I got long sideburns, And my hair slicked back
I’m gonna do your town in my pink Cadillac
I’m just a Honky Tonk Man !

Dal 13 Giugno 1987 al 29 Agosto 1988, in altre parole per un anno, due mesi e 27 giorni (454 giornate in totale) Roy Wayne Farris ha spopolato nella WWE portando in giro i suoi accordi strampalati e le sue improbabili canzoni, con l’incredibile gimmick nota come “Honky Tonk Man”.

Sono del parere che il personaggio “larger than life” dell’emulo di Elvis Presley, sia una macchietta che apprezzi solamente dopo anni: è difficile che un tifoso, un ragazzino desse attendibilità ad un wrestler che per mantenere la cintura si faceva volutamente squalificare o contare fuori in tre quarti dei match che combatteva. Onestamente sembrava improbabile che un personaggio del genere resistesse nel tempo.

Tra le altre cose, Roy Wayne Farris non è propriamente un uomo molto accondiscendente. Nel suo libro “Controversy creates Cash”, Eric Bischoff ammette senza girarci troppo intorno che tra i vari licenziamenti da lui compiuti quello di Honky Tonk Man fu quello che gli diede più soddisfazione personale: lo stesso wrestler, chiamato a commentare quest’uscita, rispose ricordando che per lui era un onore giacché considerava l’ex boss della WCW al pari di una nullità, addirittura nemmeno degno di “tenere su le mutande a Vince Mc Mahon”.

Anche con la WWE in rapporti non sono di certo sereni e distesi: nel 2010 Honky Tonk Man ha rifiutato un posto nella Hall of Fame. Molti dei suoi colleghi, inoltre, non conservano grandi ricordi di lui: Farris era infatti solito portare la feud sul personale e sulla vita reale per (a suo dire) renderla più realistica. Negli anni, gente come Roddy Piper – Hulk Hogan – Bret Hart ed altri hanno spesso rilasciato commenti ben poco lusinghieri nei suoi confronti.

Eppure il suo personaggio è ancora ricordato con affetto tanto che, nel suo ultimo stint in WWE nel 2008, fu il più votato al PPV Cyber Sunday per affrontare l’allora campione intercontinentale Santino Marella: Farris vinse il match per squalifica, e nelle settimane successive si divertì a tormentare il detentore della cintura in quello che fu il suo miglior run come face all’interno della federazione dei Mc Mahon.

Se devo essere sincero, io stesso sono rimasto basito quando ho avuto voglia di scrivere questo Vintage lui dedicato: eppure credetemi, come diceva Gorilla Monsoon questi personaggi (un po’ come quello di The Mountie, interpretato da Jacques Rougeau) sono quei “cattivi che adori odiare”. Atleti cosi fortemente caratterizzati, talmente paradossali da sembrare finti, ma dei quali poi ti rendi conto di quanto siano importanti per l’economia di uno show: spesso infatti l’heel più codardo e meschino, è quello che finisce col fare la fortuna del face che incrocia la sua strada.

Pensiamo infatti a Summerslam 88, data in cui il sosia di Elvis Presley perse il titolo intercontinentale in poco meno di un minuto da Ultimate Warrior: siete così sicuri che se il Guerriero avesse fatto il suo squash contro un anonimo (non me ne vogliano i suoi fan) campione come lo fu (anni dopo) Bad News Barrett avrebbe avuto lo stesso effetto? Lo stesso Farris ha sempre dichiarato: “Ho combattuto tante volte al Madison Square Garden, ma quella sera il boato quando venni sconfitto fu incredibile. Avevo capito di aver fatto un grande lavoro”.

Avendo avuto modo di conoscere svariate leggende, la mia idea è che quando una persona mette tutto se stesso in quello che fa riceve sempre e in ogni caso un riscontro: nel 2006, quindi già all’età di 53 anni, Honky Tonk Man ha combattuto in 81 show di wrestling svoltisi in sei differenti paesi ed anche oggi il suo scheduling non è molto diverso da quello di un combattente in attività.
Detto questo, credo che questo omaggio al wrestler più “cool – cocky and bad” della storia possa terminare qua: se solo vi ho incuriosito un pò, non fatevi problemi a farmelo sapere

Grazie ed alla prossima!