non sapevo se sarei riuscito a finire l’incontro: avevo sanguinato troppo. Ero sulla rampa, mi sono passato una mano sul viso e mi sono guardato la mano, poi ho alzato lo sguardo chiedendomi cosa potevo fare: stavo sanguinando davvero troppo, non si fermava. L’unica cosa che ho potuto fare è stato andare per un attimo dietro le quinte a prendere qualcosa da premere sulla ferita. Per fortuna ce l’ho fatta, e ho vinto il titolo. La reazione dei tifosi è stata diversa dal solito, non era la reazione normale degli appassionati di wrestling, più che altro sembravano volermi dire “Finalmente ce l’hai fatta, complimenti”. Non urlavano, non impazzivano,sembravano più che altro sollevati. E io stavo piangendo come un bambino in mezzo al ring, era finito un ciclo. Era la prima volta che mio papà mi vedeva combattere, i miei genitori mi stavano guardando insieme: si sono separati quando ero un bambino, ma quella sera erano insieme a guardarmi. C’era anche mia sorella, era incinta di mio nipote, che poi è anche diventato il mio figlioccio… c’erano tutti gli elementi per renderla davvero una notte speciale.

Sai che non ho mai riguardato tutto il match? Ne ho visti degli spezzoni, e naturalmente ce n’è qualcuno anche nel documentario. Ogni volta che lo guardo sento di nuovo la pressione, comincio a sentirmi come quella sera, capisci, il panico, e poi il sollievo enorme quando il match è finito e ho potuto buttarmi a terra dietro le quinte, stare lì a pensare e basta.

Quella sera Mikey mi ha fatto un favore enorme, e mi ha aiutato per tutto il match. Grazie a Dio ero sul ring con lui, se fosse stato qualcuno di inesperto non sarebbero mai stati in grado di aiutarmi, di aiutare uno grande e grosso come me che, verso la fine, stava quasi perdendo conoscenza.

È tanto che non affronto Mikey. Forse capiterà di nuovo, ma adesso non è il momento giusto.

 

WtW: Ero a bordo ring quella sera e sì, confermo, è stato davvero emozionante.

JJ: Grazie, sono queste le parole che abbiamo tutti bisogno di sentire.

 

WtW:  Poi sei passato a una faida contro Chris Renfrew. Immagino che, se Drew Galloway non fosse tornato, avrebbe vinto lui la cintura, giusto?

JJ: È probabile. Fino a quel momento Drew era sotto contratto con la WWE, quindi non avremmo nemmeno potuto sognarci di coinvolgerlo. È quello il bello della ICW, è in costante cambiamento.

 

WtW: Cosa intendi dire?

JJ: Che anche se qualcosa è messo per iscritto non è necessario che accada, spesso ci sono cose che cambiano nella stessa sera dello show, magari anche durante l’evento, a seconda della reazione del pubblico, di che cosa stiamo facendo, oppure magari a qualcuno viene un’idea nuova. Voglio dire, se qualcuno mi suggerisce una cosa e mi piace vado a dirlo a Dallas, e lui ascolta sempre: non è uno di quelli la cui parola non si può discutere, è sempre pronto ad accettare le idee degli altri se gli sembrano buone. Sa anche dire di no naturalmente, non è che non abbia spina dorsale, è solo molto aperto, disponibile ad accogliere i suggerimenti degli altri.

 

WtW: “Card subject to change” quindi, “programma soggetto a cambiamenti”, come dicono quelli della NAK?

JJ: Esatto. È la loro frase, ma per quanto riguarda la ICW è la verità.

 

WtW: Mi pare un gran bel posto dove lavorare. Torniamo alla domanda: la storia tra te e Renfrew.

JJ: Non penso che abbiamo avuto una vera faida. Stava nascendo, avevamo lavorato insieme in diverse occasioni, ma era soprattutto perché lui era nella NAK e io invece ero quello che difendeva la ICW, capisci: non era un discorso di lui contro di me, erano le circostanze che ci facevano scontrare.

E poi Drew è tornato a Shug’s House Party, all’O2 ABC, e la reazione del pubblico è stata incredibile. Non lo sapeva davvero nessuno che sarebbe tornato. Cioè, io lo sapevo, ovvio, e anche Dallas, Renfrew e Duncan, che aiuta nell’organizzazione. Solo quelli che non potevano non saperlo. Non l’avevo neanche detto a mia mamma, e sì che conosce Drew da quando siamo diventati wrestler. Cercavo di convincerla a venire allo show e lei continuava a dire “No, dai, vengo al prossimo”… Volevo dirle che Drew sarebbe tornato, se gliel’avessi detto sarebbe venuta. Il giorno dopo mi ha chiesto perché non gliel’avevo detto ma sono troppo testardo, non volevo dirlo assolutamente a nessuno. E siamo riusciti a fare una grande sorpresa a tutti.

Voglio dire, come si fa a tenere un segreto nel mondo del wrestling? E tra l’altro al periodo Drew era al centro dell’attenzione di tutti, era appena stato rilasciato dalla WWE. Non so come abbia fatto ad arrivare dagli Stati Uniti ala Scozia e poi a venire fino a Glasgow la sera dello show senza che nessuno lo notasse. Quando è arrivato si è chiuso in camera per due giorni, non usciva di casa perché nessuno lo vedesse, temeva che il fatto che era in Scozia finisse su Facebook, e che la gente cominciasse a tratte conclusioni.

 

WtW: C’era chi l’aveva immaginato però.

JJ: È logico, ma…

 

WtW: …ma nessuno lo sapeva per certo, nessuno credeva davvero che sarebbe stato presente.

JJ: Esattamente. Di sicuro la gente si chiedeva se sarebbe mai tornato in ICW, ma erano solo teorie. Sono d’accordo, non credo che nessuno credesse che sarebbe stato lì quella sera finché non si è tolto il cappuccio. È stata una grande sorpresa. E ha avuto i tempi giusti, quando è uscito non ha lasciato al pubblico il tempo di capire di chi si trattasse prima di rivelarsi. E il pubblico è andato via di testa.

È stato un grande momento, anche per me. Avrai notato che mi emoziono per molte cose; il wrestling è tutto per me, è tutto quello che conosco da quando ho finito la scuola, quindi… quando riesci a fare qualcosa di davvero speciale, soprattutto se sei coinvolto personalmente, è la cosa più bella del mondo.

 

WtW: È stato un momento davvero enorme.

JJ: E tutto è stato organizzato all’ultimo secondo. Anche i tre che erano sul ring con me, lui e Renfrew [BT Gunn, Dickie Divers e Darkside James Scott] l’hanno saputo pochi istanti prima. Qualcuno, probabilmente Dallas, ha detto loro: “A proposito, c’è Drew, ecco cosa succede adesso. Ora via, veloci, salite sul ring”.

 

WtW: E Drew come ti è sembrato, in quel momento?

JJ: Era stato via tanto a lungo, aveva il lavoro migliore nel mondo del wrestling… non la posizione migliore nel roster, certo, erano tante le cose che non gli piacevano, ma comunque era una Superstar della WWE, lavorava per la più grossa federazione al mondo. Ma vederlo di ritorno, con il fuoco negli occhi, dopo anni di tentativi e fallimenti… vederlo di ritorno, vederlo ricevere una reazione così enorme a Glasgow, in ICW, è stato meraviglioso.

Personalmente, ero molto felice di rivederlo. Voglio dire, negli otto anni che ha passato in WWE lo vedevo al massimo un paio di volte all’anno. Andavo allo show della WWE, poi ci incontravamo per bere qualcosa e doveva già ripartire.

È stato così bello rendersi conto che era l’inizio di qualcosa di grande. È stata una bellissima serata.

 

WtW: Il feud che hai avuto contro Drew non è stato particolarmente lungo, ma è stato incredibilmente intenso. In tutti quei promo che vi siete scambiati, dicevate la verità?

JJ: Sì. La cosa più importante per me in quel periodo era che tutto ciò che dicevo doveva essere vero, che ti piaccia o no. Tifami, fischiami, non mi interessa. Prova ad ascolta quei promo e dimmi che avevo torto: non puoi, perché sono stato attentissimo a non dire nulla che fosse solo suggerito dalla rabbia. Tutto quello che ho detto era controllato, stavo attento ad avere sempre ragione. Ho detto molte verità scomode.

Drew era consapevole che per farmi reagire al meglio con un promo, per farmi davvero infiammare, doveva farmi girare le palle. E l’ha fatto. E io ho fatto lo stesso a lui. Ho detto qualche verità scomoda, quelle che tutti avrebbero voluto rinfacciargli, ma quello con il microfono ero io. Forse l’ho ferito, ma sa perfettamente che avevo ragione. Avevo ragione in tutto e per tutto.

Ma quel periodo mi ha prosciugato emotivamente, nel periodo precedente al match aveva cominciato davvero a pesarmi. Influenzava la mia vita, le mie amicizie, il mio umore… non riuscivo a pensare ad altro.

A parte qualche match specifico, quella serie di promo che ho scambiato con Drew è la cosa di cui vado più fiero nella mia carriera da wrestler. Non sembrava nemmeno più wrestling, non sembravano promo. Cominciava a sembrare tutto vero, per noi lo era. Se cominciavamo a sentirlo noi, per forza doveva sentirlo anche il pubblico. Nulla era preparato in anticipo, solo noi sapevamo quello che avremmo detto.

Eravamo al punto che la linea che separa Drew Galloway la persona e Drew Galloway il wrestler era molto, molto sfumata. Mi ha chiamato per nome, perché la linea tra la persona e il personaggio era quasi sparita. Non sapevamo per certo con chi stavamo parlando.

Non preparavo i miei promo nel detaglio. Una sera, a Edimburgo, sono arrivato in ritardo, sono entrato che la mia musica stava già suonando. Dallas mi ha dato il microfono, e non avevo nulla in mente. Alla fine ho parlato per 14 minuti, mi arrabbiavo sempre di più.

A quel punto il nostro feud ha cominciato a essere notato. Paul Heyman l’ha menzionato su Twitter, Bret Hart voleva sapere come sarebbe andato a finire, ne ha parlato anche Stone Cold… se gente così comincia a notare quello che fai, vuol dire che lo stai facendo bene, no? E secondo me siamo stati notati perché era tutto vero.

 

WtW: Appena Drew è tornato, alcuni dei fan della ICW hanno cominciato a fischiarti, ad andarti contro. Perché, secondo te?

JJ: Alla fine secondo me i fan erano metà per me e metà per lui. Il giorno dopo che Drew ha vinto il titolo, poi, tutti si sono messi contro di lui. Non ho idea perché.

 

WtW: Parliamo ora del giorno dell’incontro. Come ti sentivi, e cosa è successo a parte ciò che abbiamo visto accadere sul ring?

JJ: Ero in macchina che andavo allo show e sentivo che sarebbe successo qualcosa di grosso. Non volevo parlare, avevo già detto a tutti di non chiedermi di fare interviste né niente quella sera. Io e Drew eravamo “nella zona” quella sera.

Poi abbiamo fatto il match e…

Sai una cosa? Lottare al Barrowlands era un mio sogno. Non ci avevo mai lottato e per me è un posto speciale, i miei nonni si sono incontrati lì, quindi… senza il Barrowlands non si sarebbero mai incontrati, mia mamma non sarebbe nata e quindi non ci sarei neanch’io. Pare una stupidaggine, ma mi sentivo come se stessi chiudendo un circolo. E poi era anche l’anniversario della morte della mamma di Drew. C’era la mia famiglia presente, e la sua… è stata una serata fantastica, davvero speciale. È stato bellissimo poterla condividere con il mio migliore amico, pensando “Ce l’abbiamo fatta”. Mi sta venendo la pelle d’oca anche adesso a raccontartela.

 

Emozionante, senza dubbio. Ci risentiamo presto, con Jack Jester che ci racconterà di cos ha fatto subito dopo quel match… e del wrestling hardcore.