“Mors tua, vita mea” diceva un’antica locuzione latina. In maniera più comica, affermava Diego Abatantuono nel personaggio del terruncello anni 80: “L’occasione fa l’uomo glabro”. Ora, a parte il vocabolo fuori luogo del grande Diego, quello che voglio dirvi è che il fallimento di qualcuno costituisce molto spesso requisito indispensabile per il successo di un altro.

Proprio in quest’ottica voglio leggere il grave infortunio capitato all’ormai ex WWE Champion Seth Rollins durante un house show: nell’augurare a Seth una guarigione completa e di ripartire da dove ci dovrà forzatamente lasciare per qualche mese, voglio dedicare questo pezzo a circostanze simili che hanno fatto la fortuna di altri wrestler.

Cominciamo quindi con un caso simile di infortunio, capitato nel 1988 a Brutus The Braber Beefcake: con Leslie fuori dai giochi, non c’era alcun avversario per il campione intercontinentale Honky Tonk Man a Summerslam. Ecco però spuntare dal nulla, durante il PPV, il dirompente Ultimate Warrior che pose fine al regno dell’emulo di Elvis Presley deponendo, di fatto, il primo mattone della sua carriera leggendaria.

Poco più di tre anni più tardi, il titolo intercontinentale finì nel mezzo di dispute contrattuali tra la WWE ed il leggendario Bret “The Hitman” Hart. Senza la certezza che le due parti riuscissero a raggiungere un accordo, il 17 Gennaio 1992 Jacques Rougeau (allora conosciuto come The Mountie) arrivò così a vincere la cintura raggiungendo probabilmente il punto più alto della sua carriera da singolo in WWE.

In tutt’altro senso, invece, un infortunio ha addirittura finito col rendere ancora più over un wrestler consacrandolo come il face più iconico ed anti-autorità dell’epoca: stiamo parlando infatti dell’anno 1997, con Steve Austin in rampa di ascesa per diventare il top face della federazione. Durante il suo match con Owen Hart a Summerslam 1997, però, subisce un grave infortunio al collo che rischia addirittura di lasciarlo semi-paralizzato. Per preservarlo ma non perdere la sua aurea magica, la WWE decide di farlo apparire solamente in segmenti extra ring: Steve distribuisce Stunner a chiunque, in un crescendo che arriverà fino a Vince Mc Mahon stesso.

Non voglio andare oltre, anche perché i casi non sono certo solamente questi tre: quello che voglio farvi capire è che, nonostante lo stop di Rollins sia una tegola non da poco, la WWE potrebbe avere per le mani l’occasione d’oro per dare una rinfrescata ai suoi spettacoli a 360 gradi. Un po’ come Vince Russo fece in WCW al suo ritorno nel 2000, quando azzerò tutte le faide volutamente per ricominciare da zero lanciando la famosa storyline “New Blood vs. Millionaires Club”. Chiaro che qui si tratta solo di ridisegnare il main event, ma certamente non è cosa da poco.

Non mi pare il caso di annoiarvi con 100 teorie su cosa potrebbe succedere, penso che ormai di pezzi in merito se ne sono sprecati anche troppi: indubbiamente però, l’assenza forzata di alcune superstar – il semipensionamento di altre e il poco star power di alcuni wrestler sarà sicuramente viatico di qualcosa di diverso. A favore della WWE gioca soprattutto il fatto che la stagione oltretutto lo consente. Dalla Royal Rumble in poi sarà quasi proibito sbagliare, ma fino ad allora anche qualcosa di fuori dagli schemi potrebbe essere un ipotesi interessante per sondare le acque in vista di scenari futuri.

Cercherò di essere più chiaro: non dico lanciare un pinco pallino a caso, però magari elevare un talento che già da qualche mese bazzica nel roster principale. Promuovere, per esempio, un Alberto Del Rio con la teoria dell’usato sicuro che va sempre bene sarebbe (a mio dire) un’occasione persa. Altrettanto errato, per questa ragione, credo sarebbe richiamare un part-timer o un grosso nome per tappare la falla creatasi con l’infortunio di Seth Rollins.

Chiudo quindi questo pezzo con un invito: forza WWE, è il momento di avere coraggio!

Alla prossima!