Le cose più belle sono quelle che riescono ad apparire magiche agli occhi dei tifosi, e spesso sono ricordate semplicemente come “belle” senza che ci sia un vero motivo: le amiamo per la loro semplicità e perché rispondono a quello che vogliamo vedere. La cosa più strana, però, è che spesso (come recita un vecchio adagio) le cose più belle succedono per caso: non sono né cercate né programmate, e semplicemente accadono. Non ci credete? Seguitemi dunque e capirete che la WWE, più di una volta, ha visto nelle sue top storyline l’aiuto di un fato benevolo.

Nell’immediato presente pensiamo a Dean Ambrose che, come giustamente rilevato dall’amico Gennaro nel WWE Week di alcune edizioni fa, ha ridato vita agli ultimi show WWE caricandosi sulle spalle la storyline principale e diventando la variabile impazzita, un piccolo-nuovo Stone Cold (seppure con le dovute differenze): perché è successo? Beh, palo di legno Roman Reigns si rompe e serve qualcuno che subentri nella guerra tra i buoni e l’Authority: il “Lunatic Fringe” col suo istrionico modo di fare calamita su di se l’attenzione e si prende il main-event di Hell in a Cell in coppia con la sua nemesi storica, Seth Rollins. Chapeau! Non vado volutamente oltre su questa situazione dovuta al caso, essendo comunque ancora nel pieno del suo svolgimento, ma preferisco invece prendere e analizzare altri casi simili a questo nel modo in cui si sono proposti.

Andiamo dunque indietro progressivamente, e facciamo il primo stop a dieci mesi fa: CM Punk fa la performance della vita alla Royal Rumble, anche se da qualche tempo la sua testa e il suo cuore sono altrove. Non stiamo a indagarne i motivi, ma la vittoria di Dave Batista fa capire al “Best in the World” che le porte del main-event sono chiuse. CM Punk lascia la WWE, e i piani per il suo match a Wrestlemania contro HHH saltano in aria in pochi secondi. Contemporaneamente, il pubblico di tifosi WWE non nasconde il suo disappunto per il fatto che Daniel Bryan non ha nemmeno combattuto nella rissa reale, che ha invece visto trionfare un wrestler che pare non avere più appeal sulle masse: due bei problemi! Ed ecco scoccare la scintilla per un’idea che si rivelerà vincente: sarà Daniel Bryan a sostituire CM Punk a Wrestlemania, con in più la possibilità di unirsi al main-event dell’evento e combattere per il titolo assoluto. I risultati ve li siete goduti tutti nella notte tra il 6 ed il 7 di Aprile di quest’anno, quando nella cornice di Wrestlemania 30, Bryan abbatte l’Authority e conquista il WWE Title. Se riavvolgete il nastro, però, fa davvero impressione rendersi conto che senza la contestazione a Batista, e se Punk fosse rimasto in federazione, la storia sarebbe andata in un altro modo.

Spostiamoci ora ancora più nel passato: correva l’anno 1993. “I had a really tough match earlier with IRS and his partner Ted DiBiase, and it was kind of like a fluke that I would come out during the main event. Bret was kind of like directing me to get back in the ring and take care of business. It was a very lucky moment for me, but I was happy to have the shot.” Con queste parole, Hulk Hogan descriveva il suo Wrestlemania Moment in cui aveva sorprendentemente conquistato il titolo WWE. Ahimè, quello che però davanti alle telecamere sembrava bello e sfolgorante, in realtà sullo sfondo nascondeva una situazione ingestibile. Hogan era tornato in WWE dopo una lunga assenza dovuta soprattutto allo scoppio della bomba “steroidi” e al processo che coinvolgeva il dottor Gorge Zahorian, Il suo nome era comunque una sicurezza, il suo carisma innegabile: ma qualcosa nel meccanismo “recita le tue preghiere e prendi le tue vitamine” si stava inceppando. Vince Mc Mahon, forse per mantenersi lontano dalle illazioni, aveva deciso che quella vittoria avrebbe portato Hogan contro Bret Hart a Summerslam, con quest’ultimo pronto a riprendersi il titolo. L’Immortale aveva però altre idee: la sua prima apparizione dopo la vittoria col titolo WWE fu nell’IWGP in Giappone, e addirittura non si vide dal vivo fino alla sconfitta a King Of The Ring con Yokozuna. I piani originali erano ormai saltati: il top-face era in rotta di collisione con la federazione e se ne andò, il main-event di Summerslam era saltato in aria. Come costruire un main-event credibile, con un campione che non era previsto tale e senza un top-face? Ed ecco arrivare l’uomo giusto al momento giusto: Lex Luger. Il 4 Luglio, durante la festa nazionale Americana, il perfido campione assoluto aveva umiliato tutti gli americani e sembrava indistruttibile. Ma ecco arrivare da un elicottero lui, il forzuto Lex: sale sul ring, abbatte Yokozuna, e sfida il colosso ad un match per il titolo. Parte il Lex Express, il “Let me be your hero” ed ecco il main event di Summerslam 1993 ed un nuovo acclamatissimo babyface.

Per ora mi fermo qui: ma di casi ce ne sarebbero mille altri. Basti pensare all’incidente di Brutus Beefcake che lanciò Ultimate Warrior al suo primo titolo intercontinentale, il clamoroso infortunio sul ring di Steve Austin che rese più aspra la feud tra Owen Hart e lo stesso Rattlesnake: insomma, diciamo che l’espressione “il caso ha voluto che” non sarà nata su un ring WWE ma di certo ci si trova parecchio a proprio agio.

Alla prossima!