“E’ un bravo giocatore: attaccante completo, forte di testa, discreto coi piedi, la sa tenere… sa fare sponda. Eppure sembra sempre gli manchi quel qualcosa, lo capisci vedendolo sul campo”. Quante volte abbiamo sentito, descrivendo un calciatore, frasi simili o in ogni modo pronte ad elogiare qualcuno ma a sostenere che per arrivare in alto gli servirebbe qualche qualità oltre la media? Nei tempi moderni, sintetizza al meglio questo concetto la frase della mitica Mara Maionchi “Bravo, bravo, canti bene, intonato, però per me è no”.

Già, ma a che pro abbiamo tirato fuori questa cosa? Beh, dopo Wrestlemania sembra che un wrestler che pareva avviato ad essere qualcosa d’importante e di futuribile, sia finito in una sorta di limbo da dove c’è il rischio di uscire con le ossa rotte: da tifoso di vecchia data, la definirei una sorta di “sindrome di Jake The Snake”. Chi non ricorda, infatti, il mitico Aurelian Smith, che negli anni 80 faceva impazzire le folle? Promo intensi, una sorta di carisma oscuro, una grande psicologia dentro e fuori del ring, l’uomo dietro il personaggio di Jake “The Snake” è stato a mio dire il più grande campione senza cintura della storia.

A questo destino sembra avviato Bray Wyatt, dopo la sconfitta patita a causa di Undertaker a Wrestlemania: ad essere ricordato come un gran bel personaggio, cui mancava quel qualcosa e a cui soprattutto non arrivò mai un riconoscimento a livello di titoli.

Nella carriera di Jake The Snake, sono famosi episodi controversi come quello del Novembre 1986 quando il pubblico si schierò apertamente (ed a sorpresa) in favore di Roberts in un match contro Randy Savage: oppure uno “Snake Pit” in cui la folla inneggiava a viva voce al DDT, pregando che fosse applicato su Hulk Hogan face di punta del tempo. Per chi ricorda “Guerre Stellari” è un po’ quel lato oscuro della forza cui Anakin Skywalker cede diventando Darth Fener: il problema però è che mentre nel film il lato oscuro ti domina, Jake Roberts sembrava in grado di manipolarlo a suo piacere e di coinvolgervi anche gli spettatori. La stessa sensazione la si respira coi promo di Bray Wyatt: visionari, apocalittici, quasi raccapriccianti. Alla gente però piacciono, e lo stesso personaggio è indubbiamente diventato un nome importante dell’attuale WWE.

Cosa manca, e soprattutto, cosa è mancato quindi ad entrambi per completare il loro percorso di “profeti” arrivando al massimo alloro? Indubbiamente non è facile dare una risposta univoca: Jake Roberts era un maestro, un raffinato interprete di un personaggio che avrebbe potuto essere molto più raccapricciante. Però se esternamente dava l’impressione di maneggiare con disinvoltura i suoi cedimenti al “lato oscuro”, dentro di sé veniva dallo stesso annichilito e piegato. Forse questo suoi demoni l’hanno bloccato dall’essere quel qualcosa in più.

Dov’è però il limite di Bray? Windham Lawrence Rotunda è ancora 28enne, quindi probabilmente non è all’apice della sua maturità: ma nemmeno possiamo sostenere che sia un ragazzino di primo pelo. Indubbiamente non ha (o quantomeno non sono documentati) i problemi che ha avuto in passato Jake Roberts: in quale settore quindi manca per ascendere all’Olimpo degli dei ed iniziare ad inanellare titoli? Facciamo un breve prospetto della sua carriera e cerchiamo di capirlo:
1) Vittorie di prestigio. Queste sono le note dolenti più gravi, credo: Wyatt ha vinto molti match, alcuni anche in pochi minuti. Ma esiste una feud in cui può dire di aver vinto? Ha sconfitto John Cena e Daniel Bryan, ma nel conto finale delle due faide non è stato lui il vincitore, ha tirato avanti da solo la Road To Wrestlemania con Undertaker, ma ne è uscito sconfitto. La folla può in ogni caso apprezzarti, certo, ma ama anche vederti trionfare per darti attendibilità: persino se sei un heel.
2) Un passato gestito male. Diciamo che Wyatt ne sta uscendo perché i cori “Husky Harris” che lo accompagnavano all’inizio sono ormai quasi del tutto terminati. Ma chi lo ricorda come “il bel pacioccone” con la faccia da bambino di NXT, di certo deve toglierselo dalla mente prima di pensare che Bray Wyatt sia davvero il nuovo volto della paura.
3) Una stable che non l’ha valorizzato. Ebbene si, la Wyatt Family era fatta di personaggi bizzarri ed inquietanti. Ma Eric Rowan e Luke Harper, almeno per ora, non si sono dimostrati i lupi assetati di sangue che Wyatt ci aveva descritto, e di riflesso anche il loro mentore perde in affidabilità.

Potrà quindi il sinistro Bray arrivare un giorno al successo? Oppure la “sindrome di Jake The Snake” lo attanaglierà per tutta la sua carriera? E’ difficile dirlo ora, ma una cosa posso anticiparvi: se i nuovi criptici promo dell’ex patriarca della Family sono rivolti a Sting (come sostenuto da qualcuno), la sindrome potrà solo aggravarsi.

Alla prossima!