Bene, rieccoci con il WtW Forum. Ci ritroveremo “voci” che avete già letto la settimana scorsa, altre se ne sono aggiunte, qualcuno ha deciso di saltare questa settimana.

Se vi interessa partecipare o se volete scoprire chi sono quelli che già sono stati presentati nella scorsa “puntata”, leggete il WtW Forum della settimana scorsa QUI.

I due che invece non avevano partecipato la settimana scorsa sono due redattori di questo sito. Anzi, il direttore del sito e il curatore di questo stesso forum.

Gianmarco Dessalvi, 24 anni, direttore di WTW e scopritore di wrestling.

Marco Piva, redattore di We The Wrestling, telecronista di ICW Fight Club in italiano e dell’ASCA in inglese.

La domanda che avevamo posto a tutti era questa, buona per fare conoscenza:

Quali sono i momenti più importanti nella vostra vita di appassionati di wrestling?

Vediamo che risposte sono arrivate.

Fabio: Citerò i tre fatti più importanti:

1) aver partecipato ad un evento di wrestling italiano vicino a casa mia; in quel momento ho potuto capire che non esistevano solo “quelli che vedi in tv”, ma anche atleti nostrani che ti sapevano intrattenere e che sapevano anche proporre un buon prodotto. Da lì, ho sempre più aumentato la conoscenza del wrestling italiano ed europeo;

2) l’avvento dell’ASCA, che ha saputo proporre quello che ritengo il miglior show mai visto sul suolo italico (e probabilmente anche il secondo) e che ha saputo dimostrare come con la passione e la competenza si può costruire qualcosa di enorme;

3) l’aver assistito, dalla prima fila, al match fra Ospreay e Scurll in RevPro. L’unico match in vita mia che ho valutato come 5*. Un’emozione unica.

Lorenzo Fanti: I miei monenti più importanti sono stati la vittoria del titolo di Eddie Guerrero contro Brock Lesnar dove ha sovvertito tutti i pronostici e i grandi match di Kurt Angle (spero sempre in un suo ritorno in WWE!)

Pikkagne: Personalmente il momento più importante della mia vita da appassionato di wrestling è stata la svolta avvenuta ormai un paio di anni fa, quando decisi di iniziare a seguire altre federazioni oltre alla WWE. In poche parole, per farvela breve ero un admin di una pagina Facebook (che ora è andata un po’ a morire) dove si parlava di wrestling e principalmente di WWE. Erano i periodi in cui seguivo con costanza Raw, Smackdown e i PPV mensili… da ormai 5 anni andava avanti così (con alti e bassi) e dopo un po di tempo ho iniziato a stancarmi: solite storyline, soliti match, pochi momenti “veramente belli”, pochi match “veramente belli” e insomma, un prodotto che rasentava la sufficienza senza mai – eccetto pochi casi particolari – eccellere. Ne parlavo con un mio amico (fondatore della pagina Facebook) che poi scoprii fosse un membro di Indyvidui (non sto qui a dirvi di cosa si tratta) e in men che non si dica mi trovai parte di questa splendida community dove iniziai a seguire di TUTTO, dal Giappone all’Europa, dall’America al Canada, insomma un periodo bellissimo per il sottoscritto e in generale per un appassionato della disciplina. Inizialmente lo ritenevo un tempo extra che utilizzavo quando non seguivo la WWE, poi ovviamente la federazione di Stamford inizia a diventare sempre meno presenta nella mia vita e quindi inizio a togliere Smackdown, poi tolgo Raw iniziando a vedere solo i PPV, poi tolgo i PPV minori e inizio a vedere solo i big, poi tolgo anche i big e inizio a vedere solo i match che mi interessano (oltre a guardare NXT che nel bene o nel male offre sempre bei match). Insomma questo è quello che ritengo un periodo cruciale nella mia storia di appassionato senza il quale oggi non starei qui a parlare di PROGRESS, PWG, ROH, ICW ecc…

Marco Piva: Ci sono tre momenti chiave per me.
Il primo è stato il bodyslam di Hulk Hogan ai danni di André the Giant a Wrestlemania III, quando ho cominciato ad appassionarmi.

Il secondo, il volo dalla gabbia di Mick Foley/Mankind in quell’Hell in a Cell contro Undertaker.

E il terzo, quello che mi ha fatto capire che il wrestling poteva ancora stupirmi e darmi grandi emozioni, il turn di Chris Renfrew in ICW nel 2013, quando ha riformato la NAK con BT Gunn; ne ho già scritto qui. Ero a bordo ring, e nel filmato si vede il mio volto completamente perso e incredulo. Credo che basti.

Sì, curo la rubrica quindi mi permetto di inserire nella mia risposta un link a un mio vecchio articolo, denunciatemi, bbelli [pure con la doppia B]!

Gianmarco Dessalvi: Il momento più importante della mia vita d’appasionato, rimane la vittoria del titolo WWE da parte di Eddie Guerrero nel 2004. Poi, sicuramente WrestleMania XXX e Daniel Bryan sull’apice del mondo. E penso di poter includere ROH/NJPW War Of The Worlds 2014, con Kevin Steen vs Shinsuke Nakamura, che mi ha aperto il mondo delle indy.

EMG: 30 anni di wrestling sono tanti… veramente tanti… Trovare un momento… quel momento o quei momenti mi risulta veramente difficile… Peró c’è una cosa curiosa relativa alla mia persona. Chi mi conosce sa che non sono un Mark e che giudico il wrestling in modo estremamente freddo… (lo so è un peccato)… Però c’era un lottatore che adoravo e per il quale “fin dal nostro primo incontro” ho una nutrito una passione infinta… Chi é?… Christian… Sì, avete letto bene, Christian… (in realtà ce ne sarebbe un secondo… un certo Billy Kidman… ma sorvoliamo). Non chiedetemi il perché, alchimia, empatia, usate la parola che desiderate. Capitan Carisma è sempre stato un lottatore sottovalutato, nonostante i successi ottenuti… una frustrazione peró lo contraddistingueva… Non essere mai riuscito ad ottenere il titolo più prestigioso della WWE. La sua carriera stava terminando e le sue speranze erano ridotte al lumicino… Poi come nella vita di chiunque di noi il destino cambia ed il suo cambia per la disgrazia del suo adoratissimo compagno fraterno Edge. … Esatto… Edge è costretto al ritiro,  la cintura diventa vacante… e se la contenderanno Alberto del Rio e proprio Christian in un ladder match (la WWE ama a volte creare storie da libro Cuore)… Fasi finali del match… un clacson risuona nell’arena distraendo ADR… quel clacson lo suonerà Edge… per aiutare l’amico a compiere la sua scalata verso il suo paradiso… Quei momenti sono stampati nella mia memoria con un marchio a fuoco…l’emozione è incredibilmente visibile negli occhi di entrambi…A volte il Wrestling è vero anche nelle emozioni dei protagonisti.. A volte il wrestling non è sempre finto… SEMPRE CHE LO SIA.

Cuky: Domanda molto interessante, anche perché sono certo che, pur partendo con una determinata idea, la risposta cambierà nel corso della sua scrittura e – poco ma sicuro – mi dimenticherò di qualche momento chiave di cui avrei voluto parlare sin dall’inizio.

Allora per evitare di perdere alcune cose per strada, parto con la menzione d’onore che risponde al nome di ASCA – Super 8 Cup 2015. Perché di fatto è il primo show di wrestling europeo indipendente che ho seguito dal vivo. Prima di allora, avevo visto il wrestling live solo una volta, a Milano, durante un house show di Raw (a cui partecipò tra l’altro Daniel Bryan, che allora non era ancora diventato il padrone indiscusso del cuore dei fan. Muoveva ancora i primi passi nel main roster). Vedere dalla prima fila, praticamente incollato al ring, uno show di qualità come la Super 8 Cup ed essere ad un passo da grandi wrestler come Zack Sabre Jr., Trent Seven, Jimmy Havoc e i nostri grandi talenti italiani, mi ha dato una scarica di adrenalina non indifferente. Mi ha fatto sentir parte di un mondo dal quale non volevo più allontanarmi e del quale mi sento completamente parte da un anno ad oggi. E’ uno show che mi resterà sempre nel cuore, aldilà della grande qualità in ring dei singoli match: quello che mi resterà dentro, è stato l’aver realizzato un mio sogno e sentendomi direttamente protagonista di quello show, visto il clima infuocato che abbiamo creato per tutta la serata.

 

Andando con ordine nei momenti più importanti della mia vita da appassionato di wrestler, cito:

 

1) Royal Rumble 1992: di fatto il primo evento che ho visto “in chiaro”. Italia 1 lo trasmise in prima serata un paio di settimane dopo il live americano. Ho avuto la fortuna di incrociare, dunque, la miglior Royal Rumble di sempre con uno starpower a dir poco eclatante e con il premio ghiotto del titolo mondiale e non di una shot a WrestleMania. All’epoca il wrestling faceva già parte di me: conoscevo i wrestler, avevo buona parte delle action figure, ma purtroppo era l’epoca del passaggio da Italia 1 a Tele +, quindi la visione in chiaro degli episodi pomeridiani non era più garantita. Invece, in via del tutto eccezionale, Italia 1 ottene la slot di poter trasmettere questa Rumble ed io, un bambino di sette anni, ebbi pieno controllo del salotto di casa, appassionandomi agli ingressi dei singoli wrestler, convinto che, alla fine, avrebbe vinto Hulk Hogan o al massimo Macho Man. Vinse Flair: non fui contento del vincitore, ma dentro di me c’era già la felicità di aver potuto vedere un evento così bello in prima serata.

 

2) La morte di Eddie Guerrero: si salta di molti anni in avanti. Sono all’università, è un normalissimo lunedì mattina ed io sto finendo di fare colazione prima di andare a prendere il treno, che mi avrebbe portato a Pisa. Sullo schermo della tv accesa, come da tradizione, c’è il telegiornale mattutino. Si arriva all’ultima notizia, generalmente quella di sport. SBAM: la faccia di Eddie Guerrero appare sullo schermo accanto al cronista. “Il wrestler Eddie Guerrero è stato trovato morto nella sua stanza d’albergo…” Buio totale nella mia mente. Non ho mai conosciuto Eddie dal vivo, non ho mai avuto questo piacere: Eddie entrava nelle case di ogni appassionato di wrestling il sabato pomeriggio dagli episodi di Smackdown: Eddie andava aldilà della telecronaca in italiano; ad Eddie bastava un sorriso per amarlo, così come gli bastava mantenere una faccia seria per farsi odiare nel suo stint da heel, come stava facendo poche settimane prima di morire. Tornò face giusto in tempo per lasciare un ricordo positivo – in chiave mark ovviamente – al pubblico che tanto lo amava. Eddie è stato una grandissima perdita per il mondo del wrestling. Forse è stato il primo wrestler deceduto in un’epoca in cui tutti si stavano appassionando al wrestling come ad inizio anni ’90. Per questo la sua morte ha avuto così tanto clamore, complice anche il fatto di essere fondamentalmente l’atleta più amato della WWE di quel momento. Quando penso ad Eddie, ricordo la vittoria del suo primo titolo mondiale contro Lesnar; ricordo la storica frog splash dalla cima della gabbia contro JBL: emblema perfetto di quello che era Eddie sia nell’ottica kayfabe che no. Un uomo che aveva lottato contro i suoi demoni e che si metteva in prima linea per regalare un momento di felicità ai suoi fan. Lì la scelta era semplice: fuori dalla gabbia e via col titolo nuovamente alla vita, dentro la gabbia per uno spot storico. Eddie scelse il secondo: ci stava nell’ottica storyline, ma soprattutto ci stava nel raccontare la storia di un uomo che amava il wrestling, amava quello che stava facendo perché lo stava riscattando e amava dare il massimo in ogni match che lo vedeva protagonista.

 

3) La scoperta del mondo indies e del mondo europeo. Concludo qui il mio iter nei momenti chiave della mia vita da appassionato perché questo è lo step definitivo e forse più significativo che mi ha portato ad essere il fan affamato di wrestling che sono adesso. La mia è una fame, che però non definirei vorace…perché forse nella voracità non si gustano molto bene i sapori. La mia fame è una voglia di scoprire, di sapere sempre di più, di conoscere gli aneddoti, di conoscere nuove federazioni e capire quanto mi possano piacere. Conoscere le caratteristiche e capire che, in alcuni momenti, vadano bene determinate federazioni e in altri il mio gusto vada a cercare altrove. In principio fu la ROH, che arrivò dopo l’insoddisfazione nel vedere il booking della TNA rovinare i PPV che più aspettavo; nel vedere match promettenti trasformati in qualcosa sempre a metà. Dalla Ring Of Honor ricevetti in regalo gente come Bryan Danielson, come Nigel McGuinness, Austin Aries, Davey Richards, Tyler Black e soprattutto la bellezza di godersi un feud lungo un anno tra Kevin Steen ed El Generico, con l’assoluta capacità di mantenere la tensione della rivalità senza mai diminuirla per poi farla esplodere in quel Fight Without Honor, che è un capolavoro di narrazione. E da lì sono arrivate a valanga le altre federazioni, scoprendo quanto potessi ampliare il mio universo di wrestling con l’unico danno collaterale di non sapere più da che parte girarmi per la grandissima quantità di cose da vedere: PWG, CHIKARA, EVOLVE, ci fu anche la DGUSA prima che chiudesse. E poi, da un anno e mezzo, sono approdato nel meraviglioso mondo delle federazioni europee: la nuova frontiera del wrestling, tant’è che non è un caso se le federazioni americane e nipponiche cercano di accaparrarsi il prima possibile i booking dei singoli atleti. L’Europa è stato il tassello mancante nel mio amore per il wrestling: non saprei neppure farvi capire il perché. So solo che quando guardo uno show europeo, sento un interesse sempre vivo. Un hype che non scema e che diventa sempre più crescente. Posso vagare dalla PROGRESS, alla RevPro, alla comicità assurda della Attack Pro, a qualche match della SWE fino ad arrivare alla più oscura e tagliente Insane, che il mio io da fan di wrestling si sente appagato: più che per una questione di wrestling – di qualità alta – è forse un legame che mi unisce più ai singoli wrestler: capaci, carismatici, impegnati a migliorarsi e ottimi nell’affermarsi per le loro singole capacità, creando un legame quasi indissolubile col pubblico.

Sono consapevole di non aver dato fondo alla spiegazione di come mai il wrestling europeo abbia questo fascino su di me, ma credo che alcune passioni possano essere spiegate soltanto vivendole, sentendole e il fatto di non poter avere parole per spiegarle, rende ancor meglio l’idea di quanto una passione sia viva e non sia tramontata.

Si può chiudere con una citazione da uno dei miei film preferiti, che è American Beauty: “Non avete la minima idea di quello che sto dicendo, ne sono sicuro. Ma non preoccupatevi: un giorno l’avrete”.

 

 

Eccoci quindi. Qualche risposta stringata, qualcuna più precisa e dettagliata, tutte interessanti.

Quale sarà la prossima domanda? Tornate a trovarci e lo scoprirete!