Quello di cui vorrei parlare oggi è uno dei tantissimi fattori che si riscontrano in tanti di noi, anche se purtroppo non in tutti: la passione, le emozioni come principale reazione che suscita il nostro amatissimo sport, e quell’impegno che si proietta nel creare uno spettacolo che soddisfi la mente e racconti una storia, non al fine della sola esaltazione dell’ego.

L’appartenenza a una nicchia è evidente, nessuno ha contratti stratosferici ed entrate economiche cospicue, la media è tale che risulterebbe difficile prendersi una bicicletta; i guadagni migliori, se ci penso bene, mai avuti da il Sig. Qualunque (nb: parlo anche e soprattutto del sottoscritto) sono tali che quando le paghe sono alte bastano per un pacchetto di condom da usare con una succulenta creatura della zona geografica di Valentino Rossi ed il kit medico di primo soccorso per curarsi dai match fatti con il compagno di battaglie, di allenamenti e viaggi, spesso prolungati per ore ed ore, la domenica mattina e/o il sabato pomeriggio. Ogni tanto ti va bene, riesci a ricavarci la cena o una birra, spesso sei un mediano e sei consapevole che la gratitudine mostrata, il rispetto ottenuto ed il clima sono quello che più ti ha ripagato di ogni sforzo. Perché nel nostro sport è così, quando di solito due amici nelle ore di non lavoro si trovano per alcolizzarsi, quei due, cioè noi due, ci troviamo per cadere su assi di legno, prenderci a calci/schiaffi sul petto e rotolarci per terra fino a sembrare una coppia di fatto. I miei momenti di allenamento più costruttivo sono in compagnia dell’amico. Nel caso del Kazzone, è il tempo investito in palestra con l’amico contrario all’ermetismo, lui e le sue idee malsane di mischiare tutto insieme, lo spot di lucha libre con lo spot di puroresu ed altre attività apparentemente dissociate tra di loro, su un ring per anni non usato da chi ne era materialmente proprietario ma probabilmente non ha voglia di passarci del tempo per migliorarsi, nella località di Bergamo, o il fratello di Lecce, tanto simili quanto diversi nelle sfumature.

In un contesto nazionale in cui è raro trovare persone in grado di comprendere la tua passione, bisogna avere la giusta consapevolezza di essere il Sig. Nessuno, il Sig. Cazzo di Nessuno, e lo rimani anche quando secondo alcuni sul web vali una media di 7 ½ o 7 +, valori poi del tutto soggettivi, anche perché non segni reti, non raggiungi traguardi se non emotivi, ma in cuor tuo, nella realtà concreta dei fatti sono loro, gli estimatori, i ragazzi al di fuori del quadrato che valgono 10 su 10 per esserci venuti a vedere, per aver contribuito agli esborsi economici dei tuoi amici con l’obiettivo di fare un prodotto interessante.
Se tu sei uno di noi, uno di quelli che ci crede, sei felice se sono in tanti a supportarti, soprattutto quando aiuta a sostenere le irrisorie risorse finanziarie, anche se poche, perché di base questo sogno, non è irrealizzabile come andate in America o in Giappone. Se qualcuno arriva in queste nazioni siamo tutti felici, ma c’è chi ha già una professione, una compagna, una famiglia da cui non può emotivamente allontanarsi e in tanti abbiamo la folle idea di produrre un qualcosa di indipendente, interessante e competitivo nel paese degli spaghetti, però è come correre una maratona con un peso da 200 kg sui testicoli in un sistema fin troppo dittacalcistico.

Il fine della gente razionale che condivide il tuo sogno, con origini geografiche di Lissone, Tortona, La Spezia, Sicilia e tutta Italia, gente con la quale portare avanti un progetto, si concretizza nel piccolo evento fatto bene a detta di chi si gusta il prodotto finale: Vox populi, vox Dei.
Il problema che si può incontrare è che alcuni si sentano superstar; la realtà è che bisogna prima di tutto essere professionali in come si fanno le cose, perché dal punto di vista di professione con reddito, economicamente si è solo ricchi di questo nodoso bastone e ci si accorge di questi soggetti pieni di ego ma anche di areofagia cerebrale. Anche nelle piccolezze alcuni di loro non sono collaborativi alla buona riuscita del progetto, dalla parte prettamente manuale del montaggio dello strumento, di quello che da lontano sembra un palcoscenico e da vicino è un fottuto ammasso di ferro e corde. Ti ci schiacci anche un dito dentro i primi tempi che posi le assi, bestemmiando come Mosconi, ma alla fine ti sembra dolce e ti dà emozioni, quasi simili ad un Bed and Breakfast di Longiano (ovviamente quasi, nella vita sola una bionda può rendere superiore un letto di un ring, anche se spesso la bella creatura crede tu sia più attratto dalla seconda).

Se questi autoproclamati divi aprissero gli occhi, si accorgerebbero di essere nella schiera dei Sig. Nessuno. Spesso passano ore sul web, e lì i soggetti più dementi non si fanno neanche chiamare per nome. A loro importa solo del loro status, delle cinture, campione del nulla o ammirato da quattro, quattro di numero intendo, ma più spesso si tratta solo di due trainee. Poi ci sono gli altri, quelli che portano avanti i progetti seriamente in gruppo, i gregari: siamo sempre alla ricerca personale del miglioramento concreto, sia verbale sia corporeo, attraverso il teatro fisico e la danza da quadrato; della vittoria di gruppo accompagnata a quella legata al fine, una sorta di bene comune. Non ci si può sentire divi, testine della fungiazza venosa, perché così ci si allontana dal fine e si dà adito in maniera drastica alla visione tipica del mediocre, che è clownesca, di ciò che proponiamo, stravolta dal suo contesto originario, presente in tutto il mondo. Purtroppo la realtà vera e non acquisita ancora nel paese della violenza negli stadi è il valorizzare la meritocrazia di un atleta-intrattenitore, c’è però chi ti rincuora, comprende i nostri sforzi e quello che realizziamo diventa “altro” in chiave seria, pur abbracciando in alcuni contesti il lato comedy.

Tutto questo è uno spettacolo di magia fantastica.

In una dimensione assoluta di gioco, magia e sollecitazione di immaginazione e fantasia, lo spettacolo cerca di unire un contesto praticato da atleti alle tematiche teatrali delle più disparate. Questo siamo noi, questo è quello che offriamo a molti di loro.
Ora il Sig. Nessuno andrà a vedersi un match della Dragon Gate, oppure a farsi un workout nella palestra creata in casa, o andrà a cagare… perché si ha l’umiltà di mandarsi da solo a cagare quando si capisce di aver fatto qualcosa di non giusto. Non sono nobile, se non di animo… probabilmente la prossima volta vi potrei parlare di un ragazzo fortunato economicamente che acquista un ring da wrestling e dovrebbe avere la responsabilità di gestire un gruppo, ma dice apertamente di fregarsene del pro wrestling e preferire il calcio, oppure di gente che racconta di avere il cancro per ottenere dei banalissimi push, siccome i suoi meriti e talenti sul quadrato sono inesistenti…

Luca Arosio, Kyo Kazama